Antonio Del Vecchio
09/01/14

Ecco la storia del soldato Francesco Saverio Caruso, morto a seguito dell'affondamento della nave "Sinfra"

RIGNANO GARGANICO. Il soldato Caruso Francesco Saverio, classe 1913, di Rignano Garganico, come d’altronde quasi tutti i suoi compaesani di età vicina, partecipò sia alla Guerra dell’Africa Orientale del 1935 – 1936 (conquista dell’Etiopia), sia alla II Guerra Mondiale sul Fronte greco - albanese

 

Dopo l’8 settembre lo sgombero dall’Isola di Rodi (provincia d’Italia) dei militari internati italiani diventa prioritario per gli occupatori ed ex-alleati tedeschi. E questo sia per ragioni logistiche (non c’erano abbastanza alimenti per sostenerli) sia per timori di possibili rivolte dato l’ingente numero di essi (oltre 17 mila). Pertanto si decise di trasferirli con ogni mezzo sul continente greco per essere poi smistati nei vari campi di concentramento vicini (Atene - Dulag 136 - e di Salonicco - Dulag 166) e lontani , compresi quelli in Germania, dove nell’ipotesi migliore venivano avviati al lavoro, in quella normale si lasciavano perire di fame e di stenti alla pari degli ebrei nei famigerati lager di Dachao, Auschiwitz, Matthausen, ecc. A Rodi, come s’é già scritto più volte, c’era una consistente colonia di Rignanesi. Tra i quali anche il sopraccitato Caruso, che fu uno dei primi ad essere trasferito via mare all’isola di Creta. Da qui sarebbe stato poi imbarcato per il continente. Il racconto è della nipote Antonietta Iannacci, che ci fornisce documenti e fotografie sullo zio disperso o meglio annegato in mare assieme a tanti altri in seguito all’affondamento della nave di cui si dirà. Non ci sono lettere o testimonianze dirette al riguardo.

 

Tutto quello che ci resta è una comunicazione fatta alla madre Francavilla Chiara del Ministero dell’assistenza post bellica – Alta Italia con sede a Milano. Lo scritto è datato 10 gennaio 1946Da un elenco recapitatoci dal Reverendo Don Otello Carletti, segretario dell’arcivescovo di Ancona, risulta che il loro congiunto indicato in oggetto nell’ottobre 1943 si trovava nell’Isola di Creta proveniente da Rodi (nel solo mese di settembre di internati sbarcati ed imbarcati nel porto di Creta se ne contano 10.543)  e che venne imbarcato sulla nave “Sinfra” il 17 ottobre del 1943. La notte tra il 18 e il 19 ottobre 1943 detta nave venne sottoposta ad aero-siluramento in seguito al quale affondata a 50 miglia dal Capospada. Ci duole dover informare che nell’elenco dei superstiti che trovarono rifugio sulle sponde della costa di Creta, da dove vennero imbarcati destinati ad Atene non risulta purtroppo il nome del loro congiunto, lo stesso don Otello Carletti è a loro disposizione per fornire, in quanto possibile, ulteriori informazioni sul conto del loro caro. Auguriamo che presto possano ricevere notizie più precise e formuliamo i sensi della nostra particolare partecipazione alla loro viva apprensione. Con i migliori saluti. Il Dirigente dell’Ufficio Informazione, Prof. Angelo Restelli”. Un secondo documento riguarda la domanda di pensione di guerra, inoltrata dalla sorella Maria Raffaela qualche tempo dopo il suo rientro in paese dagli Stati Uniti d’America, assieme al marito Angelo Botta, e respinta dal Ministero del Tesoro in quanto non ‘nubile e invalida’ ma sposata sin dal 1930 con decreto datato 2 maggio 1964.  In essa, non si parla più di disperso in guerra ma di ‘deceduto’ il 18/10/1943. Riguardo all’affondamento della “Sinfra”, dove morì Caruso si hanno altre notizie da testimonianze dirette, persino pubblicate sui giornali. Eccone una “Era il 18 di ottobre del 1943, salpammo all’imbrunire da La Canea e dopo circa tre ore di navigazione (notte limpida, luna piena splendida ed un mare come olio) fummo intercettati da due apparecchi inglesi che ci bombardarono alla luce dei bengala, centrando, con manovra in picchiata, la nave proprio nella ciminiera. La nave s’incendiò e si fermò.  Da quel momento il comando venne assunto da un capitano delle SS. Dalle stive provenivano le urla dei soldati intrappolati che tentavano inutilmente di salire in coperta perché, sotto il peso della persone che si accalcavano, erano crollate le scalette di accesso”. Gli imbarcati sulla nave erano in tutto 2389, di cui morirono 1830 soldati. Se ne salvarono appena 539, compreso il loro cappellano militare. Forse si tratta dello stesso Carletti di Ancora, di cui si è sopra accennato. Quest’ultimo, secondo notizie riscontrate sul web,  dopo l'armistizio venne “catturato dai tedeschi, ma, durante il siluramento e l’affondamento della nave Sinfra, riuscì a fuggire dopo essere rimasto in acqua con gli altri naufraghi superstiti per più di 14 ore. Ricaduto nelle mani dei tedeschi convinse i suoi carcerieri a farlo rimanere assieme ai soldati italiani ancora internati a Creta. Per il coraggio dimostrato nei mesi di prigionia, il comandante del campo tedesco lo propose per la croce di guerra al merito, che però rifiutò ed accettò in seguito la pari ricompensa dall’autorità italiana. Ecco le altre navi affondate nell’Egeo con il loro quasi totale carico umano. “Gaetano Donizetti(23 settembre 1943, Rodi1.796 morti. “Ardena”(27 settembre 1943, Cefalonia) 779 morti. “Mario Rosselli”(11 ottobre 1943, Corfù) 1.302 morti. Maria Amalia” (13 ottobre 1943, Cefalonia) 550 morti. “Petrella”(nave tedesca, 8 febbraio 1944, Creta) 2.670 morti. “Oria” (piroscafo norvegese, 12 febbraio 1944, Capo Sounion) 4.074 morti.

 

 

 

 

Letto 3164 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Gennaio 2014 09:36
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.