Antonio Del Vecchio
22/01/14

II Guerra Mondiale: il sergente Angelo Del Vecchio rischiò la fucilazione per una bomba mancante in armeria

RIGNANO GARGANICO. Del Vecchio Angelo nasce a Rignano Garganico il 25 febbraio 1911 da Angelantonio e da Maria Michela Iannacci. Dopo la prima infanzia, trascorsa tra casa e campagna, frequenta con profitto le Elementari , ottenendo la licenza finale in età regolare.

Un accadimento, quest’ultimo, ritenuto straordinario per quei tempi, allorché regnava sovrana l’analfabetismo. Dopo di che, avendone l’età giusta e non potendo la famiglia sostenere il peso dell’istruzione superiore pensa subito d’imparare un mestiere. Idealmente è portato a fare il falegname, ma allo scopo di aiutare la famiglia, ormai numerosa e privo del capo, deceduto a seguito delle ferite  conseguite durante le operazioni militari sul fronte nella I Guerra, sceglie d’imparare l’arte del muratore da subito retribuita. Il seguito ce lo racconta la moglie Lonero Nunzia, classe 1920 che al momento ha 94 anni. Il militare ha partecipato alle guerre coloniali per la conquista  dell’Etiopia (1935 – 36). Partito con il grado di Caporal Maggiore, acquisisce sul campo, dopo una serie di positive operazioni militari, il grado di Sergente Maggiore. Dopo il 1936 rimane a disposizione dell’Esercito Italiano fino al 1940, allorché durante una licenza sposa la sua amata Nunzia, a Rignano. Richiamato alle armi qualche mese dopo  è accorpato al reggimento misto di Barletta e inviato a Rodi Egeo. Qui resta nei tumultuosi anni a seguire fino all’aprile del 1945, quando ritorna definitivamente in Italia. Nel corso della sua permanenza a Rodi è fatto prigioniero e sceglie, suo malgrado, di collaborare con i tedeschi, anche per evitare la gogna della detenzione nei campi di concentramento nazisti. , Dai gernanici è incaricato di custodire un’armeria. Accade un giorno che, durante un’ispezione da parte di un ufficiale tedesco, tra le armi di cui è consegnatario manca una bomba a mano. I tedeschi chiedono spiegazioni sull’accaduto e lui, preso dal senso di responsabilità, avoca a sé ogni responsabilità, salvando così altri commilitoni. E’ subito referito alla Corte Marziale e destinato alla fucilazione immediata. Dopo qualche giorno, però, lo stesso ufficiale tedesco dichiara di essersi sbagliato nella verifica delle armi.  Angelo e Nunzia  nel corso degli anni diventano genitori di 5 figli: Antonio (giornalista, nato durante la Seconda Guerra Mondiale); Maria (casalinga); Vincenzo (impiegato pubblico, ora pensionato); Pasquale (operaio, deceduto oltre venti anni fa); Vito (terzo maresciallo dell’Aeronautica Militare, ora in pensione). Angelo fa l’artigiano - muratore e nel 1961 emigra in Germania, raggiunto qualche anno dopo anche dalla moglie. Vi resta sino al 1971, allorché è costretto a rientrare in Italia, a causa di una brutta malattia. La stessa che lo condurrà alla tomba nel giro di alcuni mesi.  E’ al servizio della patria per circa nove anni. Tale requisito gli permette di vincere il concorso pubblico per bidello, indetto dalla locale Scuola Media. Ma il secondo in graduatoria gli fa ricorso in virtù di un pretesto banale (accolto) e dopo qualche mese s’insedia al suo posto.  Se avesse vinto e fosse rimasto in Italia,  sicuramente il destino sarebbe stato diverso per se e la sua famiglia e soprattutto la sua esistenza si sarebbe protratta più a lungo.      

Letto 1284 volte Ultima modifica il Mercoledì, 22 Gennaio 2014 19:52
Vota questo articolo
(0 Voti)
Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.