Antonio Del Vecchio
30/03/14

L’autiere che presagì la sua fine in guerra con una frase scolpita sul frontespizio di un “pagliaio”

RIGNANO GARGANICO. Del Vecchio Gabriele nasce il 19 Settembre 1915 da Giuseppe e Vincenzina Montesano nella casa avita di Via Montarone 8, a Rignano Garganico. Gli stessi erano sposi dal 1 marzo 1906. Tre mesi dopo la nascita gli muore il padre. Precisamente il 30.12.1915.

Crescerà orfano fino al 1920, allorché la madre si risposerà l’8 aprile con  Michele Arcangelo Del Vecchio, forse congiunto del primo marito, dal quale avrà altri figli. Gabriele, dopo aver conseguito la licenza di III Elementare aiuta il padrigno nei lavori di campagna nel loro fondo situato in zona montana alla contrada Capoferro. Qui sulla finestrella cieca sopra l’ingresso di un piccolo “pagliaio” , tipico ricovero in muro a secco, scolpito su una pietra è conservata una frase premonitrice: “Parto non so se ritorno” (vedi foto), graffita dall’interessato qualche giorno prima della partenza per la guerra, ossia 74 anni fa. La notizia, seppure conosciuta da tempo per via di storia orale, è stata appurata e confermata di recente dal suo scopritore, Lorenzo Carbone (78 anni), attuale conduttore del fondo in menzione (vedi foto). Adolescente alterna la predetta  attività con quella di bracciante a giornate presso le  masserie della piana. 

Il 10 Giugno 1935, sottoposto a visita di leva presso il Distretto Militare di Foggia, è fatto idoneo. Il I febbraio dell’anno successivo è chiamato alle armi e l’11 maggio lo troviamo in servizio presso il Deposito del  9° Centro Automobilistico di Bari. Il 1° ottobre 1938 richiamato alle armi, il 21 dello stesso mese s’imbarca a Napoli con arrivo a Bengasi in Libia. Il 13 novembre rientra in patria e mandato in congedo illimitato. E’ di nuovo chiamato alle armi il 28 maggio 1940 con presa di servizio presso il 9° centro automobilistico di Bari.

Successivamente, destinato al Centro automobilistico del XXI Corpo d’Armata di stanza in Africa Settentrionale, rifà il  tragitto per Bengasi tramite via Napoli. Qui partecipa alle operazioni militari delle truppe autotrasportate della 17 Divisione di Fanteria “Pavia”. Ecco le principali azioni portate avanti dalla predetta divisione.

Organizzata come corpo autotrasportato, sin dallo scoppio della guerra, la troviamo dislocata in Libia, prima ai confini con la Tunisia francese e poi nelle vicinanze di Tripoli, dove è impiegata per operazioni di difesa costiera. Compito quest’ultimo che svolgerà fino all’aprile del 1941,  allorché prende parte alla controffensiva dell’Asse attaccando in direzione della via Balbia.

Circondata Mechili, occupata dalle truppe australiane, dopo due giorni di aspri combattimenti la città viene ripresa dalle truppe italo- tedesche di Rommel,  lasciando nelle loro mani ben 3000 mila prigionieri.

Successivamente la divisione prosegue la sua avanzata (e con essa anche il camionista Del Vecchio).  Ma il 23 novembre, la musica cambia. Infatti, durante la famosa operazione “Crusader”, le truppe inglesi riescono a fare breccia nelle linee della 25ª Divisione fanteria "Bologna". Le truppe italiane sono costrette a sostenere pesanti combattimenti, ai quali prende parte anche la Pavia: Violenti contrattacchi permettono di ristabilire la situazione di partenza agli inizi di dicembre, ma il sette del mese i britannici effettuano un nuovo attacco, che costringe la divisione a ritirarsi il giorno successivo.

Durante la ritirata, la Pavia effettua azioni di retroguardia. In particolare provvede con tenacia  alla difesa ad El Adem, ritardando così  l'avanzata australiana di oltre tre ore e consentendo  alle forze dell'Asse (nonché alla maggior parte della stessa divisione) una comoda ritirata. Per tutto il mese di novembre del 1941 si susseguono combattimenti locali in tutta la Marmarica, a cui partecipa anche  il nostro soldato autista.

Il primo di  dicembre durante l’attraversamento di un campo minato attorno a Tobruck assediata, Gabriele inciampa in una mina che scoppia procurandogli – a quanto si legge in un verbale - ferite multiple alle cavità addominali e agli arti inferiori.

Trasportato d’urgenza presso il vicino ospedale da campo n. 66, è sottoposto ad un complicato intervento chirurgico, ma non ce la fa. Due giorni dopo muore col pensiero rivolto alla sua cara mamma Vincenzina e al pagliaio sopra accennato dentro il quale trascorreva il tempo a sognare il suo futuro accanto all’amata. È il 3 dicembre 1941.

Il suo corpo illacrimato è seppellito nel Cimitero di Guerra della Divisione “Pavia” di Bir Akrona in Cirenaica.

Letto 1394 volte Ultima modifica il Lunedì, 31 Marzo 2014 03:45
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.