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LA STORIA DELLA PISCINA COMUNALE DI RIGNANO GARGANICO PDF Stampa E-mail
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Le news - Notizie dal Gargano
Scritto da Administrator   
Martedì 12 Novembre 2013 14:09

Iniziata e mai proseguita, sarà presto sostituita da opera di scarso impatto sociale

di Antonio Del Vecchio

RIGNANO GARGANICO. Di opere pubbliche iniziate e mai completate ne è costellata l’intera Penisola. Altrettanto quelle inutili e dispendiose. Per esempio a San Marco in Lamis ci sono i ruderi dell’ex-Pretura, a Rignano quelli dell’ex-piscina. Non per niente denominata il ‘Partenone’. Su quest’ultima, come noto, infuria in questi giorni un aspro dibattito per via del cambio di destinazione d’uso della stessa in uno stabile per il ricovero degli automezzi e degli attrezzi di proprietà pubblica. Il medesimo argomento era stato già affrontato a iosa  nella passata legislatura alla vigilia della definitiva  cancellazione e chiusura del locale Centro di riabilitazione motoria “P.Pio”, considerato  sino allora  un “fiore all’occhiello” nell’ambito della medicina preventiva sul Promontorio, quella che fa risparmiare e cura meglio la salute dei cittadini. Ecco, comunque, la storia della struttura. Nell’ottobre del 1986, dopo l’apertura dell’anzidetto  Centro “Padre Pio”, in virtù dei risultati di un’approfondita analisi portata avanti da qualche anno nelle scuole dell’obbligo si era scoperto che il 20% della popolazione scolastica rignanese era affetta da scoliosi. Da qui l’ipotesi di un intervento adeguato per sconfiggere sul nascere la terribile malattia. Si pensò immediatamente alla progettazione e realizzazione di un piscina idroterapeutica per aiutare la riabilitazione non solo dei nostri ragazzi, ma di tutti quelli dell’intero Gargano, dato che la piscina più vicina operava in quel di Manfredonia. Detto, fatto.  Nel giro di poco tempo l’ipotesi prese piede, anche perché si ottenne senza battere ciglio il primo stralcio di finanziamento dal Credito Sportivo, che  permise di iniziare i lavori. Correva l’anno 1987. La piscina comunale coperta cominciò a prendere corpo nelle vicinanze del Campo sportivo con la costruzione completa della struttura in cemento armato, compresa la copertura. Intanto, a giugno si ebbe il cambio di guardia al Comune con un nuovo sindaco. Da allora il tutto fu trascurato e la pratica di finanziamento finì fuori termine e di piscina non se ne parlò più. Il discorso, come accennato all’inizio, era stato ripreso in occasione del dibattito sulla minacciata chiusura del Centro ‘P.Pio’, a sostegno della sua permanenza. Infatti, secondo i sostenitori di siffatta tesi, il completamento della piscina non solo avrebbe permesso il recupero del tempo inutilmente perduto, ma avrebbe potuto costituire anche un mezzo per salvare il Centro Padre Pio e rilanciare la sua azione riabilitativa a vasto raggio. E’ quanto si era suggerito di fare. Non si  voleva assolutamente  che Rignano perdesse un’altra occasione propizia non solo sul piano della salute “tout court”, ma anche su quello della crescita e dello sviluppo economico del paese. Con la piscina il Centro non sarebbe stato chiuso. La piscina di Sannicandro non sarebbe stata costruita, forse neppure quella di San Severo. La piscina di Rignano  avrebbe servito tutto il Gargano, attirando  l’utenza e aumentando l’occupazione”. Parole sante, ma trascurate. Per di più si sarebbe costituito non solo un presidio di prevenzione e cura della scoliosi, ma si sarebbe dimostrato utile anche per i  giovani e meno giovani, che avrebbero potuto svolgere attività sportiva per tutto l’anno, offrendo  la possibilità agli atleti di coltivare sport anche a livello agonistico in discipline finora escluse. Infine, la piscina, unitamente alle altre opere d’intrattenimento, come il volo libero con il deltaplano, il museo paleolitico di grotta Paglicci, il centro storico medievale, il panorama, il paesaggio incontaminato dei dintorni con i caratteristici muri a secco e i “paghiare”, avrebbero permesso finalmente al paese l’atteso decollo turistico e quindi una propulsione in più per l’intera economia.


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