Angelo Del Vecchio
28/12/13

Ecco un film di Luigi Comencini ispirato al compianto Giuseppe Montesano, commissario, questore e prefetto

RIGNANO GARGANICO. Per prepararsi alla commemorazione per i 25 anni dalla dipartita terrena di Giuseppe Montesano (scomparso a Bologna nel 1990), figlio di Rignano, ispettore, commissario, questore e prefetto, la testata RignanoNews.com presenterà dei film e dei romanzi a lui ispirati, realizzati da valenti registi, scrittori e autori e inscenati da notissimi attori del panorama nazionale ed internazionale. Qui in alto presentiamo "La donna della domenica", un film del 1975 diretto da Luigi Comencini, con Marcello Mastroianni nei panni del commissario rignanese. È tratto dall'omonimo romanzo del 1972 di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Qui in basso la trama e la critica al film. Buona visione.

 

La trama

Ambientato in una Torino degli inizi degli anni settanta, afosa e quasi deserta per le ferie imminenti, è la storia dell'indagine condotta dal commissario Santamaria, romano (siciliano nel romanzo originale) coadiuvato dal collega napoletano De Palma, sull'assassinio di un individuo equivoco, l'architetto Garrone. Questi era un professionista fallito, personaggio laido e volgare, che vivacchiava ai margini della Torino bene, da cui era tollerato ma disprezzato. L'omicidio è stato scoperto dal geometra Bauchiero che, rincasando dopo aver portato a spasso il cane, aveva trovato il cadavere dell'architetto, ucciso da un'arma non convenzionale, un fallo in pietra, nell'alcova che la vittima considerava il proprio studio. Quasi contemporaneamente all'interrogatorio del Bauchiero da parte del commissario De Palma, i domestici di Anna Carla Dosio, appena licenziati, portano in commissariato un foglio su cui la Dosio aveva scritto all'amico Massimo Campi che lei e Massimo «…devono fare fuori il Garrone…», che la stessa Dosio aveva poi rinunciato ad inviare e gettato in un cestino. Il commissario deve muoversi con cautela tra una serie di personaggi altolocati e il suo superiore, che, preoccupatissimo delle conseguenze, vorrebbe che certi nomi non venissero coinvolti affatto. Il film, come il romanzo, offre uno spaccato dell'Italia di fine anni sessanta e vi si respira sessualità a piene mani: quella distorta e morbosa del Garrone; quella dei coniugi Dosio, coppia "aperta", in cui Anna Carla, moglie annoiata che, consapevole dei tradimenti del marito, non vede l'ora di essere interrogata dal commissario Santamaria, con il quale fa presto a flirtare ed andarci pure a letto; quella di Massimo Campi, figlio dell'alta borghesia torinese, e nobilmente annoiato più dell'Anna Carla, l'omosessualità del quale non è nascosta più di tanto, ma nemmeno resa troppo esplicita; infine, quella di Lello Riviera, personaggio profondamente insicuro, tanto quanto è innamorato di Massimo Campi, che lo ricambia svogliatamente.
Ciascuno di loro aveva un movente per eliminare il Garrone e nessuno di loro ha un buon alibi per il giorno e l'ora del delitto.
Tutto pare ruotare attorno ad un antico proverbio piemontese: La cativa lavandera a treuva mai la bun-a pera (La cattiva lavandaia non trova mai la buona pietra), il cui significato viene spiegato al commissario Santamaria dall'americanista Bonetto: la pera è la pietra in dialetto piemontese, e la lavandaia che non trova la buona pera è una lavandaia che non ha voglia di fare il bucato.[1]
Ma accanto all'indagine ufficiale ne sorge un'altra: il giovane impiegato comunale Lello Riviera, avendo appreso che l'amico del cuore, il riccone annoiato Massimo Campi, è tra i sospettati, decide di scoprire lui l'assassino per poter scagionare l'amato Massimo. Mal gliene incoglierà. Egli giunge infatti presto ad individuare il possibile assassino (od assassina), ma, quando si reca al Balon[2] per trovarvi l'ultima conferma dei suoi fondati sospetti, ci lascia le penne. Viene infatti trovato a terra, con il cranio sfondato da un pestello per mortaio, nel cimitero dei mobili usati, dietro una catasta di vecchie suppellettili. Curiosamente al Balon, nello stesso momento, sono presenti quasi tutti i personaggi sospettati del primo delitto.
Il secondo delitto accelera le indagini, il commissario Santamaria ed il collega De Palma stringono il cerchio e giungono finalmente all'incriminazione ed all'arresto di chi ha commesso i due omicidi. Il movente del primo delitto era stata proprio una questione di lavanderia: su un terreno collinare di proprietà dell'omicida, il Garrone aveva scoperto l'esistenza di un grosso antico lavatoio in pietra, interrato e nascosto, un reperto storico, la rivelazione della cui esistenza avrebbe tolto la possibilità al proprietario di ottenere dal Comune di Torino la trasformazione del terreno in area edificabile, pratica che già l'omicida aveva iniziato e che era a buon punto: dalla vendita dell'area fabbricabile si sarebbe ottenuto un cospicuo ricavo. Di lì al ricatto, per il Garrone, il passo era stato breve. Il secondo omicidio è stato ovviamente perpetrato per chiudere definitivamente la bocca al Riviera, che stava per giungere alla verità riguardo al primo delitto.

 

La critica

Il film è la pressoché fedele trasposizione del romanzo. Comencini affronta un soggetto che può essere inserito nel filone della Commedia all'italiana, ma che non può non essere diverso dal romanzo, poiché il forte impianto narrativo che Fruttero e Lucentini hanno dato al loro libro impone al regista di attenervisi, e Comencini riesce a interpretarlo egregiamente. La profonda ironia che traspare, più che dalle persone, dalle situazioni è percepibile nel film come nel romanzo. L'afosa Torino estiva è rappresentata con una fotografia piuttosto calda, con le vie deserte, le ville in zona collinare, i grandi viali, il centro storico, il Balon,[2] storico luogo di incontro della Torino "bene" e della Torino "male". I personaggi sono ben tratteggiati, emergono la volgarità del Garrone, il rifiuto del rango di Massimo Campi, la noia coniugale di Anna Carla, la cortesia prudente, ma solo perché gli è stata imposta, del Commissario, la grettezza della Tabusso. Mastroianni, la Bisset e Trintignant si trovano perfettamente a loro agio in questa commedia gialla improntata all'ironia. Forse il limite di questo film è proprio l'esser figlio di un romanzo giallo alla cui trama il regista ha dovuto attenersi fino in fondo.
Gianni Rondolino nel Catalogo Bolaffi del Cinema Italiano 1975/76 « Da un romanzo che ha avuto uno straordinario successo letterario, un film che sta avviandosi ad un medesimo successo stando agli incassi delle sale. E non poteva essere diversamente con un regista come Comencini e due sceneggiatori come Age e Scarpelli a confezionare un prodotto filmico corrispondente. Il film mantiene in sostanza quello che promette, e l'ingarbugliata vicenda gialla, un poco sfrondata di episodi collaterali, e di motivi secondari, si scioglie progressivamente secondo le regole di tal genere di prodotti. C'è da osservare che nel film manca quella "torinesità" che invece costituiva il fascino del romanzo...».

Angelo Del Vecchio

E' nativo di Foggia, ma vive a Rimini dal 2009.

Ha passato la prima parte della sua vita girando l'Italia facendo ogni tanto ritorno nella sua cara Rignano Garganico, il più piccolo comune della Montagna del Sole.

E' giornalista-pubblicista dal 2004. Ha diretto dal 2012 al 2016 il quotidiano sanitario nazionale Nurse24.it, poi ceduto a terzi. In precedenza è stato direttore dell'agenzia di stampa "on line" Garganopress e di molte riviste e periodici sparsi lungo lo Stivale Italico. Attualmente si occupa dell'ufficio stampa di AssoCare.it e della rivista NurseNews.it.

Ha collaborato con varie testate giornalistiche locali, interregionali, nazionali e straniere, tra cui La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Meridiano, Il Quotidiano di Foggia, L'Attacco, Il Corriere Adriatico, Telenorba, Telefoggia, Teleradioerre, Tele Blu, Tele Dauna, Teleradiopadrepio, Rete Smash Gargano, Ondaradio, Inforadio, Radio Centrale, Radionorba, Radio Manfredonia Centro, Il Messaggero, L'Avvenire, Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno, il settimanale Protagonisti, i settimanali satirici Cuore e La Peste, i periodici Gargano Nuovo e Meridiano 16, il circuito Euronews. Inoltre, ha collaborato alla realizzazione di trasmissioni per conto di Rai e Mediaset (Linea Blu, Linea Verde, Tg2, Tg3 Puglia, Mistero, La Macchina del Tempo). Al suo attivo ha 12 volumi pubblicati, redatti tra il 2000 e il 2012.

Ha conseguito la Laurea in Infermieristica il 26/11/2012 presso l'Università degli Studi di Bologna - Polo di Rimini e Cesena. La sua tesi di laurea "CleanHands 1.0" è stata premiata nel 2013 dal Collegio Ipasvi di Rimini e dall'Associazione Nazionale Infermieri Prevenzione Infezioni Ospedaliere (Anipio, Pesaro).

 

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    Il rignanese Giuseppe Montesano, commissario, questore e prefetto. Nato a Sannicandro Garganico il 10 luglio 1930 (luogo casuale, per via dell’obbligo a risiedere dovuta alla professione di segretario comunale pro tempore del padre Vincenzo) scomparve per un male incurabile nel capoluogo emiliano il 20 maggio 1990.

    Figlio di Vincenzo, nativo d Rignano Garganico, e di Lidia Rubino, originaria di Faeto, fu il più giovane questore dello Stivale e uno degli investigatori più noti della storia contemporanea italiana. A lui sono dedicati tre romanzi (“A che punto è la notte”, “La donna della domenica”, di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, e “Il commissario di Torino”, di Riccardo e Piero Novelli) e persino due film di Luigi Comencini (con Marcello Mastroianni, “La donna della domenica”) e di Romolo Guerrieri (con Enrico Maria Salerno, “Un uomo una città“) e un recente sceneggiato di Rai Fiction "La donna della domenica" con Giampaolo Morelli.

    A parlarci di lui, prima di morire, era stata la cugina Maria Stilla in Cusenza, 81 anni, figlia di Alessandra Montesano (sorella di Vincenzo) e Antonio Lazzaro Stilla, residente attualmente nella vicina San Giovanni Rotondo. Giuseppe, che si trasferì da bambino assieme alla famiglia in quel di Imola, aveva anche una sorella, Carmen, sposata con un cittadino tedesco. La donna, seppellita a Faeto con la madre, è deceduta dopo qualche anno di matrimonio (dell’unico figlio non sappiamo nulla). Giuseppe Montesano si laureò poco più che ventenne in giurisprudenza e scelse di seguire giovanissimo la carriera di polizia. Come riferiscono alcuni giornali al momento della sua morte, egli non amava i lavori sedentari e preferiva quelli rischiosi. In pochi anni divenne capo della squadra mobile di Bologna. Passò poi a Torino, la città che lo vide a capo della Criminalpol piemontese.

    “Capello ondulato perfettamente pettinato all’indietro, bello sguardo reso interessante da un immancabile paio di occhiali di tartaruga, l’orologio e l’anello d’oro, scapolo, colto, gran lavoratore, fumatore eccezionale, ottime letture, indolente ed eccellente poliziotto – lo descrive così il giornalista Giampiero Moscato del Corriere della Sera – in breve tempo diventò famoso a Torino. Nel 1972 fu coinvolto in una “querelle” giudiziaria dopo una operazione di polizia contro l traffico di quadri rubati. Fu accusato di aver pagato un informatore. Alla fine ne uscì pulito. Alla lettura della sentenza, spiega Moscato, reagì con un lieve sorriso di chi sapeva di aver fatto solo il suo dovere. Nel 1979 divenne questore d’Italia: aveva appena 49 anni. Iniziò così il suo peregrinare nelle zone più pericolose dello Stivale, tra cui Sassari, Cagliari, Venezia, Palermo e Brescia. Tornò a Bologna nel 1987. Qui visse la lotta diretta contro la Mafia, che tentava di infiltrarsi in Emilia Romagna. Tra le tante iniziative contro la criminalità organizzata, da registrare l’arresto di una trentina di mafiosi in tutta Italia (una banda in contatto con noti narcotrafficanti del Sudamerica). Dovette poi affrontare la dura stagione delle rapine sanguinare in Emilia Romagna, continua Moscato, ad opera della “Banda delle Coop”. Nel 1989 fu nominato prefetto. Era un infaticabile lavoratore, il primo a raggiungere l’ufficio, l’ultimo ad andarsene. Ogni tanto tornava a Rignano per abbracciare parenti ed amici e per trascorrere ore di spensieratezza. Il padre Vincenzo, segretario comunale a Sannicandro Garganico, Monopoli, Bisceglie ed Imola, è nato in paese il 26 gennaio 1900 ed è deceduto a Foggia, dove era ricoverato presso il centro anziani “Maria Grazia Barone” il 24 gennaio 1995. Le sue spoglie sono seppellite a Rignano, nel frontespizio di Famiglia lungo il recinto del cimitero (zona Est). Giuseppe è sepolto nel Cimitero di Bologna…”. A quanto si appreso Il premio “Rignanesi nel Mondo”, intitolato a Montesano e ad altri illustri rignanesi, nasce dal bisogno di coltivare le proprie origini e identità di una comunità che spesso s’incarna in personalità e individualità al di fuori della quotidianità. Per quanto riguarda Rignano, troppo spesso siffatte individualità sono state trascurate dalla memoria collettiva . Per cui molti personaggi sono finiti nell’oblio o ricordo di pochi. Le stessa sorte sarebbe toccata anche a Giuseppe Montesano. Tantissimi compaesani hanno avuto la fortuna di conoscere e apprezzare la sua forte personalità, ma anche l’orgoglio di appartenere alla terra garganica. Per vari motivi, legati alla sua delicata attività professionale, non ebbe mai il piacere di calcare la scena pubblica del suo paese, ma non disdegnò di tanto in tanto di venire in incognito per gustare, assieme a pochi intimi, il piacere di una passeggiata sulla ‘Ripa – belvedere’, per respirare, come lui diceva, l’aria salubre della “sua infanzia” , trascorsa per un decennio con la cuginetta Maria. Qui c’è la tomba di famiglia dei Montesano. Qui vivono quasi tutti i suoi pronipoti dei rami Di Gregorio e Stilla, considerato che l’unico zio maschio aveva indossato il saio di S. Francesco, con il nome di Padre Ippolito, non di meno insigne.

    Tratto dal libro di Angelo ed Antonio Del Vecchio, Dal Paese al Mondo / Storie di vita di emigrati di Rignano Garganico, Araiani, 2006, pp. 25-26-27.

    * * *

    QUI IN BASSO ALCUNE SCENE TRATTE DA FILM E FICTION A LUI ISPIRARE E LE MUSICHE DI MORRICONE NE "LA DONNA DELLA DOMENICA"

    Scene tratte dal film "La donna della domenica" di Luigi Comencinihttp://www.youtube.com/results?search_query=la+donna+della+domenica+comencini&sm=3

    La colonna sonora del film di Comencini, scritta e diretta da Ennio Morriconehttp://www.youtube.com/watch?v=EYpbDJdtG2s

    Lo sceneggiato Rai "La donna della domenica" con Giampaolo Morellihttp://www.youtube.com/watch?v=LB5kn29nim8