Antonio Del Vecchio
16/03/15

La storia. L’apparizione di Menicuccio, l’ultimo eremita della Madonna di Cristo, a Rignano G.

RIGNANO GARGANICO. Su sollecitazione di numerosi lettori, riprendiamo volentieri la pubblicazione delle “storie”, alcune già apparse in varie epoche su giornali e libri, altre ex-nuove. Tutte riguardano vicende e personaggi legati al paese o al Promontorio attraverso il filo della tradizione – invenzione o ispirati a fatti di cronaca realmente accaduti. Ecco la storia di Menicuccio, ultimo eremita della cappella della Madonna di Cristo, antico e venerato tempio ai piedi della collina su cui sorge il paese.

<<“Ho visto Menicuccio! Ho visto Menicuccio!”, diceva fra sé l’ignaro Giuseppe, esperto potatore del luogo, fortemente scosso dalla visione a cui aveva poc’anzi assistito. Accadde   tutto in una mattina di primavera. L’uomo visse una esperienza decisamente fuori dal comune. Vide un qualcosa che lo fece scendere repentinamente dall’albero d’ulivo, che da ore stava sfoltendo con maestria fuori dal comune, e scappare a gambe levate verso mete indefinite, sperando di ottenere conforto da qualcuno. In giro non c’era anima viva. Si udiva in lontananza solo lo stormire degli ulivi, il cinguettio dei passeri e le restanti voci della natura, selvatica ed incolta. Qui e là spuntavano di tanto in tanto tronchi contorti di ulivi secolari, le cui ombre, disegnando sul terreno strane e misteriose figure, spingevano l’uomo in fuga ad accelerare il passo. Finalmente giunse ad una vicina azienda agrituristica, dove venne subito rianimato dal titolare. Quest’ultimo, accortosi dello stato di smarrimento in cui era sprofondato il potatore, gli chiese che cosa gli fosse accaduto. “Ho visto Menicuccio!”, ripeteva Giuseppe all’infinito. “Ho visto Menicuccio!”. Non riusciva a dire altro. Passarono lenti i minuti. Sorseggiando il bicchiere d’acqua che gli veniva offerto, dopo un po’ finalmente il malcapitato si calmò e iniziò a raccontare con più lucidità. “Ero sceso dall’albero, che avevo cominciato a potare – spiegò – mi girai e vidi che si avvicinava verso di me un uomo molto anziano, che si portava dietro un asino bardato di tutto punto, con gli attrezzi di lavoro e gli utensili della vita quotidiana”. Aveva le spalle curve e il viso solcato da profonde rughe. Si sorreggeva con un rozzo bastone. L’abbigliamento era contadinesco . Indossava la giacca di colore grigio, pantaloni di velluto marrone e ai piedi dei luridi “scarponi”, realizzati con toma di gomma grezza ricoperta di pelle ruvida. “Buon giorno, bel giovane! - gli disse l’anziano signore - Hai fatto un bel lavoro”.  “Sei il primo che mi dice queste cose”, rispose Giuseppe. “Non ascoltare i “cristiani” (le persone), perché i bambini non capiscono niente, i grandi, invece, si lamentano apposta per farti rendere di più - continuò il vecchio – Senti mi vuoi fare un favore? Vuoi venire giù a potare  gli alberi alla mia padrona? Sono ventitré e li devi aggiustare come i due di prima! Non ho soldi, ma in futuro ti contracambierò diversamente. Anzi, ti raccomando anche di ripulirmi la stalla, buttando via tutte quelle cose vecchie”. “Senz’altro - rispose il potatore – ma on ci sarai pure tu?”. “No, fai lo stesso, comportati come se ci fossi”, ribatté l’anziano, sfilando il secchiello dal basso e dirigendosi alla cisterna vicina. Lo riempì d’acqua, bevve e fece bere pure l’animale. Dopo aver messo apposto le sue cose, si raddrizzò un po’e, guardando per terra la sua ombra, concluse:”è tardi, devo andare, altrimenti troverò le porta chiuse”. Così, riafferrate le cavezze dell’animale, riprese il cammino lungo il costone della montagna, fino a scomparire completamente all’orizzonte. Il potatore risalì sull’albero, per completare il lavoro appena sospeso. Dopo qualche minuto scese giù. Si portò alla cisterna e vide che quest’ultima era tutta coperta di frasche vecchie, così come lo era da tanti anni . Solo allora si accorse  che aveva assistito ad un evento sovrannaturale . Quello con cui aveva parlato era certamente Menicuccio, al secolo Domenico Muscarella, deceduto una quindicina di anni prima all’età di novant’anni. L’anziano fu l’ultimo eremita della Madonna di cristo, l’antica chiesetta ai piedi della montagna. La padrona di cui parlava Menicuccio era probabilmente la Vergine, verso la quale il popolo di Rignano nutre una inveterata devozione plurisecolare. Si parla, infatti, di essa già in un documento  storico del 1176. Il racconto, ripetuto pari pari ai sacerdoti e al parroco, ha fatto il giro del paese, suscitando ovunque u7n grande scalpore, ma anche tanta iralità. La Madonna, dicono molti, continuerebbe a far miracoli, come quelli ricordati nei numerosi ex-voto conservati nella sagrestia della cappella. Giuseppe, ora attende il suo, la ricompensa promessagli dall’eremita>>.

 

N.B. Il presente racconto è contenuto nel volume di Angelo Del Vecchio: Lupi Mannari, Streghe e Fantasmi del Gargano, pref. di J. Tusiani e V. Stagnani, Araiani, 2008, pagg. 36 – 38

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.