Racconti & Leggende

Racconti & Leggende (15)

La “Processione dei Morti” torna di nuovo alla memoria, a Rignano Garganico*

RIGNANO GARGANICO. Pasqua Epifania: la tessitrice. “ Tra le tante storie e leggende di Rignano ce n’è una che fa ancora rabbrividire chi l’ascolta o la racconta. È la vicenda di una tessitrice, mamma di sette bambini, che “ascoltò” i morti entrare in casa sua.

Ecco “Lu sculazze traìne” , la tipica altalena di un tempo, a Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO. C’era una volta il gioco dello “sculazze traìne” . Si tratta di una sorta di altalena fatta in casa dai ragazzi di un tempo, quando regnava sovrana la miseria e la tecnologia non era ancora sorta nella mente degli scienziati, compreso Einstein.

Dichiarazione d’amore d’altri tempi: il “ceppone” di Natale, a San Marco in Lamis

Dichiarazione d’amore d’altri tempi: il “ceppone” di Natale, a San Marco in Lamis

SAN MARCO IN LAMIS. . Tra le tradizioni natalizie sammarchesi e del Gargano in generale, vi è anche quella del "ceppone d'amore", ma  da moltissimi anni ormai non c'è più, neppure nel ricordo degli anziani. Ecco la storia. Quando si avvicinava il Natale, si pensava per prima cosa al "ceppone" da mettere nel camino. Quest'ultimo, per la sua mole, doveva essere capace di ardere per più di una notte. Il fine era quello di mantenere caldo l'ambiente, durante la Vigilia, in attesa della mezzanotte, allorché bisognava raggiungere la chiesa per assistere alla Santa Messa e al sacro rito della nascita di Gesù. Ma non si tratta solo di questo. Si racconta in paese che un tempo il ceppo o ceppone di Natale rappresentava qualcosa di più caro per i giovani e le giovane. Ci si riferisce ad un'usanza tramandataci probabilmente dai pastori abruzzesi e molisani. Le generazioni passate che vivevano sul Promontorio, compreso S.Marco, quando non avevano alti modi e mezzi di conoscenza per dichiarare il proprio amore per la ragazza preferita si servivano, infatti, del “ceppone”. Questo, raccolto e trasportato dal bosco, veniva depositato dietro la porta di casa, dove abitava la ragazza prescelta. Lui passeggiava o si nascondeva nelle vicinanze, in attesa che la porta venisse aperta. Se ciò accadeva e il dono era bene accetto, allora si faceva avanti la futura suocera che, piantatasi in mezzo alla strada chiedeva ad alta voce: Chi ha "incepponata" la figlia mia? L'ho "incepponata" io, rispondeva il giovane. Se era di suo gradimento, la donna chiamava la figlia, che scrutava l'uomo da capo a piedi. Se era simpatico al primo esame, la giovane prendeva il “ceppone”  e lo portava in  casa. Tale gesto significava risposta affermativa. Per cui il “ceppone” non era considerato soltanto un pezzo di legna da ardere la notte d Natale, ma era anche un messaggero d'amore. In caso contrario il “ceppone” restava fuori. Ciò significava indifferenza e rifiuto. Allora, il giovane deluso se lo ricaricava sulle spalle tutto rammaricato e si allontanava da quella casa, tra il mormorio del vicinato, che diceva così: "Non ce l'ha rimisse lu ceppone, mo ce lu porta alla casa. Povere gione!"(non ha prelevato il ceppone, ora se lo porta a casa. Povere giovane!").

Racconto tratto dal v.  Giovanni Cammerino, Coppe della Rosella, a cura di Antonio Del Vecchio, Foggia, Studio Stampa, 1994, pp. 18 -20

 

Megere di paese: come facevano a “togliere” i malanni?

RIGNANO GARGANICO. Nel profondo Sud d'Italia, in un piccolo comune dell'entroterra Foggiano, come nel resto della Puglia rurale di ieri e persino di oggi, c'è ancora l'usanza di rivolgersi alle megere di paese per risolvere piccoli malanni, come mal di testa, mal di tenti, mal di pancia e spossatezza.

A Sant’Antonio”favece tonne”: La mietitura nella seconda metà dell’800 a Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO.  Nella seconda metà dell’Ottocento il lavoro nei campi della piana di Rignano Garganico era estremamente duro e sacrificato.

La leggenda sulla fondazione della chiesa della Madonna di Cristo, a Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO. Dopo la leggenda dell’Apparizione e quella del  Miracolo, eccovi ora quella relativa alla fondazione del Santuario della Madonna di Cristo.

La storia di una strana processione, quella dei morti, a Rignano Garganico.

RIGNANO GARGANICO. Certamente la leggenda più conosciuta tra i Rignanesi è quella della processione dei morti, un’antica credenza  che ritorna puntualmente, per modo di dire,  la notte tra il 5 e sei gennaio di ogni anno. Leggenda che fa ancora accapponare la pelle dei più, specie se ragazzi e bambini.

La storia. L’apparizione di Menicuccio, l’ultimo eremita della Madonna di Cristo, a Rignano G.

RIGNANO GARGANICO. Su sollecitazione di numerosi lettori, riprendiamo volentieri la pubblicazione delle “storie”, alcune già apparse in varie epoche su giornali e libri, altre ex-nuove. Tutte riguardano vicende e personaggi legati al paese o al Promontorio attraverso il filo della tradizione – invenzione o ispirati a fatti di cronaca realmente accaduti. Ecco la storia di Menicuccio, ultimo eremita della cappella della Madonna di Cristo, antico e venerato tempio ai piedi della collina su cui sorge il paese.

“L’ombra che uccide” , storia a tragico fine accaduta tanti anni fa, a Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO.  << Tra le leggende di paese ce n’è una a Rignano Garganico che resiste dagli inizi del Novecento. Si tratta della scomparsa”sospetta” di unn agricoltore del posto, morto nel capoluogo dauno dopo una folle corsa a cavallo per sfuggire ad una strana “ombra”.

Rignano Garganico: La storia semiseria di una coppia che sfidò la morte per non lavare i piatti.

Rignano Garganico. Accade spesso nei piccoli centri abitati del Meridione italico che una storia realmente accaduta diventi una vera e propria leggenda di paese. E' il caso di un aneddoto che viene tuttora raccontato tra gli anziani di Rignano Garganico, una vicenda comico-surreale che solo per l'intervento di un becchino-ladrone non si è trasformata in tragedia.