Antonio Del Vecchio
27/08/15

Il graffitismo e la pittografia a Grotta Paglicci e dintorni in territorio di Rignano Garganico

Rignano G. Profilo di Stambecco  a Grotta Paglicci Rignano G. Profilo di Stambecco a Grotta Paglicci

RIGNANO GARGANICO. Il Graffitismo e la pittografia a Grotta Paglicci (Paleolitico) e dintorni (età neolitica e dei metalli), a Rignano Garganico.  Ecco di seguito un excursus  concettuale e storico sul tema. Tra graffiti e graffitismo esiste un nesso logico non solo di tipo grammaticale , ma anche creativo.

Infatti, se è vero che la creatività dell’arte si manifesta per la prima volta nell’infanzia e nell’adolescenza, allorché il soggetto scopre il proprio ‘io’, ma non potendo ancora esprimersi  razionalmente per via dell’età,  avverte l’insopprimibile bisogno  di dare ad esso una dimensione reale. Lo fa, secondo il Vico,  attraverso  il linguaggio dell’arte che è il sentire la natura e il camminare attraverso la fantasia, perché questo, a suo dire, è il primo grado del sapere, il vero mitologico degli antichi. Dopo viene con la maturità quello di tipo razionale e mentale. Quindi, l’uomo primitivo, privo del sostegno del sapere razionale e non ancora in possesso del linguaggio appropriato si esprime con  la forma artistica più semplice ed elementare, quella dei graffiti.  Parimente accade all’infanzia e all’adolescenza odierna, che lo fa con i segni e i disegni  del graffitismo,  di cui solo egli ne conosce l’intenzione e il significato.  Quindi, infanzia dell’umanità (preistoria) e infanzia anagrafica  viaggiano sullo stesso binario. Il Graffitismo nel tempo e nella storia.  Se è vero che l’arte è connaturata all’uomo, il graffito rappresenta l’espressione artistica più antica, allorché  si usavano non la moderna matita da disegno, né i pennelli per pittura e neppure le bombolette a spray dei tempi più recenti, ma strumenti rudimentali, dai  punteruoli in selce o in osso del Paleolitico agli scalpelli, chiodi, punteruoli, stiletti o altri utensili del genere in metallo. Molti esempi di graffiti sono disegni astratti o simbolici, che svolgevano forse un ruolo di comunicazione concettuale prima dell'avvento della scrittura. Graffiti sono già presenti nel Paleolitico Superiore, come nelle incisioni rupestri o su oggetti mobili di Grotta Paglicci, di cui si dirà. Numerose sono, invece,  le testimonianze delle epoche  storiche giunte fino a noi, dai fenici (il graffito della tomba d'Ahiram) all'impero romano (il Graffito di Alessameno) mentre, nel periodo paleocristiano e nell'alto medioevo, graffiti sono presenti anche nelle lapidi funerarie.  Il grado di complessità è altamente variabile in dipendenza del tipo di graffito, e può andare da una semplice incisione ad una pittura elaborata dei muri. Molti studiosi hanno individuato l’origine dell’arte più antica in segni incisi più o meno intenzionalmente su pietra ed osso a forma di linee parallele, zig-zag, a semicerchi concentrici, o coppelle. Accanto a questa opzione suggestiva se queste composizioni di linee su oggetti risalenti a mezzo milione di anni fa, siano espressione intenzionale, o un semplice gioco, oppure un’operazione funzionale,è stata affiancata l’altra non meno vaga che le composizioni funebri ritrovate in alcune tombe con scheletri o resti decorati con ocra rossa e corredati da conchiglie, corna di cervide, zanne e crani di mammut, crani di orsi e manufatti.  Arte e Religione. Fenomeni isolati nello spazio e nel tempo di composizioni creative “intenzionali” non possono rappresentare l’ arte in quanto espressione di un fenomeno culturale diffuso, manifestazione e produzione artistiche del livello culturale di una determinata società. Si tratta piuttosto di consuetudini, di credenze, di particolari attenzioni, di espressioni del bisogno e dell’interesse per i propri simili, non solo a conservare la consuetudine di decorare il proprio corpo e quello dei defunti, ma molto probabilmente e soprattutto a testimoniare la credenza in un transito in un’altra vita, in un mondo extraterreno, il simbolo della convinzione di un’esistenza in un mondo oltre la tomba, la speranza mai sopita di una vita nell’aldilà che ancora oggi motiva il comportamento umano. Tali consuetudini che pur rivelano aspetti di ricerca intellettuale del soprannaturale, connessa a spiegare all’uomo stesso la morte, cosa vi sia dopo, ma anche cosa sia la vita, e quindi la sua identità di uomo, non sono motivazioni sufficienti per la produzione dell’arte, per spingere gli artisti a dipingere in spazi speciali sulle pareti delle grotte o in altri luoghi di culto, anche se alcuni di questi concetti li ritroveremo nelle espressioni di creatività artistica di ogni tempo, quali capacità all’astrazione, all’analisi ed alla sintesi, elementi fondamentali dell’arte pittorica visuale. Lo studio dell’arte rupestre preistorica con milioni di immagini in quasi  tutti i Paesi dei vari continenti rappresenta un patrimonio artistico sopravvissuto ad almeno 50.000 anni di storia umana. Le testimonianze dei messaggi grafici e iconografici ereditate dalle generazioni passate non sono affatto facili da decifrare per il semplice ma non irrilevante dato di fatto che non possediamo alcun tipo di documentazione scritta. Ciò nonostante esse rappresentano messaggi, valori, miti, credenze, vicende, memorie che costituiscono un tassello importante del patrimonio artistico - culturale della vicenda umana primordiale prima della scrittura. Una delle prime forme di ‘scrittura’ come forma di comunicazione visiva si può far risalire ai graffiti rupestri o su ciottoli di 30-40mila anni fa. Questi potrebbero essere stati una conseguenza indiretta della formazione del linguaggio vocale autonomo che si è evoluto dalla gestualità ancestrale. I Pittogrammi.Ma queste figure e segni incisi sulle rocce (definibili come scrittura sulle pietre) assunsero “proprietà linguistiche” solo quando si trasformeranno circa 5000 anni fa in forme standard dette pittogrammi, destinate espressamente ai fini della comunicazione visiva.  I primi pittogrammi noti risalgono alla civiltà mesopotamica dei Sumeri e si diffusero nelle aree circostanti della Mezzaluna fertile. Sistemi analoghi furono elaborati in modo indipendente in altre parti del pianeta, tra cui Cina e Sudamerica. I pittogrammi diventeranno poi ideogrammi (geroglifici egiziani) in cui i simboli stanno per idee astratte oltre che concrete e, successivamente logogrammi. Questi ultimi stanno per i morfemi, le unità elementari delle forme grammaticali, fondamentali del significato, e avvicineranno ancor più lo scritto al parlato. Il sistema che governa la formazione della pittografia è composto da regole, simboli e metafore. Alcune forme sono raffigurazioni stilizzate di animali o persone; altre sono simboli convenzionali che stanno per azioni e concetti; altre ancora sono rappresentazioni geometrico - astratte.  Le immagini degli animali sono usate in senso metaforico e sono una caratteristica delle più antiche immagini rupestri presenti in Europa. Queste raffigurazioni evocano principalmente il concetto di cacciare con la forza, l’abilità e il coraggio di questo o quell’animale, o parte di esso sufficiente ad identificare la specie, insieme ad altri simboli che compaiono nelle composizioni. La cosa intrigante di questi sistemi comunicativi è che essi narrano storie ricorrendo a immagini e segni astratti, senza alcun richiamo diretto alla lingua parlata. Si tratta in sostanza di una lingua visiva, dotata di sintassi e simboli propri e, dunque, possiamo considerarla una forma particolare di lingua scritta più naturale e accessibile rispetto alla futura scrittura convenzionale.  Essa è certamente un’invenzione umana, ma anche un risultato biologico che porterà poi  alle scritture alfabetiche nelle quali i simboli individuali, o lettere, stanno per i fonemi. Le scritture alfabetiche avranno soprattutto il pregio dell’economicità, visto che occorrono relativamente pochi simboli per rappresentare centinaia di migliaia di parole. Possiamo perciò concludere che l’Homo sapiens aveva già il potenziale per la scrittura decine di migliaia di anni prima che fossero concretamente inventati i sistemi di scrittura, tenendo anche presente che esiste ancora un gran numero di persone al mondo totalmente analfabete che non sanno né leggere né scrivere.  Come il linguaggio parlato, pur essendo un’invenzione, ha avuto una forte componente biologica per l’aggiungersi della vocalizzazione al repertorio linguistico gestuale primigenio, analogamente si può sostenere che la scrittura presuppone il possesso di alcuni prerequisiti biologici, quali una certa destrezza manuale, il senso dello spazio e il linguaggio stesso in quanto i suoi elementi stanno in corrispondenza con suoni vocali.  L’evoluzione della scrittura condivide infine anche un altro tratto con quella del linguaggio. Infatti, similmente al  linguaggio, evolutosi da gesti figurativi a parole vocali astratte, così anche  la scrittura, procedendo da rappresentazioni pittoriche altamente figurative si è codificata in grafemi astratti. La progressione da figurativo ad astratto è naturale nell’evoluzione di qualsiasi sistema di comunicazione, compreso quello dell’arte pittorica rupestre. I numerosi pittogrammi che si snodano lungo le pareti e sulle volte delle Grotte paleolitiche  sono narrazioni, storie, racconti, mitogrammi, totemismi, rituali per iniziandi ed iniziati, raffigurati da mani sapienti.  La Pittografia è dunque una forma di scrittura il cui segno grafico (pittogramma) rappresenta la cosa vista: in pratica essa tenta di riprodurre l’oggetto visto. Il lento processo dalla pittografia alla scrittura moderna, attraverso l’associazione tra segno e suono tipica della scrittura cuneiforme e in quelle diffuse in Egitto, segnerà appunto l’associazione del singolo suono al singolo segno grafico. Ci piace notare in proposito che i pittogrammi sono usati anche oggi, ad es. nella segnaletica di avvertimento o pericolo. In generale per  “pittura” s’intende l’uso di sostanze coloranti organiche e minerali per scopi particolari: dipingere corpi, pelli, ossa, legno, pietra, ecc. o per ornare oggetti e realizzare opere. Gli studiosi sono divisi nell’attribuire le prime forme espressive dell’uomo preistorico ai semplici graffiti su roccia o alla pittura. A tale proposito alcuni di essi osservano come l’appoggiare una mano di argilla rossa o di carbone ad una roccia e la conseguente constatazione d’aver lasciato l’immagine di quella mano potrebbe aver spinto l’uomo primitivo alla realizzazione non più casuale, ma intenzionale, di segni  e figure. E’ il caso della pittura dei Cavalli a Grotta Paglicci . Certamente non siamo in grado di affermare che quelle in grotta che ci sono pervenute siano le prime espressioni pittoriche prodotte dall’uomo. Forse prima di addentrarsi nelle grotte per dipingere, l’uomo ha accumulato una grande esperienza dipingendo su legno, pelli, sul proprio corpo, su rocce e massi all’aperto ricavandone, tra le tante esperienze, anche quella della scarsa possibilità di conservazione delle opere prodotte, soggette all’azione demolitrice delle intemperie Accanto e oltre alla casualità dell’origine della pittura e dei graffiti, prima sui corpi e poi sulle pareti riparate di grotte, altri studiosi hanno focalizzato l’elemento estetico - culturale alla base di essa. Nel faticoso tentativo di colmare il “disagio”, la lacuna della congenita imperfezione umana, l ‘arte  figurativa primitiva si evolve nella ricerca di una “armonia artificiale” asimmetrica rispetto a quella naturale. In particolare, la pittura conferisce “all’individuo la sua dignità di essere umano”, esprime il passaggio da una condizione naturale, per cui non sarebbe diverso dagli altri animali, ad una condizione in cui, attraverso la cultura, egli dà, o pretende di dare, una forma compiutamente umana che lo pone a parte rispetto agli altri esseri della natura Arte, magia e religione. I primi uomini probabilmente disegnarono, oltre che sui propri corpi, per terra le immagini della selvaggina che si apprestavano a cacciare  (vedi arte di Paglicci), ma poiché l’acqua e il vento le cancellavano facilmente, essi le trasferirono nell’interno delle grotte. Per l’uomo preistorico non esistono confini  tra arte e realtà: dipingendo o disegnando con un graffito  un soggetto l’artista-stregone era indotto a creare immagini  a scopo magico, tendeva ad acquistare un potere magico su di esso. Il segno ovvero il disegno sono l’espressione di un desiderio ed al tempo stesso ne rappresentano l’appagamento :  l’oggetto reale, ad es. un animale, subirà la stessa sorte dipinta sulla sua immagine. Questi segni, legati ai riti ed alle credenze religiose, erano un vero e proprio strumento di magia esercitata nel profondo delle caverne nelle quali si riunivano durante le cerimonie rituali. Per esempio, Grotta Paglicci, era composto da due parti, quella del Riparo esterno che serviva per la vita quotidiana e la grotta vera e propria usata come cimitero e luogo di culto magico – religioso.  L’uomo primitivo ignora le leggi fisiche che governano i fenomeni naturali, anzi non conosce il dualismo tra naturale e soprannaturale, e allora immagina un mondo di potenze occulte e mitiche, mediante le quali si spiega i misteri dell’universo. La realtà acquista un aspetto estremamente fluido, viene colta e rappresentata come una mescolanza indistinta di natura e soprannaturale nel quadro magico della credenza a generiche forze che sono la causa e la ragione di tutto ciò che avviene.  Di conseguenza, nelle piante, nelle pietre, negli animali, nei fenomeni atmosferici, in tutti gli accadimenti, egli rileva e rivela un’anima, vigile, pensante, generosa o  vendicativa, il cui intervento dev’essere provocato o combattuto. Se non si comprende la partecipazione emotiva dell’uomo primitivo al cosmo, la sua solidarietà con gli elementi della natura, il suo senso profondo della continuità della vita e della relazione organica tra i vivi e i morti, tra individuo e gruppo, tra la materia e la realtà mitica che alla materia dà senso.  Se non metteremo da parte il nostro modo di ragionare per categorie e concetti, non capiremo mai il valore dei pittogrammi e dei graffiti rappresentati nelle grotte preistoriche, né  la profonda simbiosi mitico - sacrale che unisce l’artista – interprete e la realtà che lo circonda. La nostra nozione generale di ‘esperienza’, elaborata nel corso di secoli dalle culture occidentali, è soprattutto logico-conoscitiva, basata su leggi costanti. Per la mentalità primitiva essa è invece emozionale, affettiva, mitico - magica, e si concretizza nell’apparizione dell’insolito, nei sogni e nelle visioni, nei modi in cui gli spiriti e i morti si rivelano ai vivi.  Nel mondo del primitivo il sogno in particolare è realtà oggettiva, è verità, spesso vissuto come esperienza mistica, come rivelazione, soprattutto quando le visioni, i presagi, vengono immaginati e sentiti in maniera indistinta da parte di alcuni individui particolarmente dotati. Non c’è una barriera  rigida tra realtà e possibilità e questa assenza si riflette tra modello reale e copia o immagine disegnata in quanto vissuta interiormente sotto la spinta emozionale. Di conseguenza la realtà dell’immagine, così elaborata, non differisce dalla realtà delle cose esistenti, degli oggetti, perché per i primitivi ‘reale’ è tutto ciò che ha la possibilità di agire sulla vita quotidiana del gruppo.  Gli oggetti, gli stessi segni “astratti” così creati nei pittogrammi e nei graffiti non hanno il contrassegno della realtà oggettiva, ma non per questo sono meno reali, meno carichi di valori e di significati culturali.  Nel pensiero primitivo, con il suo orientamento magico e mitico, simbolico ed emozionale, predominano l’immaginazione, le associazioni affettive, il racconto, la fabulazione, e tutto questo viene espresso principalmente attraverso il linguaggio delle immagini e dei simboli nelle opere d’arte.  Il periodo che precedette e preparò l’avvento dell’arte, ovvero quelle forme grafiche e rappresentazioni pittoriche concepite e realizzate per sconfiggere il tempo  – graffiti e incisioni su pietre, sulle ossa, denti, avori, corna, nei ripari e nelle grotte -  risale, pur tuttavia, a 3 milioni di anni rispetto alle poche decine di millenni dell’evoluzione tecnica e culturale degli esseri umani. La creazione di queste forme espressive “artistiche” essenzialmente simboliche, utili nel vivere quotidiano, ma soprattutto indispensabili per la tenuta del gruppo, contribuì, con alcune differenze o lacune e con una molteplicità di evoluzioni spontanee ed indipendenti, alla conquista del mondo intero. Questa che possiamo definire universalità del fenomeno artistico dimostra, a nostro avviso, come l’Homo sapiens, evolutosi sul piano cerebrale, mentale, psichico, religioso e simbolico, sia stato in grado perciò di elaborare delle forme di comunicazione visiva, vale a dire quella che comunemente definiamo ‘arte’ nel senso più ampio del termine.  L’invenzione della ‘scrittura’, ovvero delle scritture nelle loro differenti forme, in maniera più o meno concomitante e graduale, porrà fine all’arte preistorica rupestre e non  in località ed in tempi differenziati. Va, però, precisato che le scritture non furono le sole responsabili a far eclissare quelle forme di espressione e comunicazione umane plurimillenarie. Ad esse si accompagneranno altri eventi parimenti rivoluzionari quali la scoperta e la lavorazione dei metalli, la costruzione di capanne e ricoveri,’o culturali, con lo sviluppo delle mitologie e delle religioni. Tuttavia, furono principalmente le scritture quelle che, simboleggiando graficamente suoni o idee e concatenandoli su appositi supporti (argilla, cera, pelli, pergamena, papiro) si sostituiranno in modo definitivo alle forme espressive arcaiche tipicamente figurative aprendo così la via all’astrazione moderna ed alle conoscenze logiche e matematiche.  E’ opportuno precisare che quando si parla  di ‘cultura’ nel contesto storico neolitico ci si riferisce ad una cultura prevalentemente “orale”, basata soprattutto sul potere della memoria, come si è mantenuta fino in epoca omerica. I pittogrammi neolitici (vedi Grotta Palombara e Isidoro in territorio di Rignano ) sono un esempio alto, straordinario di espressione grafica condensante in grafemi il sapere tradizionale, altrimenti in balìa del labile pensiero mnemonico.  L’homo neolitico appartiene al tipo di cultura comunicativa orale e pertanto ha con la dimensione storica, con la sfera del sacro, con il linguaggio, con gli altri e con se stesso rapporti totalmente diversi da quelli che appartengono alla cultura della parola scritta. Tra i sensi dell’uomo la cultura orale privilegia l’orecchio ed attraverso questo senso, tirannico rispetto alla vista, si viene a contatto con l’intero sapere della cultura e del suo mondo magico. Nelle culture illetterate la stessa religione, la credenza nel sacro, la religiosità in genere, sono centrate sull’ascolto. Ascoltare e credere costituiscono quasi uno stesso atto.  Il pensiero ed i processi comunicativi della cultura orale non-letterata sono caratterizzati da una costruzione espressiva fondata essenzialmente sulla coordinazione ripetitiva tra pensiero e linguaggio tradotta e rappresentata per agevolazione pratica nei grafemi pittorici e graffitici. Questi riflettono solo e unicamente quel determinato tipo di società che li ha prodotti, ma principalmente esternano l’essenza dello spirito umano, l’ancestrale impulso dell’uomo di comunicare, esprimersi, farsi domande, tentare di capire la realtà, scoprirne il senso e le ragioni. Per ‘cultura’ s’intende l’insieme di rappresentazioni e principi del corpo, della vita e dell’ordine cosmico che organizzano in modo consapevole i vari aspetti della vita sociale e l’insieme di norme, positive e negative, e di valori collegati a tali modi di pensare e di agire ed al senso loro attribuito, nella comune adesione a universi immaginari e fantastici condivisi. Con il termine di società s’intende l’insieme di individui o di gruppi che interagiscono riferendosi a regole e valori comuni. L’individuo, in quanto tale, cioè singolo, non può essere all’origine della società in cui vive. Un individuo nasce e si sviluppa in una società che gli preesiste sempre e che è strutturata da rapporti sociali e istituzioni specifici, il cui contenuto è tanto “immaginario” quanto “reale” ed i cui segni sono simboli e formano il campo culturale nel quale hanno senso. Mentre distinguiamo i suoni attraverso l’orecchio che li intende, classificandoli, non esiste un significato assoluto del disegno figurativo, come delle parole, ma solo quello relativo del campo significato che le immagini dipinte delimitano.  Nel divenire dell’arte figurativa e pittorica, in particolare, non si procede con un ritmo costante di evoluzione, ma si hanno periodi di rallentamento, se non proprio di arresto, nei quali è necessario delineare i rapporti di equilibrio tra figura e figura, tra segno e segno, tra simbolo e simbolo. La storia delle tradizioni artistiche non è il succedersi ora verso il naturalismo e la funzionalità, ora verso la fantasia e la decorazione, come appare evidente soprattutto dalle vie sempre varie del divenire artistico.  Nell’espressione artistica emerge il rapporto eterno, il dialogo insopprimibile insito nel linguaggio umano, fra ciò che è creazione individuale dell’artista e ciò che preesiste storicamente nella cultura del gruppo, anche se, a sua volta, la creazione artistica entra nel circolo della comunità. Non bisogna dimenticare, infine, che non esiste simmetria e sincronia fra il corso dell’espressione artistica e il ritmo con cui si svolge la società in qualsiasi epoca pre - proto- o storica, a volte in maniera vorticosa, a volte restando immobile. Ecco ora in sintesi le maggiori espressioni artistiche scoperte in Grotta. Cominciamo da Grotta Paglicci, Sito paleolitico di notorietà internazionale. E’ ubicata nel vallone Settepende, alle pendici di Rignano Garganico , dove c’è il museo. La località dista da Foggia circa 25 km.  Una serie di testimonianze culturali della vita quotidiana a Grotta Paglicci ci è pervenuta attraverso incisioni e graffiti espressi su supporti in lastre calcare, su ciottoli e su ossa di animali, rappresentando a volte del reale e altre di irreale, di reale sono le scene di caccia e le figure di animali che popolavano il territorio in quel periodo; di irreale sono le figure geometriche e enigmatiche non decifrabili, a volte misteriose, e altri segni come cornice di abbellimento, riportati su alcuni ciottoli personalizzati, che erano di utilizzo per ritoccare degli strumenti in selce.  Anche il colore della selce non era casuale ma voluto; infatti l’uomo di Paglicci, avendo il resto del gruppo ben sicuro all’interno della grotta, poteva spostarsi lungo la costa garganica per l’approvvigionamento della selce, percorrendo il territorio qualche giorno in più, per scegliere la selce di ottima qualità e di un bel colore.  Da una parte c’è l’attenzione verso la religione dei morti. Osservando le due sepolture intere pervenuteci, riscontriamo che l’uomo di Paglicci, coevo a quello di Cro-Magnon, seppelliva  i propri defunti con un corredo funebre, comprendente una serie d’oggetti personali utilizzati in vita come: grattatoi, raschiatoi, punte in selce, punteruoli in osso di animale, pendagli con conchiglia di ciprea, e con un’ acconciatura che si presentava con un diadema fatto da denti di cervo forati, e in fine spargendo il corpo con una enorme quantità di ocra rossa, per la conservazione e la purificazione del corpo stesso, e con la scarnificazione di una parte del corpo, come i vari omeri ritrovati su lastra calcare ricoperta di ocra, ed altri utilizzati come pendagli, avente un foro alla sommità dell’osso e levigato da una parte, tipica usura provocata dallo strofinamento dell’oggetto contro il petto della persona che lo ha portato.  Dall’altra con pitture parietali in ocra rossa e una serie d’impronte di mano dipinte nell’ultima saletta della Grotta “risalente +/- ai 20.000 anni” ci mostrano una cultura molto antica e ben definita, come quella del propiziatorio, dove le pitture dei cavalli fanno riferimento alla vita quotidiana, e dove il sacrificio dell’animale valeva la sopravvivenza dell’uomo stesso. In questa saletta vi è conservato la Cultura Spirituale dell’uomo, di fatti non si trovano avanzi di pasto, lavorazione di strumenti litici e altri resti della vita quotidiana, ma semplicemente dei disegni in ocra raffigurante dei cavalli e delle impronte di mano.  Antistante alla parete dei cavalli , vi sono delle rocce naturali della grotta staccatosi dalla soffitta, dove sul piano superiore di questi massi si può tutt’ora osservare uno strato liscio e lucido, cioè un’usura provocata da questa gente che per millenni si riuniva qui dentro appoggiandosi spontaneamente su queste rocce, dando inizio a riti propiziatori per una preparazione spirituale e materiale, a fin che la battuta di caccia andasse a buon fine (la carne era indispensabile per accumulare proteine necessarie per affrontare l’inverno rigido dell’era glaciale in corso), e magari per ringraziare per l’ennesima volta i loro Dei spirituali per la riuscita della battuta di caccia, anche perché c’era il pericolo che qualche elemento del gruppo poteva rimanere ferito, se non che morire. Calcolando il tempo che avevano a disposizione per poter stare all’interno di questa saletta, cioè non più di dieci o quindici minuti, perché essendo questa l’ultima sala in fondo alla grotta, e utilizzando delle torce come fonte di luce, l’ossigeno presente doveva bruciare facilmente, e come accesso alla saletta, si doveva percorrere un corridoio d’una decina di metri, alto poco più di mezzo metro e strisciando a pancia a terra.  Questo ci fa riflettere come da sempre l’uomo avesse bisogno di luoghi isolati e al buio, dove distaccato dalla vita quotidiana, potesse avere degli attimi di concentrazione, per  poter ritrovare in se stesso quella spiritualità che gli serviva per caricare il proprio corpo di energia, sia fisica che mentale, per cui gli avrebbe dato forza e sicurezza nell’affrontare la vita esterna, che gli riservava fuori dalla propria nicchia. Tra i tanti ritrovamenti artistici, oltre a quelli descritti sopra, vi sono due ciottoli rotondeggianti. Nel primo si notano una serie di graffiti lineari paralleli tra loro ed altri segni schematici di tipo geometrico. Nel secondo, le linee, pur avendo la medesima disposizione, sono interrotte di tanto in tanto con punti ed altri segni, quasi a significare una rudimentale forma di scrittura arcaica, di cui non c’è dato ancora sapere in quanto sottoposta a una fase di studio – ricerca piuttosto approfondito. Graffiti, pittogrammi e scrittura. Gli uomini esistono da milioni di anni, ma scrivono soltanto da seimila anni. Diciassettemila anni prima della nostra era, a Paglicci, come accennato, alcuni uomini tracciano sulle rocce, su ciottoli e su ossa di animali  i loro primi disegni. Ne dovranno passare altri undicimila perché inizi una delle storie più straordinarie dell’umanità, una storia lunga, lenta e complessa: la scrittura.  Ma prima che si inventasse un insieme organizzato di segni e simboli, attraverso i quali materializzare e fissare con chiarezza ogni pensiero, sentimento, emozione, per decine di migliaia di anni sono esistiti vari modi di trasmettere messaggi con l’aiuto di disegni, segni, immagini. I primi esempi di queste forme iniziali di comunicazione sono la produzione di segni che interpretano nelle maniere più diverse le culture dei popoli, che trasmettono il più grande patrimonio della civiltà: la memoria degli uomini.  Più che una scrittura in senso stretto sono piuttosto, secondo gli specialisti che hanno individuato circa 1500 diversi “pittogrammi primitivi”, un “prontuario”, sono dei disegni semplificati, che rappresentano, in maniera stilizzata, ad es. una testa di bue per indicare il bue (graffito su bacino di cavallo a Grotta Paglicci), un triangolo pubico con il tratto della vulva per la donna, più tratti che scendono dal cielo per la notte, due tratti incrociati per ostilità, due tratti paralleli per amicizia. Si tratta, insomma, di pittogrammi, ciascuno dei quali rinvia ad un essere vivente, ad un oggetto, ad un fenomeno fisico o psichico. Combinando tra loro vari pittogrammi si poteva esprimere un’idea, e da qui il termine ideogrammiche si usa qualche volta. Circa seimila anni fa i “pittogrammi primitivi” spariranno e cesseranno di rappresentare l’oggetto raffigurato, traendo invece il loro significato vero dal contesto: ogni segno poteva rinviare a più significati, a seconda del contesto. Il disegno di un piede, ad es., poteva essere letto come “camminare”, “stare in piedi” o “trasportare”. Col passare dei secoli avverrà il salto decisivo, l’invenzione del fonetismo, cioè fare in modo che i segni rinviassero al suono delle parole della lingua parlata. Nonostante i suoi sviluppi, la scrittura resterà per molti secoli appannaggio di una ristretta élite, cui conferirà un maggior potere. Questa è però un’altra storia che si confonde con la storia dell’uomo, il romanzo appassionante della scrittura di cui manca, ancora oggi, qualche pagina. Bibliografia. Vico, G.B. , De antiquissima Italorum sapientia in Opere filosofiche a cura di P.Cristofolini, Firenze, Sansoni 1971, p.70) / Priuli, A.,  Il linguaggio della preistoria, Torino 2006 / C.Lévi-Strauss,Tristi Tropici, Milano, 1960./Cantoni, R:,  Il pensiero dei primitivi, Milano, 1963 /Aubrun, Christian, Gli animali della foresta…, Fabbri editore, 2005 / A. Melucci, Passaggio d'epoca, Feltrinelli, 1994 pag. 113

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.