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Le news - Personaggi
Scritto da Administrator   
Sabato 30 Novembre 2013 22:23

Una testimonianza di Antonio Del Vecchio

Per la prima volta  ho contatto diretto con  Matteo Salvatore nel settembre del 1972. E questo grazie ad una ‘spintarella !’, di cui si dirà. Il suo nome, comunque, mi è noto fin dagli anni ’50,  grazie ad alcune sue canzoni di grido, come Zompa Cardillo, Se te la pigli vascia vascia, la Bicicletta, scandite per le vie popolate della “Rotta” (antico quartiere di Rignano) dalla radio-giradischi della massaia aggiornata o della sarta e ricamatrice di turno, attente ad allietare il lavoro delle apprendiste.  Ovviamente il tutto alternato con i successi più recenti del repertorio napoletano o di San Remo, Dieci anni dopo, ormai giovincello,  mi ‘assordano’ sui lidi di Siponto e dintorni (Luoghi da me frequentati di tanto in tanto assieme ad amici e raggiunti con gli automezzi di linea o di fortuna e con l’affitto dell’immancabile costume da bagno): Azzìcchete  a me Ninnella mia, lu vicchie, ecc. Più in là, con la nascita e diffusione dei Jubox sarà la volta di Margherita ed altri motivi orecchiabili. Per la verità a me non piacciono i motivi dialettali. A quei tempi sono un patito di musiche ballabili e di canzoni anglo-americane, a cominciare da I love you, You Are My Destiny, i blues di vari autori, Banana ("Banana Boat -Day O)"  di Harry Belafonte, i Rock and roll di Elvis Presley, i calypso,  Patricia  di Perez Prado, sino ai “Coccinelle” e ai Twist, ad iniziare da Let's Twist Again di Chubby Checker, ecc. Solo più tardi apprezzerò la musica popolare sia tradizionale che di protesta. L’incontro  con Matteo Salvatore avviene per caso.  Un certo giorno l’amico e collega Gennarino Arbore (entrambi operatori culturali dei CSC Umanitaria di Via Manzoni e Via Monfalcone) mi dice,  come al solito, in modo brusco e burbero (notorio segno distintivo del suo carattere): <<Tonino, questa sera mi devi accompagnare con la tua macchina all’aeroporto “Gino Lisa”! Dobbiamo prelevare Matteo Salvatore e accompagnarlo al Sarti>>. Rispondo con un sì condizionato. Gli faccio sapere, infatti, che la mia auto (una mini 850 cc di prima edizione, colore verde marcio con il tetto giallo) da alcuni giorni per via della batteria scarica ha difficoltà  ad avviarsi. All’ora stabilità, dopo aver preso a bordo il mio amico nei pressi di Piazza Giordano (abita al 1° piano di Palazzo “Arbore”), in pochi minuti raggiungiamo l’aeroporto. L’altro scende ed entra nella stazione. Io resto fuori e, dopo aver sistemato il mezzo in discesa (troppo lieve per una partenza immediata a motore spento), mi adopero a tenere acceso il motore con una costante accelerazione. Ma ad un certo punto, non so per quale avventata manovra, il motore si spegne. E, nonostante il giro e rigiro di chiave, rimane muto. All’inizio mi dispero, ma subito dopo mi rassegno: saranno loro a spingere. Passa un buon quarto d’ora. Finalmente gli ospiti spuntano. Sono in tre: Genny, lui, in abito sportivo di colore bianco, e la compagna in abbigliamento altrettanto elegante. Solo alla presentazione saprò che si tratta di Adriana Doriani. Matteo mi abbraccia con simpatia e saputo che sono di Rignano, si complimenta delle mie origini, dicendo: <<Sono contento di conoscerti, anch’io sono del Gargano!>> Informato sull’avaria, egli non si scompone e dopo aver sistemato i bagagli: <<oh, oh!>> esclamano in corso, spingendo a tutta forza l’auto. La stessa dopo uno strappo di alcuni metri con un sobbalzo finalmente si avvia. Durante il viaggio, il cantautore con una la sua timbrata voce da speeker  fa un gran parlare dei luoghi e delle sue esperienze sul Promontorio. Sistemati in albergo, ci lasciamo, per rivederci il giorno successivo al CSC di Via Monfalcone. Qui continua la nostra conoscenza. Mi mostra i suoi dischi e vanta la compagna, perché gli sta insegnando a leggere e a scrivere. Grazie a lei, egli riesce ora a sottoscrivere i contratti e a rilasciare gli autografi. In serata entrambi si esibiscono con successo di critica e di pubblico al Teatro del Conservatorio in un programma organizzato dai due centri dell’Umanitaria. Giusto un anno dopo, accadrà la disgrazia. La Doriani perirà in una vasca da bagno in albergo e lui, ritenuto colpevole, condannato al carcere in San Marino. La notizia sconvolge il giro degli amici foggiani , compreso chi scrive. Tra me e me esclamo con stupore: “Come ha fatto, perché! Eppure era una bella e sintonizzata coppia!”, ricordando bene la prima e buona impressione di loro, acquisita l’anno precedente :  lei buona, comprensiva e gentile, lui focoso e carnale. E’ uno dei tanti ed inspiegabili misteri dell’umana esistenza! I migliori ci precedono sempre sulla via dell’al di là. Intanto, il primo marzo del 1973, mi sposo e mi trasferisco stabilmente a Foggia. Del matrimonio conservo nitidi nella memoria i mesi e i giorni della vigilia. Gennaro mi è sempre a fianco e mi consiglia in ogni evenienza. Cerco l’abito da sposo e non lo trovo. Ed è lui a soccorrermi. Un bel giorno mi porta l’abito da cerimonia del nonno suo e di Renzo:  un Tight o Tait con raso e un solo bottone. Mi sta bene e lo prendo. Ce l’ho ancora nell’armadio. Nel 1975 dall’unione sono già nati i miei due unici figli. Dal canto suo, Matteo Salvatore, dopo aver scontato cinque anni di carcere e liberato “per grazia ricevuta”, si fa vivo nel Capoluogo dauno nei primi giorni dell’estate del 1979. Saputo la notizia del suo arrivo, lo cerco e lo trovo sul Viale della Stazione, alias XXIV Maggio. Con me c’è anche la mia bella sposina e madre Egli ci accoglie con grande simpatia, come la prima volta. Anzi, galante come sempre, fa amicizia anche con mia moglie, regalandole una infinità di foto  autografate sul momento e un album di dischi a 45 giri (Le quattro stagioni del Gargano), attualmente quasi tutti persi. Gli incontri si ripetono nelle sere successive. Ed è qui che concordiamo la sua venuta a Rignano, dove da poco sono diventato consigliere comunale e delegato alla Comunità Montana del Gargano. Sindaco è il ventenne Matteo Viola. Si inserisce il nome di Salvatore nel programma di “Rignanestate”. Così ché la sera del 17 agosto (Festa dell’Unità) egli, vestito da zi’monaco (il bianco dei domenicani certosini) ed accompagnandosi con la sua inseparabile chitarra sciorina il suo migliore repertorio sul palco di Largo Portagrande, strappando applausi scroscianti da ogni parte della nutrita e variopinta platea. A condurlo in automobile a Rignano è Pasquale Sorrenti, il manager di Leone Grafiche, di origine e parlata napoletano. Con lui c’è anche Gennarino, impegnato per conto del cugino Renzo di siffatti eventi salvatoriani. Al termine dello spettacolo, considerata la povertà di luoghi di ristorazione in zona, chiedo a Matteo se intende cenare all’”antica”  nella cantina di “cazzaridde” sul Belvedere Est, allora di fresco gestita da Tonino, il sammarchese. Egli accetta con vivo gradimento, forse perché il luogo gli ricorda la fame e la miseria sofferta da ragazzo in quel di Apricena. Così ché, dopo una mezz’oretta ci ritroviamo tutti sul posto a godere la serata con il singolare protagonista. Una decina in tutto, seduti su sedie pieghevoli in legno attorno a massicci e usurati tavoli su cui campeggiano alcuni boccali in creta colmi di vino rosso, corredati da  bicchieri di vetro grosso, quelli bassi e longitudinalmente segnati da strisce in rilievo, detti appunto da vino. Niente piatti, né forchette e coltelli, l’arrosto di carne, effettuato sulle griglie fumiganti fuori all’aperto, è servito su lunghi e grossi ‘felloni’ di pane via via tagliati da una grande pagnotta. Si mangia e si beve a sazietà. Nessuno a quell’età ha paura di perdere i denti. Ormai brillo e di umore in su, Matteo di tanto in tanto arrangia e canta i suoi motivi preferiti e  l’intera cantina si trasforma in breve in una bolgia infernale, dove ognuno intona la sua e si spreca in brindisi in onore dell’illustre ospite, come lui stesso fa, in segno di scambio,  inneggiando a Rignano e alla sua laboriosa gente. Insomma, il tutto si conclude con la pace dei sensi. Negli anni a venire, lo si inviterà ancora a bissare il successo, ma  per vari motivi e sopravvenuti cambiamenti di uomini e di compagini amministrative, tale evento non si ripeterà  più. Anche le mie frequentazioni si riducono a pochissimi incontri, per via della lontananza da Foggia. Accade negli anni ’90 durante le sue tourné garganiche. Poi cala il sipario del silenzio. E’ con grande dispiacere che accolgo la notizia della sua morte, leggendo il giornale, né partecipo ai funerali.Nel triennio 2003 e parte del 2006 sono trattenuto a Bari, dove mi trovo quotidianamente impegnato presso la segreteria di un noto consigliere ed amministratore regionale.  Ed è tutto.

 


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Ultimo aggiornamento Domenica 01 Dicembre 2013 14:12
 

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RIGNANO GARGANICO. Il più "anziano" dei vigili urbani di Rignano Garganico va in pensione e gli amici, i parenti, i dipendenti e gli Amministratori Comunali preparano una festa a sorpresa tutta per lui. Tanta la commozione per un trentennio di duri sacrifici e di dedizione al lavoro. Di seguito un filmato a lui dedicato, realizzato da Vincenzo Botta (Fonte: Garganopress.net).

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