Antonio Del Vecchio
22/03/15

Quell’anello di congiunzione tra oriente e occidente di Vincenzo Sfirro

Bagdad Bagdad

Quell’anello di congiunzione tra oriente e occidente di Vincenzo Sfirro

 

RIGNANO GARGANICO. La Mezzaluna Fertile, il cuore della Mesopotamia, nel centro dell’oriente europeo, sulle sponde del fiume Tigri, sorge Baghdad, capitale dell’attuale Iraq. Questa città, che il senso comune, influenzato dalle continue notizie su guerra, morte e terrorismo, percepisce come un posto inospitale e pericoloso in cui vivere, costituisce l’ambientazione di una delle più affascinanti storie dell’antichità.

Sorgeva proprio qui, infatti, il ricco castello di Shahryar, il re persiano che, dopo essere stato tradito dalla propria moglie, aveva deciso di uccidere tutte le donne con cui si sposava, al termine della prima notte di nozze. La tragedia si protrasse nel tempo fino all’incontro, da parte del sovrano, di una ragazza tanto bella quanto intelligente, Sharazad, la quale si consegnò volontariamente in sposa al temibile uomo, con l’intenzione di porre fine allo strazio che le famiglie persiane (soprattutto se al loro interno c’erano giovani donne) sopportavano. Fu così che la nobile fanciulla, per allietare la prima notte di nozze del marito, cominciò a raccontare una storia, il cui finale, per tenere in vita la curiosità del sovrano e anche le sue speranze di sopravvivenza, veniva, di volta in volta, rimandato alla sera successiva. La neo sposa riuscì, così, a tenere duro per ben mille e una notte, ottenendo, in seguito, non solo la grazia, ma anche l’amore di Shahryar.  Se il patrimonio letterario contenuto in quest’opera è più recente (IX secolo d. C. circa) e, grazie alla sua forma e diffusione, non può essere facilmente distrutto in un solo attacco militare, la terra araba è l’ereditiera di una ricchezza culturale ancora più antica: si tratta delle testimonianze della civiltà dei Parti, risalenti a un periodo che va dal III secolo a. C al III secolo d. C., e degli Assiri, risalenti al VIII secolo a. C., custodite nel museo di Mosul, inoltre delle testimonianze della più antica civiltà dei Babilonesi, risalenti a al lontano 3’000 a. C. circa, custodite nel museo nazionale iracheno di Baghdad. Nonostante l’inestimabile valore dei beni in essi custoditi, tali edifici sono stati vittima della furia distruttiva di estremisti e terroristi islamici: stando al videomessaggio trasmesso dagli autori di quest’azione, il loro fine sarebbe quello di imitare Maometto che, dopo aver conquistato la Mecca aveva abbattuto, con le proprie mani, tutti gli idoli delle religioni non musulmane, perché non rappresentavano l’immagine del vero dio. Anche nella Bibbia esistono episodi dello stesso tipo, in cui è rappresentata l’iconoclastia delle raffigurazioni di divinità non corrispondenti al vero dio. In realtà quello che accadde a Baghdad, 12 anni fa, e a Mosul, qualche settimana fa, ha ben poco a che vedere con la fede, a meno che non ci si riferisca al Museo come alla casa delle Muse, basandosi ancora sull’etimologia greca del termine, senza tener conto della sua successiva evoluzione di significato. Con questa parola oggi si indica un luogo in cui si custodiscono e si espongono, a scopo culturale e didattico, oggetti, libri e opere di ogni genere; essi si suddividono per categoria o ambito disciplinare sulla base della tipologia di oggetti esposti, vi sono, perciò, musei di carattere storico, scientifico, naturale, ecc. Nel caso in questione si tratta di musei di carattere storico e archeologico, cioè di strutture in cui si conservano le testimonianze di popoli e culture di parecchi millenni fa. Nessuno si sognerebbe, infatti, di recarsi in tale luogo per pregare di fronte alle statue delle antiche divinità romane, greche, egizie o mesopotamiche. A questo punto non è difficile comprendere la strategia adottata dai militanti del nuovo stato islamico: cancellare la memoria, perché una civiltà senza storia è una civiltà senza coscienza, infatti, solo calpestando le tracce del passato è possibile lavare via, in un colpo solo, i crimini di cui gli estremismi religiosi e politici si macchiarono nel corso del tempo; allo stesso modo, senza alcuna testimonianza, diventa impossibile riconoscere quanto siano simili tra loro i Lamassu (divinità mesopotamiche dal corpo taurino/leonino e dalla testa di uomo),  la dea Sekhmet (divinità egizia con la testa leonina e il corpo umano) e le sfingi greche (esseri dal corpo leonino, ma con la testa di donna) e capire quanto si influenzino e, soprattutto, quanto si somiglino, fin dalle origini, le civiltà orientali e quelle occidentali. La notizia buona, però, è quella della riapertura del museo nazionale iracheno di Baghdad in data 1 Marzo 2015. In realtà, afferma il governo iracheno, la procedura standard avrebbe richiesto ancora altri due mesi di tempo prima dell’inaugurazione ufficiale, ma gli scempi avvenuti nella struttura di Mosul hanno stimolato l’attività dei funzionari governativi, che hanno deciso di dare una risposta forte, dal punto di vista culturale, e pacifica all’ignoranza dei ribelli.

 

 

Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.