Antonio Del Vecchio
25/04/15

Oltre settant’anni fa morivano nel “mare nostrum” migliaia e migliaia di soldati italiani

Il piroscavo Oria Il piroscavo Oria

RIGNANO GARGANICO. Come i migranti di oggi, anche loro fuggivano dalla guerra. Il riferimento è ai nostri soldati in armi durante la Seconda Guerra Mondiale, di stanza in Grecia o sparpagliati nelle isole egee, a cominciare da Rodi e da Creta.

Una guerra combattuta da soldati ignari e incoscienti di quel che stava accadendo. Il tutto peggiorò dopo l’8 settembre 1943. I comandi militari italiani se la squagliavano senza lasciare ordini. L’aviazione inglese giocava al facile bersaglio. Infatti, pur di affondare una nave tedesca non lesinava con il “fuoco amico”di far morire migliaia di soldati italiani e centinaia di partigiani greci. Anche allora il”mare nostrum” diventò un grande cimitero, con decine di navi affondate e migliaia e migliaia di morti italiani. Gli scafisti senza scrupolo erano i soldati tedeschi  che costringevano i militari italiani ad imbarcarsi, come oggi, sulle cosiddette carrette del mare ossia navi malandate ed insicure. Lo facevano, per liberarsi di loro e conservare qualche boccone in più per i propri connazionali. L’operazione più eclatante ebbe inizio nell'autunno, allorché  i tedeschi dovettero trasferire via mare, dopo la resa delle nostre truppe,  circa 17.000 prigionieri italiani . Come accennato, per questi trasporti decisero di usare vecchie carrette del mare che venivano stipate di prigionieri oltre ogni limite. Parecchie di queste navi furono silurate da sottomarini anglo-americani, mitragliate dalle rispettive Aviazioni oppure, come nel caso della Oria, affondarono alla prima burrasca.  La Oria, infatti, fu tra le navi scelte per il trasporto dei prigionieri italiani. L'11 febbraio del 1944 partì da Rodi diretta al Pireo con a bordo 4046 prigionieri (43 ufficiali, 118 sottufficiali, 3885 soldati), 90 militari tedeschi e l'equipaggio norvegese, ma l'indomani, colta da una tempesta , affondò presso Capo Sounion . Alcuni rimorchiatori accorsi il giorno seguente, non poterono salvare che 21 italiani, 6 tedeschi ed un greco. Tutti gli altri persero la vita. Come risulta dal registro degli imbarcati, tra questi c’erano pure i rignanesi, Resta Giovanni e Radatti Angelo*. Ecco le altre navi affondate nell’Egeo con il loro quasi totale carico umano. “Gaetano Donizetti(23 settembre 1943, Rodi)  1.796 morti. “Ardena”(27 settembre 1943, Cefalonia) 779 morti. “Mario Rosselli”(11 ottobre 1943, Corfù) 1.302 morti. Maria Amalia” (13 ottobre 1943, Cefalonia) 550 morti. “Petrella”(nave tedesca, 8 febbraio 1944, Creta) 2.670 morti.  Il 18 ottobre 1943 da Creta mollava gli ormeggi la "Sinfra", con un carico di 2389 soldati italiani e scorta tedesca. Un sommergibile britannico l'affondava rapidamente: 1850 gli scomparsi in mare. Tra essi c’era il rignanese Francesco Saverio Caruso*. Ma non è finita. Un’altra ecatombe di morti, forse la prima, si ha il 29 marzo 1941. L’incrociatore Zara, coinvolto nella battaglia di Capo Matan (acque a Sud del Peloponneso), silurato dal nemico salta in aria. Muoiono 782 dei 1098 uomini a bordo. Tra cui, il marinaio artigliere Salvatore Coletta*, pure di Rignano.

 

*per approfondimenti, si veda il volume: Antonio Del Vecchio,  IO PARTO NON SO SE RITORNO, 2014, pp.220.

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.