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San Rocco, protettore di Rignano Garganico.

San Rocco, protettore di Rignano Garganico

I Rignanesi da sempre sono legati al loro Santo Patrono, anche quest'anno grande sarà la festa legata a San Rocco. Il 16 agosto 2018 tutti nel più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano per omaggiare il protettore degli appestati. Il suo culto si perde nella notte dei tempi. Ecco tutta le vicende storiche che legano Rignano Garganico al carismatico personaggio cristiano venuto dalla Francia.

In suo omaggio e in omaggio della Madonna dell'Assunta (che si festeggia oggi) quest'anno oltre alle manifestazioni religiose programmate dalla Parrocchia, dal Comitato Feste e dal parroco Don Santino Di Biase, vi saranno eventi  più laici, tra cui il Cantarignano (15 agosto), il concerto serale della Ripa Forestell Band (15 agosto), della gruppo Lui e gli Amici del Re (cover band di Adriano Celentano, 16 agosto 2018) e i fuochi d'artificio (16 agosto).

Alla chiesa di San Rocco, i rignanesi ci tengono assai e non hanno mai fatto mancare il loro contributo in occasione dei vari restauri che lo hanno interessato nel corso dei secoli. L’ultima operazione di abbellimento, avvenuto due anni fa, ha visto impegnati per più giorni innumerevoli devoti e volontari in genere, in primis gli “amici di San Rocco”(arciconfraternita sorta alcuni anni fa sulle orme della tradizione) che hanno quasi gareggiato, pur di dare una mano all’abbellimento del monumento più caro al paese, per motivi di tradizione, di fede e di storia. Il ripristino ha riguardato, in particolare, il complesso delle pareti interne, compresa l’edicola centrale con nicchia, dove è allogata la statua del Santo, restaurata di tutto punto alcuni anni or sono dall’artista Nicola Di Pardo. Così pure la facciata che ha riacquistato il suo originario fascino di semplicità ed equilibrio. Non sono mancati, inoltre, leggeri ritocchi alla

balaustra e all’atrio esterno, i cui colori si erano ormai completamente spenti per via dell’usura del tempo e delle inclemenze atmosferiche. Ed ora ecco un po’ di storia del Santo e della chiesa.

La vita del Santo tra storia e leggende

Fino a qualche secolo fa di questo Santo si sapeva ben poco. L’unica notizia pervenutaci riguardava la sua santificazione avvenuta durante il Concilio di Costanza, di cui si dirà. Solo successivamente, grazie ad una sequela di studi fatti, è stato possibile ricostruire a grandi linee, il suo percorso di vita più o meno veritiero. San Rocco nasce a Montpellier fra il 1345 e il 1350 e muore a Voghera fra il 1376 ed il 1379 a non più di trentadue anni di età. La sua nascita è avvolta da leggenda. I genitori Jean e Libère De La Croix erano una coppia di esemplari cristiani. Anche se ricchi e benestanti erano dediti ad opere di carità.

Rattristati dalla mancanza di un figlio rivolgono continue preghiere alla Vergine Maria fino ad ottenere la grazia richiesta. Il neonato, a cui è dato il nome di Rocco, ha impresso sul petto una croce vermiglia. A vent’anni di età il futuro Santo perde entrambi i genitori e decide di seguire Cristo fino in fondo. Pertanto, come San Francesco, vende tutti i suoi beni e, affiliandosi al Terz’ordine, indossa il tipico abito del pellegrino (bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia) e fa voto di recarsi a Roma per pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Non si sa quale percorso abbia seguito per raggiungere la capitale della cristianità dalla Francia nel nostro Paese: se attraverso le Alpi e l’Emilia e l’Umbria, o la Costa Azzurra per scendere poi lungo il litorale tirrenico. Comunque sia, nel luglio 1367 egli è ad Acquapendente (Viterbo). Qui, ignorando i consigli della gente in fuga per la peste, il giovane pellegrino si mette al servizio di tutti presso l’ospedale del posto. Non usa medicine profane, ma tracciando il segno di croce sui malati e invocando la Trinità di Dio, ne diventa lo strumento di miracolose guarigioni. In paese vi ci resta fino al diradarsi dell’epidemia, per poi dirigersi verso l’Emilia Romagna dove il morbo infuria con maggiore violenza. Agisce in vari centri e paesi e non fa mai venire meno il proprio soccorso alle sventurate vittime della peste. L’arrivo a Roma è da ricercarsi fra il 1367 e l’inizio del 1368, quando Papa Urbano V è da poco ritornato da Avignone. Tra l’altro, il Santo si reca all’ospedale del Santo Spirito, ed è qui che si materializza il suo più famoso miracolo. Si tratta della guarigione di un cardinale, che libera dalla peste, dopo aver tracciato sulla sua fronte il solito segno di Croce. Ed è proprio questo cardinale a presentare San Rocco al Pontefice e l’incontro diventa il momento culminante del soggiorno romano, oltre alla visita della tomba degli apostoli Pietro e Paolo. La partenza da Roma avviene tra il 1370 ed il 1371. Dopo aver fatto sosta in varie città dell’Emilia Romagna, nel luglio 1371 lo troviamo ad operare presso l’ospedale di Piacenza, finché scopre di essere stato colpito anche lui dalla peste.

Non si sa se per suo volere o perché scacciato dalla gente, lascia la città e trova rifugio in una capanna situata nel bosco di Sarmato poco distante dal fiume Trebbia. Qui, incurante della sofferenza e della fame, s’immerge nella preghiera, pronto a dare l’anima a Dio. Ma non è giunta ancora la sua ora. Il disegno divino, che ha tracciato per lui la via della santità, provvede alla bisogna con un segno di insolita provvidenza. Infatti, lo trova un cane e lo salva dalla morte per fame, portandogli ogni giorno un tozzo di pane. Nel contempo può dissetarsi ad una fonte sgorgata improvvisamente nei pressi della dimora. Tutto questo si ripete per un po’ di tempo, fino a quando il suo ricco padrone, seguendo l’animale, scopre il rifugio del Santo. Sarà poi lui ad occuparsene sino alla guarigione.

Dopo di che Il pellegrino torna di nuovo al suo impegno quotidiano, ossia ad assistere e a salvare altre vite umane nel nome e con il segno di croce. Cosicché il suo nome diventa famoso in tutti i posti che tocca. Ad un certo punto San Rocco decide di tornare a casa, a Montpellier. Durante il tragitto incappa nelle complicate vicende politiche del tempo e viene arrestato come persona sospetta e condotto a Voghera davanti al Governatore. Interrogato, rifiuta di dare le sue generalità, proclamandosi “un umile servitore di Gesù Cristo”. Imprigionato , vi trascorre cinque anni, vivendo questa nuova dura prova come un “purgatorio” per l’espiazione dei peccati. Quando la morte è ormai vicina, chiede al carceriere di condurgli un sacerdote. Accadono allora taluni eventi prodigiosi. Il Santo ha ottenuto da Dio il dono di diventare l’intercessore di tutti i malati di peste. Per chi ne ha bisogno, basta invocare il suo nome ed è salvo. Del nome e della croce vermiglia sul petto ne viene a conoscenza anche l’anziana madre del Governatore e corre a cercare l’uomo al carcere. Ma quando la porta della cella viene riaperta, San Rocco è già morto: è il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 ed il 1379, allora la donna riconosce il Rocco di Montpellier. Il Santo è sepolto con tutti gli onori e sulla sua tomba comincia subito a fiorire il culto per il giovane pellegrino francese, , amico degli ultimi, degli appestati e dei poveri. Il Concilio di Costanza nel 1414 lo acclama santo e lo invoca per la liberazione dall'epidemia di peste propagatasi durante i lavori conciliari. Da allora in poi è invocato come protettore contro la peste e vengono erette e dedicate al Santo alcune chiese. Tra le più antiche, c’è quella di San Rocco in Roma, sorta nel 1575. Qui è custodita la sacra reliquia del braccio destro di San Rocco ed è attiva dal 1999 l’Associazione Europea Amici di San Rocco*, con lo scopo di diffondere il culto e la devozione verso il Santo della carità attraverso l’esempio concreto di amore verso i malati e i bisognosi.

*Dopo qualche anno sull’esempio della Capitale, per il conseguimento del medesimo scopo. nasce ed opera anche a Rignano l’Associazione “Amici di San Rocco”, distintisi finora in ogni dove e occasione.

Ipotesi e miracoli

Perché proprio a Rignano il culto verso il Santo ha una genesi così prematura rispetto al resto del Sud Italia? Qualcuno azzarda l’ipotesi che il pellegrino francese abbia fatto tappa anche sul Promontorio, attratto dalla fama del Santuario di San Michele in Monte Sant’Angelo, la cui devozione era particolarmente avvertita e diffusa in Francia, come testimoniano i documenti. Forse sostò in paese per qualche caso di peste o altra epidemia. Da qui il seme e il ricordo della sua presenza salvifica tramandato da padre in figlio fino all’erezione due secoli dopo di una vera e propria cappella in suo onore. Ma questo ed altro al momento non lo si può appurare, perché sia il ‘300 che parte del ‘400 risultano secoli ‘bui’ nella storia del paese. Ancora oggi, circola tra la gente anziana un altro episodio di tipo miracoloso ad opera del Santo Protettore. A raccontarlo è il compianto Luigi Vincitorio fu Michele Arcangelo. Riferendosi all’esperienza di guerra dello zio ‘americano’, Lorenzo Gentile’ (1892 – Usa,1950), egli afferma, tra l’altro, in uno scritto*: “ ...allorché s’informò e seppe che Rignano si era salvata dai bombardamenti americani. Il giorno della festa patronale di San Rocco, tre squadriglie aeree americane avevano più volte sorvolato il paese, ma non sganciarono bombe. Si dice per intercessione dello stesso santo, che sconsigliò piloti e militari...” .

La storia della chiesa di San Rocco e del culto a Rignano

Nonostante il diffuso culto nei due secoli precedenti, soltanto nel 1629 è concesso dal Vaticano Ufficio e Messa per le chiese erette in onore di San Rocco. A Rignano la fondazione della cappella si riallaccia al sentimento religioso popolare che esplode ancor prima della suddetta concessione. La notizia ci viene fornita dallo storico Pompeo Sarnelli (1649 – 1724). Nella storia dei vescovi ed arcivescovi sipontini e della diocesi, egli racconta, infatti, che nella seconda metà del 1500 si trovano ad amministrare la cappella di San Rocco, a Rignano, i Padri Domenicani. Gli stessi – secondo il suo dire – nel 1585, dopo venticinque anni di cura, sarebbero stati costretti ad abbandonare il tutto, a causa della povertà dei suoi abitanti. Causa, quest’ultima, poco veritiera, possedendo a quei tempi il Capitolo di Rignano ben 480 versure di terra doganale nella piana. Forse è più probabile che quei religiosi siano andati via per l’eccessiva concorrenza. Rispetto all’esiguità della popolazione il numero degli ecclesiastici era piuttosto alto e sproporzionato a quei tempi, come risulta in altri resoconti della diocesi. A questo punto, si può benissimo affermare che la nostra chiesetta è più antica del tempio romano di cui si è fatto cenno.

Comunque sia, nel 1655 si fa parola di un certo Leonardo Ceccase sepolto a San Rocco. Così pure, nel 1712, di un certo p. Giuseppe Fioretti “eremita” presso la medesima cappella. La Chiesa, già oratorio fuori del paese, parimenti a quello di Santa Croce, poste sul lato sud – est, appartenne alla congregazione di carità, che un tempo amministrava i suoi beni e prima ancora dal cappellano, come si evince da una platea del 1763. Nel 1894 il fabbricato era in gran parte diruto; venne in parte demolito e ricostruito nel 1926, su iniziativa dell’attivissimo arciprete mons. Giovanni Draisci, con le oblazioni e concorso del popolo. Per la realizzazione dell’altare in marmo, vi contribuirono, come si legge in una lapide a ricordo, solo i rignanesi in essa citati, emigrati in America. Il 17 giugno del 1930 fu consacrata da Monsignore Macchi, arcivescovo di Manfredonia. In conseguenza del Concordato del ’29, l’amministrazione della struttura, unitamente alla cappella della Madonna di Cristo, ritenute “opere pie” fu affidata prima all’ECA (Ente Comunale Assistenza) e dopo il suo scioglimento direttamente al Comune, che lasciò l’oneroso incarico negli anni ’80 alle cure del potere ecclesiastico. Il culto per San Rocco è molto avvertito dai rignanesi. Un tempo, il 16agosto, oltre al rito religioso e all’immancabile processione, con tanto di banda e fuochi d’artificio, si svolgeva anche la fiera degli animali. Fino ad alcuni decenni fa nelle vicinanze della chiesa c’era una crocedi ferro ben recintata, eretta nel 1907 dai Passionisti che predicarono nella Quaresima di quell’anno. Attualmente la stessa, seppure completamente disfatta dalla ruggine, si erge bene in vista su un fianco della montagna lungo la via per Foggia. Così pure è stata chiusa la piscina alle spalle dell’abside, scavata nella roccia, per raccogliere le acque del tetto della chiesa e dissetare i rignanesi, quando non ancora c’era l’acquedotto.

Nel corso dei secoli, la chiesa di San Rocco è stata oggetto di restauri, più o meno consistenti, talvolta con modifiche della struttura. In un appunto del 1836, si legge, infatti, che l’allora sindaco Simone De Lillo “...per l’ospedale dei colerici designava la cappella rurale di San Rocco, alla quale erano attaccate due stanze, una inferiore e l’altra superiore, e per queste all’uso indicato”.

Nella platea inedita del 1763, l’anzidetto luogo di culto viene descritto come segue: “...nell’entrata della chiesa, sopra la porta, vi è una fune, che viene dal campanile, ove vi è una mediocremente grande campana...e sopra il suddetto altare vi è un nicchio di fabbrica, e dentro di quello vi è la statua del Gloriosissimo nostro Protettore Sarrocco, a mezzo busto, sopra un piano quadrangolare di legno indorato...ed è munito di diadema e di un bastone, ambedue d’argento massiccio, donati da Niccolò Del Vecchio”. Più avanti è precisato ancora: “in uno stipo della sagrestia è custodito il tesoro di San Rocco: nove anelli in oro, di cui otto con pietre preziose, uno con “pietre d’argento”. Quindi, si aveva di fronte una struttura di uso ed aspetto ben diversa da quella attuale. All’inizio del secolo scorso, si susseguono altri restauri decisivi. Nel 1924 vi concorrono per l’abbellimento interno, testimoniato da una lapide, i nostri emigrati di Filadelfia. Ed ancora altri interventi sono stati eseguiti in tempi assai vicini a noi. Negli anni ’80, il rinnovo del tetto e la realizzazione della volta in legno, congeniale al complesso. Tutto si deve al buon ufficio dei parroci e di taluni amministratori succedutisi nel corso degli anni vivamente interessati al conseguimento del bene comune e soprattutto all’obolo dei devoti che non è mai mancato.

Bibliografia e fonti

  • P. Doroteo Forte, Rignano Garganico, Gesù Maria – Foggia, 1984;
  • Platea delle quattro Cappelle di Rignano Garganico, 1763 (trascr. di A. Del Vecchio, inedita); - Pompeo Sarnelli, Cronologia dei Vescovi e Arcivescovi sipontini,1680;
  • Rocco di Montpellier, Wikipedia;
  • Tucci, F., primicerio Chiesa di San Rocco - Roma;
  • Bru Jean Louis, San Rocco di Montpellier, Edizioni Segno, 2011;
  • Milani Mino, La guerra sia con me. ..., Mursia,2005;
  • Ferraiuolo L., San Rocco, Pellegrino e guaritore, Paoline Edizioni, 2003;
  • Ascagni , P., San Rocco contro la malattia. Storia di un..., San Paolo Edizioni, 1997;
  • Parrocchia “Maria SS.Assunta”, Rignano Garganico;
  • Fonti di cronaca dell’Autore.
Antonio Del Vecchio
Author: Antonio Del VecchioEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Antonio Del Vecchio (foto di Vanni Natola) è giornalista, scrittore, storico e appassionato di archeologia antica e moderna. Ha al suo attivo oltre 60 pubblicazioni cartacee su storia, tradizioni, emigrazione, tesori archeologici e racconti. E' stata la penna storia della Gazzetta del Mezzogiorno ed oggi scrive per diverse testate giornalistiche cartacee e on line.