Antonio Del Vecchio
29/03/14

In Russia, l’ultimo e definitivo congedo del bersagliere Matteo Del Vecchio di Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO. Tra i militari caduti a seguito della grande e vittoriosa offensiva sovietica del dicembre 1942, c’è anche il soldato rignanese Matteo Del Vecchio, intruppato nel 3° Reggimento Bersaglieri, pressoché decimato in tale occasione. Il resto della disfatta si può dividere in due gruppi.

Il primo comprendente  i reduci che, dopo aver superato una serie di patimenti dovuti al gelo polare e alle imboscate, sono riusciti, dopo  dolorose  marce forzate,  a tornare a casa. L’altro è costituito da quelli che, fatti prigionieri, hanno sopportato il martirio del lager e sono rientrati in Italia dopo il 1946.  

Quello in cui è incappato il bersagliere in parola sembra sin dall’inizio un destino segnato. Chiamato per ben tre volte al dovere, viene puntualmente esonerato con il congedo illimitato, la prima volta per questioni di misure, la seconda in virtù di legge, l’ultima, a guerra già avviata, per presunta malattia, in quanto messo a disposizione tra le forze  in rassegna in elenco presso il Distretto Militare di provenienza, cioè Foggia. Ecco,comunque, la sua storia di vita e di militare. Egli nasce a Rignano Garganico il 10 marzo 1911 da Giuseppe Scipione e Maria Grazia Novelli. Frequenta le prime classi di scuola elementare. Dopo di che, trascorsa la prima giovinezza, è messo a garzone presso uno dei padroncini del luogo e va a lavorare nella piana sottostante.  Ci va volentieri per sostenere la famiglia d’origine e nel contempo per mettere da parte un gruzzolo bastevole per mettere su famiglia e sposare la sua amata Raffaela De Angelis.  Chiamato a visita di leva è riformato ai sensi della Legge 1948/35 e collocato in congedo illimitato. Corre l’anno 1937. L’anno successivo sposa la predetta “Faelina” che darà alla luce prima Giuseppe e poi, a guerra inoltrata, il secondogenito Domenico, che non conoscerà mai.

Richiamato alle armi il 12 marzo 1940 viene aggregato nel giugno dello stesso anno al I Reggimento Bersaglieri. Il 23 ottobre è di nuovo in congedo nel ruolo 115 (forza in rassegna). Il 13 dicembre 1941viene di nuovo richiamato alle armi ed aggregato al Deposito del I Reggimento Bersaglieri. Il I marzo 1942 è trasferito al 9° Reggimento “Cremona”,  203° Battaglione.  Passa al 3° il 20 aprile e aggregato al 9 compagnia di formazione battaglione. Si tratta del Reggimento più decorato d’Italia. Nella solo campagna russa conquista due Medaglie d'Oro al Valor militare, a cui se ne aggiungono altre due assegnate al cappellano Don Giovanni Mazzoni, anch’egli deceduto in Russia.

Il 28 maggio 1942  il giovane Del Vecchio parte per la Russia. Il 6 dicembre è in combattimento sul fronte del Don  , come pure nei giorni  19 e 20 e 21 dicembre, allorché è dichiarato disperso. Ecco l’epilogo della terribile battaglia finale, stravinta dai Russi. 

L’offensiva sovietica, denominata “Piccolo Saturno”, ha lo scopo di allontanare il fronte tedesco dalla sacca di Stalingrado. Essa si svolge dunque per l’intero mese di dicembre con attacchi violenti alle posizioni italiane, le meno dotate di mezzi di tutto lo schieramento, e impegna forze che consentono ai sovietici una superiorità di sei a uno e la preponderanza assoluta nei corazzati. Il piano prevede lo sfondamento del fronte e l’aggiramento delle unità italiane da Novo-Kalitwa a Weschenskaja. L’11 dicembre i Russi attaccano a nord  le Divisioni Ravenna, Cosseria e 385a germanica e a sud  la 3a Armata Romena; le posizioni vengono cedute e riprese alternativamente, mentre dai superiori Comandi giungono soltanto messaggi di incitamento che ordinano di tenere duro con fede incrollabile. Le truppe sovietiche sono un fiume in piena che travolge le retrovie sconvolgendo i servizi logistici e i collegamenti, avvolge i reparti rimasti in prima linea e riprende prepotentemente possesso del territorio precedentemente perduto.
Le azioni sovietiche giungono poi anche sulla linea di fronte tenuta dalla Celere”Principe Amedeo Duca d'Aosta", di cui fa parte il 3° Reggimento dove presta servizio il nostro militare piumato.  Il 16  le truppe sovietiche  attaccano l’11a Compagnia del XXV Battaglione e si infiltrano nel punto di contiguità con la 6a Compagnia del XIII Battaglione del 6° Reggimento; lo scopo è di aprire una sorta di corridoio attraverso il quale fare passare le colonne corazzate che avvolgeranno l’intero settore. Il giorno successivo l’attacco prosegue più a fondo, specialmente contro il 3° Reggimento, che unitamente al 6° bersaglieri si trovano sotto il fuoco dei reparti dell’Armata Rossa provenienti dal fronte e dalle pattuglie infiltratesi di lato. Nell’azione viene ferito il comandante del 3° Reggimento, colonnello Ercole Felici, che viene sostituito dal colonnello Luigi Longo.

Il giorno 18 su buona parte della linea i russi sono ricacciati indietro, ma imponenti forze nemiche sono ormai penetrate in profondità e attaccano senza sosta i due reggimenti. Il giorno 19 il Comando della Divisione Celere impartisce ai reparti dipendenti l’ordine di ripiegare su Meskov per attestarsi sul fiume Tichaja, un affluente del Don, allo scopo di proteggere le altre unità in corso di ripiegamento. Anche il 3° Reggimento deve quindi lasciare la sua linea di fronte e abbandonare quegli stessi capisaldi che i russi più volte avevano attaccato senza mai riuscire a prendere.

Il ripiegamento avviene  in una marcia di due giorni a piedi nella neve ormai alta e con una temperatura scesa a meno 30 gradi, con gli uomini carichi di armi e munizioni e di effetti personali ridotti all’essenziale. Si tratta di un migliaio di uomini che raggiunge Meskov, quando ormai  il Comando di divisione ha già sgomberato il villaggio, occupato com’è dai russi dopo un vittorioso scontro con reparti tedeschi. È il giorno 20 e il comandante del reggimento, colonnello Luigi Longo, dopo avere fatto deviare per percorsi più sicuri altri reparti, fra cui un Ospedale da campo, decide di tentare un colpo di mano per conquistare il villaggio. Manda all’assalto, tra l’altro,  il 3° con in testa il XVIII Battaglione forte anche di una compagnia di artiglieria del 120° Reggimento.

Il Reggimento attraversa una spianata ricoperta di neve, in fondo alla quale i russi sparano al riparo delle isbe. L’impeto dei bersaglieri costringe il nemico a lasciare le sue posizioni e a ritirarsi in una piccola chiesa sconsacrata posta su una altura vicina, che da quel momento diviene il fulcro della battaglia. La chiesa viene presa e perduta più volte, fintanto che in rinforzo dei sovietici sopraggiungono i carri armati. Nell’azione il 70% degli effettivi del reggimento viene perduto. Le postazioni raggiunte vengono mantenute sino all’alba del giorno successivo, quando i superstiti ricevono l’ordine di ripiegare verso Kalmikov, a dieci chilometri da Meskov. Raggiunta la città  i bersaglieri si rendono conto di essere rimasti del tutto isolati e  vengono subito sopraffatti dalle imponenti forze nemiche.

Quel che resta del 3° Reggimento Bersaglieri è sommerso e distrutto in pochi e brevi scontri. I pochi superstiti del reggimento vengono in parte catturati, incolonnati e poche ore più tardi inizia la marcia di trasferimento verso l’interno. Soltanto piccoli residui del 3° Reggimento, dislocati a Cerkov, dopo aspri combattimenti e a prezzo di altissime perdite riescono ad aprirsi un varco che consentirà loro di rientrare in Italia. Tra questi, come già detto,  non ci sarà Matteo,  di certo colpito mortalmente in uno di quei giorni terribili (non si saprà mai quello preciso) assieme a tantissimi suoi commilitoni che, come lui, sognavano ogni giorno il ritorno a casa per rivedere  le loro fresche spose, abbracciare i figli già nati e quelli lasciati in itinere.

 

Letto 1291 volte Ultima modifica il Lunedì, 31 Marzo 2014 03:47
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.