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LA STORIA DI GUERRA DI FORTUNATO LAMOLA DI RIGNANO GARGANICO PDF Stampa E-mail
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Le news - Personaggi
Scritto da Administrator   
Mercoledì 27 Novembre 2013 20:07

Nella II Guerra Mondiale uscì indenne dal freddo polare della Russia e dai lager tedeschi

di Antonio Del Vecchio

Fortunato La Mola, classe 1916, scomparso alcuni anni or sono,  fu uno dei pochi fortunati ad uscire indenne da due situazioni tragiche della II Guerra Mondiale, come la campagna in Russia e l’internamento nei lager nazisti. Ecco il racconto che egli ci fece quando era ancora in vita e voglioso di parlare della sua tormentata esperienza. Erano passati 70 anni da siffatti accadimenti.  Negli anni 1937-38, dopo aver svolto regolarmente il suo obbligo di leva per sedici mesi di fila presso il Distretto Militare di Milano (vedi foto-ricordo), viene mandato a casa in congedo assoluto, per seguitare il lavoro usato nelle campagne, ma anche per godersi un po’ di gioventù. Erano gli anni di gloria del Duce, con sfilate di tipo militaresco in ogni dove. Anche a Rignano se n’è vista qualcuna, in occasione della venuta di questo o di quel gerarca di provincia, che seguivano da vicino la costruzione dell’edificio delle Scuole Elementari.

Per tutto il 1939 si parla ininterrottamente di impero e di nuove colonie da conquistare , ma anche di preoccupazioni e di guerre. da combattere non si sa con quali e quanti costi e sacrifici di vite umane da immolare. Comunque sia nel giro di pochi mesi l’Italia è coinvolta nella bufera della II Guerra Mondiale. Ad essa è chiamata partecipare a pieno titolo a fianco della Germania e del Giappone contro il resto d’Europa. Le giovani leve del paese sono richiamate quasi tutte alle armi. Nella prima decade di maggio del 1940 anche il giovane Fortunato, avvisato dalla tipica cartolina, è costretto a partire. La vigilia la trascorre interamente in famiglia, tra sospiri e raccomandazioni. Alle prime ore dell’alba, dopo aver fatto fagotto, si avvia giù per la montagna seguito a distanza dagli occhi colmi di lagrime dei congiunti e degli amici più stretti fino a quando non scompare dietro le alture. Egli scende con il passo veloce lungo la mulattiera, senza voltarsi mai, per reprimere la paura e il nodo del pianto, che di tanto in tanto gli stringeva la gola. Costi quel che costi, era deciso più che mai a compiere l’esperienza, sospinto dalla voglia di conoscere altri uomini, altri paesi. Giunto in pianura, a Villanova trova un compagno di avventura in bicicletta e in due, in parte a piedi e in parte a bordo del mezzo, il Distretto Militare di Foggia. Qui per circa due mesi viene impiegato, con una fascia azzurra al braccio, a smistare e far salire sui rispettivi treni di destinazione i commilitoni che sopraggiungevano quotidianamente e ad ogni ora dai vari centri della provincia. Dopo di che è costretto anche lui a raggiungere la propria destinazione ed assegnazione, anche quest’ultima provvisoria: il 50° Reggimento di Fanteria di stanza a Macerata. Passano altri mesi ancora. Finalmente viene assegnato definitivamente al 38° Reggimento sempre di fanteria in quel di Tortona in provincia di Alessandria. Qui c’è un grosso ed importante deposito di armamenti e di munizioni da custodire. Ma non sarà sempre così. Infatti, verso la fine del 1941, il Reggimento, guidato dal tenente colonnello Lupo viene aggregato alla Divisione ”Romagna”, pronta per partire per il fronte russo. Si attraversa in treno la Iugoslavia e l’Ungheria. Quindi, a marce forzate nella steppa raggiungono dopo alcune settimane le zone di operazione dell’allora Russia bianca (oggi Ucraina). Qui si distendono lungo alture nelle case matte interrate, depositi di covoni e paglia. Comincia così il lavoro quotidiano di pattugliamento. Le squadre sono dotate, oltre che di moschetto modello ‘91’ anche di mitragliatrici Breda. Ma non accade niente. Di tanto in tanto i cecchini russi aprono il fuoco, ma senza mai colpire nessuno, perché gli occupanti sono ben protetti nelle loro “tane” ed anche perché a coprire le loro spalle c’è l’artiglieria pesante. I Russi, ad un certo punto, seguendo forse una loro sperimentata strategia, già messa in atto durante le guerre napoleoniche, decidono di arretrare il loro fronte. Così che i nostri sono costretti ad inseguirli, con spostamenti continui. Ovviamente non vi sono automezzi sufficienti. Si procede a piedi per chilometri e chilometri attraverso le distese steppose fino a raggiungere la Russia vera e propria. Il fronte si stabilisce, disponendo le proprie forze lungo il fiume Don nei pressi di Vonodonez. Gli avversari sono attestati sull’altra sponda. Intanto, sopraggiunge l’inverno. Il freddo intenso si fa sentire anche nelle tende, riscaldate a malapena dalle stufe improvvisate. I soldati sono discretamente equipaggiati, con indumenti di lana, cappotto rivestito di lana all’interno e scarponi chiodati. Ma non basta. Gli italiani non sono abituati alle polari temperature. Durante un pattugliamento, il soldato La Mola casca giù, ha i piedi completamente congelati. Immediatamente soccorso, viene trasportato in tenda. Il primo desiderio che prova e quello di stare accanto alla calda stufa. Vi stende nei pressi i piedi. Ma dopo alcuni minuti, comincia a soffrire le pene di Giobbe. La circolazione gli si blocca e le estremità cambiano immediatamente colore passando dapprima dal rosso acceso al violaceo e successivamente al nero. E’ costretto ad essere ricoverato prima in infermeria e subito dopo all’ospedaletto da campo. Dopo alcuni giorni di cura, temendo il peggio, i medici lo licenziano, inviandolo a casa con una terapia di convalescenza di quaranta giorni, cui si aggiungeranno in seguito altri trenta. In paese, il giovane dopo una intensa terapia a base di impacchi ed unguenti vari, preparati da un bravo farmacista del luogo, si riprende piano piano sia nel fisico che nel morale. Dopo qualche settimana è già in cammino. Al termine è quasi sano come prima. Il Distretto, pur riconoscendolo inabile per il fronte, lo ritiene abile per il servizio militare normale. Cosicchè è costretto a raggiungere, via treno, la sede del proprio Reggimento in quel di Tortona. Viene impiegato in servizi vari, in attesa degli sviluppi della guerra. Nella primavera del ’44 la base viene occupata dai tedeschi, mentre i soldati italiani, disarmati e malmenati, vengono ammassati nei treni e tradotti nei campi di concentramento in Germania. La Mola è uno di loro. Viene internato nel campo di Buchewald. Vi resta per alcuni mesi, impiegato nei lavori di manovalanza. Ricorda di aver salvato molti civili dalle macerie dei bombardamenti americani, di aver contribuito a ripulire strade e a rimettere in sesto ponti e tronchi ferroviari. Soffre la fatica e lo scherno dei suoi aguzzini, ma non la fame. Il comando tedesco ci tiene ad aver una scorta sempre in forma e pronta ad eseguire i lavori più pesanti e, talvolta, anche scabrosi, come per esempio nei campi di sterminio. Ma saranno pochi quelli che potranno raccontare la loro brutta esperienza.. Nel ’45 l’invasione anglo-americana prosegue dal Sud al Nord della Germania. I Tedeschi arretrano verso la Capitale. I. prigionieri lavoratori italiani li seguono a ruota, così anche La Mola. Sostano in diversi campi di concentramento, l’ultimo nei pressi di Berlino. Sarà liberato, insieme a tutti gli altri, dopo la caduta della città, non ricorda bene se dalle truppe anglo-americane o da quelle russe. Comunque sia, a fine agosto si trova in treno unitamente ai suoi compagni, diretto a Budapest in Ungheria e quindi, dopo aver attraversato la Iugoslavia, in Italia a Verona, il 12 Settembre è a Rignano in mezzo e circondando dagli affetti dei suoi cari. Il suo incubo è finito. Dopo qualche anno sposa , Angela, che gli darà due figlie. “Il mio unico cruccio – conclude Fortunato - è che lo Stato, nonostante i miei patimenti di guerra e di prigionia, non mi ha mai riconosciuto meritevole di indennizzo”.

Altre foto di Fortunato su: https://www.facebook.com/rignano.garganico/media_set?set=a.10200218462064213.1073741834.1832188049&type=1


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AUGURI A FRANCESCO & FRANCESCO
RIGNANO GARGANICO. Riceviamo e pubblichiamo con piacere su questa testata l’articolo a firma di Francesco Gisolfi e della sua compagna e consorte Vincenza. Entrambi personaggi noti e molto apprezzati dalla comunità rignanese. Il primo, docente di lettere in pensione e “sottile” politico (non per niente per ben due volte è stato sindaco della  cittadina, l’altra casalinga. E’ uno scritto di “cuore”, di cui ci compiacciamo vivamente per lo stile e la semplicità dei sentimenti. L’evento riguarda l’arrivo e il battesimo nel segno di Cristo dei suoi primi ed omonimi nipoti, ossia il secondo e terzo Francesco. Ci uniamo alla gioia dei nonni, a quella dei neo padri Antonio e Nunzio e alle rispettive mamme, nonché al resto della famiglia, augurando ai piccoli un radioso avvenire. Intanto, ci solletica un interesse particolare, da  appurare e da approfondire sulla genealogia della famiglia Gisolfi. 
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