Antonio Del Vecchio
26/05/14

La storia di Michele Stilla e della sua guerra “perduta” sulle Alpi Occidentali Italiane

Territori occupati dagli Italiani in Francia (1940-43) Territori occupati dagli Italiani in Francia (1940-43)

RIGNANO GARGANICO. Michele Stilla nasce l’8 giugno 1921 da Antonio (classe 1889), vigile urbano, e da Alessandra Montesano (classe 1886 ), casalinga, nella casa avita di vico Giano 25 a Rignano Garganico.

Frequenta le Elementari in paese con profitto. Allora la scuola locale si avvale di educatori di grande statura morale e pedagogica, come Antonio Cappelli (futuro ispettore scolastico, giudice conciliatore e poi podestà), la di lui moglie, Antonietta Del Priore, Carolina Draisci, Michelina Padovano ed altri. Michelino era molto perspicace e seguiva le lezioni con curiosità e passione, tant’è che, su consiglio degli zii, P. Ippolito Montesano, ofm, e  Vincenzo, fratello del primo, segretario comunale nella vicina Sannicandro Garganico, nonché padre di Giuseppe (quest’ultimo, questore  e poi Prefetto, sulle creste dell’onda negli anni ’70, per via delle sue fortunose azioni poliziesche che  ispirarono romanzi e film di straordinario successo, interpretati da grandi attori, come Marcello Mastroianni) si pensa di mandarlo in qualche collegio per il prosieguo degli studi. Scartato il seminario e i francescani, lo si manda  dai Salesiani, a Roma. Precisamente all’Istituto Pio undecimo, attivo sin dal 1930-31, dove si trovano già altri suoi coetanei. Quando l’avvenire radioso della prima adolescenza gli sembra ormai sorridere, eccoti la “schioppettata”: all’improvviso viene a mancare la sua mamma Alessandra. Siamo nel 1934. Ne resta traumatizzato per sempre. Da gioioso e voglioso, diventa triste e alquanto riservato. Comunque sia, con il prossimo vicino e lontano egli cerca sempre di interagire con gentilezza e prudenza.   Ne risentono i suoi studi. Da ora in poi tutto gli sembrerà difficile e faticoso. Diplomato alla scuola di Avviamento Professionale, tenta le Superiori, ma con scarso profitto, fino a quando, dopo aver conseguito la promozione al 3° anno (Scuola Tecnica di tipo Industriale), decide di rientrare definitivamente in paese. Qui, ormai giovincello, in attesa di essere chiamato alla leva, solitamente aiuta il padre nel post-lavoro alla vigna. Pensa di emigrare in Usa o in Australia. Ai primi di gennaio del 1940 arriva la cartolina con grande dispiacere. E questo non a torto. Infatti, la recluta, di spirito anarchico, avversava in cuor suo il militarismo e il fascismo, avendo assimilato da suo padre, vigile urbano, un prudente ed accorto atteggiamento di contrarietà nei confronti dei "fascisti locali", che in molte circostanze ostentavano arroganze e rudi minacce di vessazione. Innumerevoli volte, il padre  raccontava episodi di non trascurabile violenza. Insomma, in famiglia si respirava un'aria, non dico di aperto antifascismo, ma, di sicuro, una tacita intesa di vigile attenzione a  quei "fascisti", che poi, in seguito, diventeranno tutti democristiani. Dopo le istruzioni di rito è aggregato all’autocentro di Bari. Qui vi resterà per alcuni mesi, fino a quando la sua classe è chiamata alle operazioni di guerra. Il 31 dicembre dello stesso anno, ammesso alla ferma biennale, lo troviamo accorpato al 10° settore della guardia di frontiera (copertura "Baltea-Orco-Sture"-Aosta). Il 23 gennaio 1941 è trasferito al 1° Centro Automobilistico di Torino con la nomina di allievo operaio. Il 20 del mese successivo è aggregato al reparto Comando del 72° gruppo Artiglieria col grado di sergente. Il 28 marzo dello stesso anno è in servizio alla 9° Officina, mentre il 2 luglio la ferma originaria di due anni gli viene commutata, con disposizione del comandante, in quella ordinaria. Come autista di camion nei mesi seguenti è  in azione con il suo raggruppamento a dar man forte alle truppe italiane impegnate sul fronte delle Alpi Occidentali. Qui le stesse, dopo aver attraversato il confine della Costa Azzurra, sono rimaste impantanate  da tempo per via della contro offensiva francese, attiva soprattutto sui monti. Per cui della propagandata “guerra lampo” dei Tedeschi i soldati italiani, riescono ad intravedere notte e giorno solo il continuo bagliore delle artiglierie avversarie. In qualche caso i cugini - nemici sono così vicini che non si può evitare il corpo a corpo. E’ quanto accade durante il passaggio di un valico alpino.  Michele,accortosi di essere preso di mira da una sentinella francese, imbraccia il fucile e spara, colpendo a morte il militare nemico. Ne rimane scioccato, ha ucciso per la prima volta un suo simile, non importa se in guerra. Tale senso di colpa lo perseguiterà sino alla fine dei suoi giorni. “Ed è per questo che, quando si parlava della guerra, egli taceva e puntualmente cambiava discorso” – ci dice il fratello Giulio. La guerra contro la Francia, come noto, è costituita da due fasi, la prima, nota anche col nome di “battaglia delle Alpi Occidentali” si svolge fra il 21 e il 23 giugno ed è sospesa il 24 con l’armistizio di Villa Incisa. Le truppe Italiane conquistano ed annettono una serie di piccoli Comuni situati in parte sulle Alpi, altri sul dorsale marino. In tutto circa 850 Kmq, con meno di 30 mila abitanti, per lo più appartenenti alla città di Mentone (21 mila ab.). Stilla partecipa a pieno titolo alla seconda fase. Precisamente alla cosiddetta operazione “Anton”,  avviatasi nel novembre 1942 con l’occupazione della Corsica e  degli otto dipartimenti sudorientali della Francia, compreso il Principato di Monaco. Il VII Corpo d'armata s’impossessa della Corsica, mentre la 4ª Armata, di cui fa parte il militare rignanese, conquista  le regioni meridionali francesi in un'area compresa tra il confine alpino, il fiume Rodano e la costa mediterranea, con l'esclusione delle città di Lione e Marsiglia. Passa sotto il diretto controllo italiano, quindi, una parte più consistente della Francia meridionale, compresi importanti centri urbani come Tolone, Aix-en-Provence, Grenoble, Nizza e Chambéry.Dopo l’8 Settembre, la notizia dell’Armistizio si diffonde in un baleno tra le truppe italiane (forse perché è il fronte più vicino alla patria e da queste viene accolta con un senso di liberazione, data la situazione di stallo in cui si trovano  e il conseguente morale basso. L’armistizio è inteso come “guerra finita”. Dopo l’incertezza, subentra prima lo sbandamento degli ufficiali e poi della massa militare. Tra questi si trova anche il nostro rignanese che prende il suo camion zeppo di soldati e, viaggiando di notte,  di corsa rientra in Italia facendo tappa a Como, dove è ospite per diversi giorni di un commilitone amico. Lo stesso che lo inviterà a disfarsi dell’automezzo, al fine di non essere scoperti dai fascisti e dai Tedeschi. Dei regolari nessuno ha paura, per via dei medesimi sentimenti di avversione alla guerra e al fascismo. Così un certo giorno, Michele lascia la famiglia amica comasca e a piedi si avvia verso il Sud Italia, deciso ad ogni costo a raggiungere il proprio paese. Ovviamente alle strade statali preferisce quelle secondarie, anche perché qui di tanto in tanto riesce a trovare rifugio e qualche alimento. Arriva nella maremma toscana, dove fa rifornimento di castagne che lo nutriranno per diversi giorni sino alla nausea. Da qui si capisce che siamo nel tardo autunno del 1943. Dopo la linea gotica, raggiunge il Lazio ‘liberato’ e alle "strade statali preferisce" i sentieri delle montagne appenniniche, attraversando le valli del Gran Sasso e giù via  via  per le montagne del Molise giunge finalmente a Pescorosso, dove la famiglia", aveva un mandorleto con una caverna naturale, spesso abitata dai pastori. Vi resta per qualche giorno. Dopo di che, assicuratosi che nella zona non ci sono militari", né tedeschi né americani, sale alla volta del paese e, in un’ ora circa, attraverso la mulattiera della Lama raggiunge “Capolmonte”, imbiancato di neve alta quasi mezzo metro. E’ buio pesto e la bora soffia a più non posso. Ma Michele non si scoraggia. Seguendo d'istinto i viottoli che conducono al paese, in pochi minuti, con la fretta di chi scappa, è sull'uscio di casa, dove la zia Siuccia, avvertendo per prima i passi pesanti del militare, aprendo la porta, si accorge di Michelino, con il capo coperto da passamontagna e a dosso  un giaccone militare. E’ tutto macero e malandato. In un attimo l’intera famiglia gli è addosso, papà Antonio,  la sorella Maria e due altri bambini, di cui uno di pochi mesi. Intanto, in paese corrono voci strane sui reduci rientrati irregolarmente come Stilla, definiti ‘disertori’ e assoggettabili a chi sa quali sanzioni. Ed è per questo che Michele il 28 gennaio del 1944 si consegna al Comando di truppa n. 8 di stanza a Bari. Dopo una breve sosta a Lecce, il 2 febbraio ritorna nel Capoluogo pugliese al 9° Reggimento Autieri  per passare poi, il 24 ottobre dello stesso anno, come forza effettiva al 1 Battaglione del 407° Reggimento di Fanteria. Da qui è congedato definitivamente il 27 marzo 1946.Negli anni successivi il reduce è alla ricerca di un lavoro stabile, come impiegato, visto che il titolo di studio ce l’ha e la preferenza pure di ex-militare, ma solo negli anni ’50, dato l’autorevole intervento dello zio “monaco”(P.Ippolito), è assunto senza concorso  presso l’Ente Riforma Fondiario. Per qualche anno fa servizio  prima a Manfredonia, poi a Foggia e, infine, a Bari, dove resterà sino alla morte, sopraggiunta in ufficio per “ictus’,  quando aveva  appena 47 anni, compiuti l’8 febbraio 1968. Ora  è sepolto presso la tomba dei suoi cari nel Cimitero del paese natale, che egli amava tanto.          

Letto 1470 volte Ultima modifica il Lunedì, 26 Maggio 2014 18:30
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.