Antonio Del Vecchio
25/10/16

I tanti "perché" sull'ulivo del Gargano di Antonio Monte da Milano

Ulivo. Foto tratta da Internet Ulivo. Foto tratta da Internet

MILANO. L’albero dell’ulivo è il simbolo della vita, è resistente, secolare e non teme il temporale. Le sue radici si adattano al terriccio delle colline e delle pianure, alle rocce  tra le fessure. E’ giovane e verde in ogni momento. Forse, è alleato del temibile tempo.

Se tenuto pulito e potato, ogni luogo diventa ordinato e l’orto del contadino si trasforma in un giardino. Un vecchio detto non si smentisce : “più l’albero lo fai povero e più ti arricchisce”. L’albero dell’ulivo è anche il simbolo della famiglia, non abbandona mai le sue foglie come i genitori non abbandonano i propri figli. I suoi frutti se curati con acqua, sale e finocchietto, diventano ottimo companatico, nutrimento perfetto. L’olio derivato dalle olive è stato merce di scambio dei contadini; un litro di olio, al tempo del baratto, veniva scambiato con tanta farina da riempirne un sacco. L’albero dell’ulivo oggi si chiede: “ Perché vengo abbandonato dal contadino? / Perché chi, tutto l’anno mi accudisce, sempre più s’ impoverisce? /  Perché sempre aumenta il costo della spremitura? / Perché la sansa non si spreme abbastanza? /Essendo un ottimo fertilizzante, perché non ritorna nel terreno del bracciante?/ Perché i contadini sono offesi, che le proprie olive dimezzano le rese? / Perché i nuovi macchinari vengono puliti con l’acqua corrente e l’olio galleggiante finisce in altro recipiente? / Perché in alcuni mulini, i noccioli separati, ottimi come fonte di calore, non ritornano dal produttore? / Perché l’olio del Gargano non è valorizzato come quello Ligure o quello Toscano?  /  Ma le olive sono dei mulini o dei contadini? Resto giocondo fintanto la bruschetta mi sponsorizza nel mondo”. /  OLIO &  BRUSCHETTA E’ tempo di storni e beccacce/producono i forni più focacce/consumate nei giardini/per il pranzo corto dei contadini/che sulle scale coi rastrelli/ fan cadere i frutti nel cestello./E' l'ultimo loro raccolto/bene prezioso dell'orto/i movimenti son fatti con garbo/delle olive si ha riguardo./In ogni mulino/ vi è un camino/dove arde la legna pian pianino/per veder se il gusto piace/si mette sulla viva brace/ il pane da fare abbrustolito/unto di olio appena uscito/Poi va nei vasi d’argilla/che rafferma e distilla/depositando il fondo/fino a diventar color biondo./ L’alimento è antico e importante/per condimento e conservante/sul pane arso a fette/fa prelibate le bruschette/bocconcini naturali e primitivi/presenti negli attuali aperitivi.

                                                                                  

 

 

 

 

 

      

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.