Antonio Del Vecchio
14/03/14

Il prigioniero Michele Pignatelli di Rignano Garganico sfamò il fratello Angelo nel campo di sterminio nazista

Il Sergente Maggiore Michele Pignatelli di Rignano Garganico Il Sergente Maggiore Michele Pignatelli di Rignano Garganico

 

RIGNANO GARGANICO. E’ raro che due fratelli si trovino accomunati dal tragico destino, fortunatamente conclusosi per entrambi a lieto fine. E’ accaduto a Rignano Garganico. Ecco la storia. Michele Pignatelli nasce  il 29 Settembre 1915 da Matteo e Antonia Limosani, a Rignano Garganico.

Frequenta le scuole Elementari del paese con profitto. Di tale esperienza si conserva il certificato di studio di promozione alla III classe (vedi appendice documenti), da cui si evince il nome del maestro.

Si tratta di Antonio Cappelli, personaggio assai caro alla memoria collettiva, sia come docente e poi ispettore e direttore didattico sia come podestà ed ancora di più per essere autore del libro Rignano nelle Vicende Storiche nella Daunia Antica (edito a cura del figlio Francesco, Sesto S. Giovanni, 1998, pp.316) . In calce al documento si nota  la firma  della commissaria Carolina Draisci, docente di lungo corso presso la medesima scuola per tantissime generazioni.

Conseguita la licenza dell’obbligo, Michele va come garzone a lavorare nei campi per guadagnarsi anche lui il pane quotidiano sull’esempio dei suoi coetanei ma soprattutto per far contento il padre ‘sagrestano” che lo vuole fuori dai vizi. Successivamente esercita il mestiere di spazzino. 

È con tale qualifica che si presenta  alla visita di leva c/o il Distretto Militare di Foggia, dove  è fatto rivedibile e messo nell’elenco della classe di leva successiva. Chiamato alle armi nel maggio 1937 è accorpato prima come soldato semplice al 50° e poi al 115° Reggimento di Fanteria col grado di scelto. Imbarcatosi a Messina con destinazione Cirenaica approda a Bengasi il 24 Settembre dello stesso anno. Diventa Caporale il 4.1.1938  e Caporal Maggiore il 15 giugno. E’ messo in congedo illimitato il 23 luglio, per anticipazione dei  lavori in Libia. Posizione, quest’ultima, registrata al Distretto di Foggia 19 novembre.

 Il 7 gennaio 1940, soffiando i venti di guerra e nel timore di poterla più rivedere, sposa la sua amata Antonietta Di Claudio (1917 – 1912), Richiamato alle armi il 25  novembre 1940, è aggregato al centro di reclutamento di Barletta. Il 12 febbraio 1941 è imbarcato a Bari con destinazione Albania e il giorno successivo sbarca a Durazzo e accorpato al 32° Reggimento di Fanteria “Siena” (vedi Foglio Matricolare in appendice), già da qualche tempo in zona di operazione di guerra.

Da ora in poi la esperienza militare di Pignatelli si confonderà con quella del suo Reggimento. Per saperne di più, ecco di seguito il trascorso 1940 – 43. Il 10 giugno 1940 il reggimento ha in organico: comando e compagnia comando, tre battaglioni fucilieri, compagnia mortai da 81, batteria armi di accompagnamento da 65/17. Risulta dislocato in Piemonte con compiti di riserva. Dopo la campagna contro la Francia, la divisione di appartenenza (51a Siena) rientra fra i reparti necessari allo sviluppo dell'esigenza «G», per cui il 32° Reggimento viene trasferito nel mese di settembre in Albania, alle dipendenze del Corpo d'Armata della Ciamuria di nuova costituzione e schierato nella parte più meridionale dello scacchiere. Fra il 22 e il 23 ottobre, mentre staziona in Epiro, il 32° Reggimento riceve l'ordine di spostarsi verso il confine greco-albanese.

Durante un’operazione di perlustrazione la compagnia di Pignatelli riesce a liberare dei soldati italiani tenuti prigionieri dai partigiani greci in una grotta. Tra questi, con somma sorpresa egli scopre la presenza del suo compaesano, Giovanni Resta , classe 1909 che è tutto malandato e lo abbraccia disperatamente, convinto ormai che non ce l’avrebbe mai fatto a sopravvivere. Passano alcuni mesi. Il Reggimento in parola segue, intanto, il ciclo operativo della gruppo di appartenenza ed arriva quasi decimato alla battaglia di Monastero.

Dopo questa battaglia, Pignatelli viene promosso Sergente. Lo si evince da un ordine di servizio firmato dal colonnello comandante Ruggero Fradella (vedi appendice), con il quale si autorizza l’interessato a mettere in mostra le stellette e gli altri fregi previsti dal regolamento. Nel 1942 la divisione di appartenenza (51a "Siena") passa alle dipendenze del VII Corpo d'Armata e riceve l'ordine di trasferimento nell'Isola di Creta, dove deve svolgere compiti di presidio e ne occupa la parte orientale.

A seguito all’armistizio dell’8 settembre, il reggimento viene sciolto. Il 13 dello stesso mese, Pignatelli e tutti i suoi commilitoni sono fatti prigionieri dai tedeschi e deportati in Germania. Qui passa in rassegna diversi campi di concentramento, dove resta solo per dormire, perché durante il giorno è  impegnato come lavoratore tutto fare sia nei cantieri all’aperto che nelle fabbriche di armi e persino elettriche. In una dei tanti spostamenti scopre imprigionato in un campo il fratello Angelo. Si trova in una situazione per davvero disperata, in quanto dichiarato non abile al lavoro per la sua estrema gracilità e quindi destinato a morire di stenti. Per cui durante la sua permanenza in quel campo, Pignatelli ce la mette tutta per assistere il fratello. Lo cura amorevolmente, passandogli larga parte del suo pasto quotidiano fino a vederlo ristabilito. Poi lo perde di vista in quanto trasferito in altri luoghi.

All’inizio del 1945 lo troviamo a Magdeburgo, come testimonia il permesso provvisorio per lavoratori stranieri rilasciatogli dal Comando di Polizia della città (vedi appendice). Lo stesso, datato 15 gennaio 1945, è valido per due anni. Dal 1943, Magdeburgo continua ad essere attaccata da bombardieri alleati. Obiettivi iniziali sono gli stabilimenti industriali utilizzati per la produzione di armi, come l'impianto della Krupp-Gruson del quartiere di Buckau, in cui vengono prodotti i veicoli cingolati (principalmente cannoni d'assalto) e gli idrogenatori della Brabag di Rothensee, necessari per la produzione di carburante sintetico.

L'attacco aereo su Magdeburgo del 16 gennaio 1945, a cui assiste con orrore Pignatelli,  distrugge circa il 90 per cento della città vecchia, incluse 15 chiese. Anche i quartieri rappresentativi dell'epoca Gründerzeit subiscono in breve tempo danni rilevanti. In questo attacco muoiono almeno 2.000 . E’ il quinto attacco più pesante effettuato su una città tedesca durante la seconda guerra mondiale. Pignatelli resterà Magdeburgo fino al 12 aprile 1945, allorché sarà liberato dagli americani. Dopo diversi giorni di bombardamento gli stessi rompono le linee di difesa tedesche, occupando il 19 aprile la parte ovest della città. Come stabilito, il 5 maggio 1945 giungono poi le forze sovietiche ad occupare con la porzione ad est del fiume Elba la parte rimanente della città e il 1º luglio l’intera città è  sotto il controllo dell'Armata Rossa.

Rimpatriato il 25 agosto, viene mandato a casa in licenza senza assegni il 17 Settembre del medesimo anno. Successivamente sarà invitato a riprendere il servizio con il grado di Maresciallo, così come hanno fatto altri suoi compagni d’armi. Ma Pignatelli,  ormai stanco e stufo della Guerra e del Fascismo e suggestionato dalla mamma Antoniella, oppone il suo categorico rifiuto. In paese, da subito simpatizza e s’iscrive alla Democrazia Cristiana. Anzi  è uno dei fondatori della sezione locale, come testimonia la sua prima tessera rilasciata dal segretario politico nazionale  Alcide De Gasperi (vedi appendice documenti).

A questo partito sarà sempre legato, divenendone custode sezionale per molti decenni. Divide questo impegno con quello  di sagrestano della Chiesa Matrice “Maria SS. Assunta”.  Intanto nel 1946 diventa padre del suo unico figlio Matteo che ne seguirà le orme politiche, dopo una brevissima militanza nel partito socialista di Nenni. Muore il 19 marzo 1995.  

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.