Antonio Del Vecchio
04/10/15

Dal Paleolitico all’Età dei Metalli, la presenza umana è stata sempre costante, a Rignano G

 RIGNANO GARGANICO. Dal Paleolitico all’Età dei Metalli, il territorio di Rignano G.  è stato sempre frequentato dall’uomo. Oltre a Grotta Paglicci, vi sono i Dolmen. Va detto subito che di testimonianze di Dolmen veri nel Gargano ce ne sono ben pochi, a differenza del Salento e del Nord barese.

Fino agli anni ’80 c’era quello di Molinella, andato distrutto. Talvolta s’indicano con questo nome ruderi che hanno una lontana somiglianza con quelli dell’età dei metalli. Si tratta di supposizioni senza alcun fondamento scientifico. Di conseguenza  creano spesso confusione e forzature di sapore campanilistico, quando si scattano e si le relative fotografie in qualche guida o depliants turistisi. Di diversa natura ed aspetto, per quanto si dirà, sono quelli denominati della “Madonna di Cristo” o de “Lamasecca” in territorio di Rignano Garganico. Il primo scoperto negli ultimi decenni e trattato approfonditamente dall’archeologa Anna Maria Tunzi, l’altro individuato successivamente e non ancora scientificamente confermato. Comunque sia,  vediamo di che si tratta. Con il nome dolmen, di origine celtica,  si indicano alcune caratteristiche tombe preistoriche costruite con poche rozze pietre piantate verticalmente nel terreno a sostegno di un grande lastrone orizzontale. La struttura di tale monumento è tipica del Neolitico e perdura anche nell’età dei metalli. Talvolta, accanto  al dolmen si ergono una o più grandi lastre di pietra grezza, più o meno di forma allungata, conica, cilindrica o piatta, infisse nel terreno in senso verticale, chiamati menhir, termine di origine bretone (composto da men pietra e hir lungo).  L’uso dei dolmen fu comune a molti popoli preistorici non solo d’Europa, ma anche dell’Africa, Madagascar, Palestina, ecc. Altrettanto in Italia, specie nella parte peninsulare e con particolare riguardo alla Puglia, dove si concentrano nel Salento, nel Tarantino e nel Barese (noto quello di Bisceglie).  Nel Garganol’unica testimonianza conosciuta fino a qualche decennio fa era il dolmen di Molinella. Negli ultimi anni sono state individuate  alcune presenze anche nella parte meridionale del Promontorio. Il riferimento, come accennato,  è al dolmen di Rignano Garganico, scoperto nel 2001 a seguito di una campagna di scavo accuratamente condotta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia.  Il monumento, sopravvissuto durante gli anni ’70 ad attività preliminari di cava grazie alla copertura di fitta vegetazione a macchia mediterranea,  si trova nella piana della Madonna di Cristo, a circa 6 chilometri dal paese e, in linea d’aria,  ad alcune centinaia di metri da Grotta Paglicci. Il luogo del ritrovamento è dislocato sul primo gradone garganico, proteso strategicamente sulla piana sottostante del Tavoliere. La datazione è riferibile agli inizi della media età del bronzo. Nel sottosuolo finora non sono emersi resti umani, bensì materiale ceramico della stessa fase associato a pietrame. Un dolmen similare  è stato scoperto da appassionati nel vallone di Lamasecca, ad alcuni chilometri dal paese, non ancora verificato scientificamente dagli esperti della materia. Tutto questo sta a significare che la presenza umana su questo territorio dagli albori del Paleolitico e per tutto il Neolitico e l’età dei metalli è stata pressoché costante e diffusa.

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.