Antonio Del Vecchio
09/12/15

In arrivo altri fondi per il completamento ed apertura del Museo di Grotta Paglicci, a Rignano G.

RIGNANO GARGANCIO. In vista altri finanziamenti da destinare alla  valorizzazione e fruizione  di Grotta Paglicci, a Rignano Garganico, il più piccolo Comune del Parco Nazionale del Gargano.  Con l’arrivo di  siffatti fondi si potrà completare l’opera ed inaugurare  l’atteso Museo Paleolitico, rimasto bloccato ed inoperoso da vari anni.   

Tanto si deve alla determinazione n. 208 del 6 ottobre 2015, a firma di Silvia Pellegrini, dirigente del Servizio Beni Culturali della Regione Puglia (Assessorato Industria Turistica e Culturale), con la quale  è stato  approvato l’elenco delle istanze presentate dai Comuni pugliesi ed ammesse alla fase di verifica documentale relativamente all’avviso pubblico per il finanziamento di interventi di recupero, restauro e valorizzazione dei beni culturali immobili e mobili di interesse artistico e storico, appartenenti ad enti pubblici locali territoriali. Tutto questo giunge a rettifica delle precedenti determinazioni nn.186 e 191 c.a.  Il finanziamento complessivo riviene dal FSC (Fondo di Sviluppo e Coesione) 2007/2013Scheda 45. Tra le opere da finanziare c’è, dunque,   anche l’ex-Municipio di Rignano al cui interno, come noto, è stato allestito da tempo una struttura museale dedicata al giacimento e alla preistoria della Montagna del Sole. Nei precedenti atti , la richiesta iscritta al n. 49 del registro di arrivo, era stata valutata ed accettata, con una “incomprensibile” riserva, come se fosse uno scantinato qualunque, e non uno dei beni culturali più importanti della terra con i suoi quarantamila reperti e passa riguardante l’intera vita preistorica dell’uomo (Paleolitico inferiore, medio e superiore). Bene che non si sa perché non inserito nei precedenti “POIn” Turismo (Programma Operativo Interregionale) per lo sviluppo turistico del Sud, possedendo a dismisura tutti i numeri per essere un “attrattore” turistico – culturale di prima grandezza, alla pari di Paestum, Pompei, ecc.. Quei soldi sarebbero serviti non solo per l’acquisizione e musealizzazione dell’area archeologica (ipotesi,quest’ultima, avanzata dallo stesso Palma di Cesnola, quando era in attività), ma anche - sull’esempio del giacimento di Venosa, già votato ad essere riconosciuto bene Unesco -  ma anche per la continuazione degli scavi, rimasti sospesi da oltre dieci anni. E ciò con l’intento di riportare alla luce altre sensazionali scoperte, tipo quella della farina di 32 mila anni fa, mandata in onda mondiale, come risaputo qualche mese fa.   A dare la notizia ufficiale dell’imminente finanziamento è stata l’Amministrazione comunale cittadina, guidata, come noto,  dal sindaco Vito Di Carlo e dal suo vice Michele Ciavarella, delegato proprio alla causa di Paglicci. Ed è grazie a lui e a questo finanziamento ottenuto in gran silenzio che ora si può sperare in un futuro più  roseo per il rilancio di questo bene. Al riguardo si fa molto affidamento sulla sensibilità e comprensione del Presidente Emiliano e dell’assessore Leo Di Gioia. Non è tutto.  A quanto pare il Museo, grazie anche ad un accordo tra Comune,Soprintendenza Archeologica della Puglia, Regione Puglia e Parco Nazionale del Gargano ospiterà anche il volto e il corpo ricostruito della cosiddetta Donna di Grotta Paglicci, vissuta nell’antro rignanese nel Paleolitico Superiore tra i 25.000 e i 23.000 anni fa e forse anche il pestello in selce con i residui di farina, di cui si è fatto cenno. Come si ricorderà,  l’anzidetta ricostruzione del volto si deve ad una equipe di ricercatori con a capo il paletnologo Francesco Mallegni (componente del Dipartimento di Antropologia dell’Università di Pisa). Gli stessi, dopo aver studiato a fondo il teschio, rinvenuto assieme al corpo nel 1988,  hanno convenuto che esistono delle analogie tra i lineamenti facciali delle donne del paleolitico e quelli delle ragazze europee di oggi.  I lavori di ricostruzione sono durati poco più di tre mesi durante i quali è stato possibile ottenere l’esatto volto della donna con un’approssimazione del novanta per cento.  Secondo gli studiosi “l’uomo europeo moderno non deriva direttamente dai suoi progenitori del Neolitico. E’ vero che parte delle sue caratteristiche le ha ereditate dall’uomo vissuto in Europa ottomila anni fa, ma è oggi pur vero che l’evoluzione della razza europea parte dal Paleolitico Superiore”.  Secondo Mallegni, che ha ricostruito anche il volto di personaggi celebri come Giotto e il conte Ugolino della Gherardesca, “il Dna della donna ci porta a concludere che essa era ben lontana dal tipo Neanderthaliano. Nel Dna, infatti, non è stata trovata nessuna prerogativa dell’uomo africano”.

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.