Michele Caruso
20/08/14

“Io parto, non so se ritorno”, un invito alla pace raccontando le atrocità della guerra

Michele Caruso con sullo sfondo l'autore Antonio Del Vecchio Michele Caruso con sullo sfondo l'autore Antonio Del Vecchio

“Hanno lottato per salvaguardare i cittadini e tutelare la pace.” (Antonio Del Vecchio)

Io parto, non so se ritorno” di Antonio Del Vecchio è la storia (o le storie) di caduti e reduci del secondo Conflitto Mondiale: è un viaggio, un doloroso percorso, che espone il lettore di fronte all’atrocità della II Guerra Mondiale, conflitto che ha coinvolto e sconvolto l’intera umanità. È un libro scritto per ricordare a noi posteri il sacrificio che i militari di Rignano Garganico (FG) e dintorni hanno compiuto circa settant’anni fa. È un libro per non dimenticare: perché se è accaduto, vuol dire che potrebbe accadere di nuovo. Sono i sentimenti a parlare in “Io parto, non so se ritorno”, sono le vite, le lettere, le grida, le lacrime dei caduti e dei sopravvissuti.

 

Si può parlare della guerra in molti modi e Del Vecchio ha deciso di farlo come un asceta all’ingiù che contempla le vicende esistenziali dei soldati. È una testimonianza sconvolgente sull’inferno della Guerra, è libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa. In alcuni punti, ricorda i luoghi letterari del libro La tregua di Primo Levi: il lungo viaggio di ritorno attraverso l’Europa, l’Italia e l’Africa, dai diversi fronti di guerra e campi di sterminio. Una narrazione che contempera il senso di una libertà ritrovata con i segni lasciati dagli orrori sofferti.

 

Del Vecchio, oltre a narrare l’epica delle vicende, dipinge anche i tratti salienti delle persone che popolano il suo libro e ci invita a riflettere su quanto sia brutta la guerra e quanto sia difficile ricostruire la pace. E questo perché la guerra porta con sé tracce di sangue, di odi, di macerie difficilissimi da cancellare. E la guerra è sempre una sconfitta, perché distrugge il valore della persona umana, della dignità e della libertà.

 

In un panorama geopolitico dove i venti di guerra soffiano sempre più forte, libri come questo aiutano a ricalcare l’invito alla pace. E resta in noi sempre una speranza, espressa in maniera sublime da quell’appello dolce ed accorato di Giovanni Paolo II: «Concedi al nostro tempo giorni di pace. Mai più la guerra!».

 

E basta leggere con maggiore attenzione il titolo del libro, per capire che non è solo la storia dei caduti e reduci di guerra, ma è anche la mia storia, la tua, e quella di tutti coloro che lasciano la propria terra alla ricerca di un futuro migliore. E “Io parto, non so se ritorno”, un’incisione ritrovata sulla finestrella di un pagliaio, potrebbe metaforicamente essere l’incisione che ognuno di noi può tracciare sulla finestrella del proprio cuore

Letto 1151 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Agosto 2014 07:59
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Michele Caruso

Giornalista, scrittore, esperto di economia globale.