Redazione
11/12/13

La storia di Giuseppe Montesano, il commissario rignanese che ha ispirato tanti romanzi, film e sceneggiati tv

RIGNANO GARGANICO. In attesa di dedicargli una via o un monumento, Rignano s’appresta a celebrare nel 2015 il 25° anniversario dalla morte di uno dei suoi figli più illustri. Si tratta di Giuseppe Montesano (qui nella foto col compianto attore Gino Cervi), considerato uno dei più grandi investigatori italiani di tutti i tempi, nonché ispiratore di significative imprese cineaste e di racconti tra i più apprezzati dalla critica letteraria e mondana. L'iniziativa parte dall'idea del Circo Culturale "Giulio Ricci" del piccolo centro garganico.

Nel 2010 sia Torino (inizio carriera) sia Bologna (apice e conclusione) si erano contesa, a colpi di inchiostri, la sua eredità di appartenenza. Pochi sanno, però, che egli ha origini e radici prettamente pugliesi, anzi di Rignano Garganico.

Non per niente nel 2006 la comunità locale ha intitolato con il suo nome l’annuale manifestazione “Rignanesi nel Mondo” tesa a riconoscere e a far conoscere alle nuove generazioni i suoi uomini migliori di ieri e di oggi. Per saperne di più sul suo conto e sul legame al paese d’origine, ecco un resoconto biografico.

Il rignanese Giuseppe Montesano, commissario, questore e prefetto. Nato a Sannicandro Garganico il 10 luglio 1930 (luogo casuale, per via dell’obbligo a risiedere dovuta alla professione di segretario comunale pro tempore del padre Vincenzo) scomparve per un male incurabile nel capoluogo emiliano il 20 maggio 1990.

Figlio di Vincenzo, nativo d Rignano Garganico, e di Lidia Rubino, originaria di Faeto, fu il più giovane questore dello Stivale e uno degli investigatori più noti della storia contemporanea italiana. A lui sono dedicati tre romanzi (“A che punto è la notte”, “La donna della domenica”, di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, e “Il commissario di Torino”, di Riccardo e Piero Novelli) e persino due film di Luigi Comencini (con Marcello Mastroianni, “La donna della domenica”) e di Romolo Guerrieri (con Enrico Maria Salerno, “Un uomo una città“) e un recente sceneggiato di Rai Fiction "La donna della domenica" con Giampaolo Morelli.

A parlarci di lui, prima di morire, era stata la cugina Maria Stilla in Cusenza, 81 anni, figlia di Alessandra Montesano (sorella di Vincenzo) e Antonio Lazzaro Stilla, residente attualmente nella vicina San Giovanni Rotondo. Giuseppe, che si trasferì da bambino assieme alla famiglia in quel di Imola, aveva anche una sorella, Carmen, sposata con un cittadino tedesco. La donna, seppellita a Faeto con la madre, è deceduta dopo qualche anno di matrimonio (dell’unico figlio non sappiamo nulla). Giuseppe Montesano si laureò poco più che ventenne in giurisprudenza e scelse di seguire giovanissimo la carriera di polizia. Come riferiscono alcuni giornali al momento della sua morte, egli non amava i lavori sedentari e preferiva quelli rischiosi. In pochi anni divenne capo della squadra mobile di Bologna. Passò poi a Torino, la città che lo vide a capo della Criminalpol piemontese.

“Capello ondulato perfettamente pettinato all’indietro, bello sguardo reso interessante da un immancabile paio di occhiali di tartaruga, l’orologio e l’anello d’oro, scapolo, colto, gran lavoratore, fumatore eccezionale, ottime letture, indolente ed eccellente poliziotto – lo descrive così il giornalista Giampiero Moscato del Corriere della Sera – in breve tempo diventò famoso a Torino. Nel 1972 fu coinvolto in una “querelle” giudiziaria dopo una operazione di polizia contro l traffico di quadri rubati. Fu accusato di aver pagato un informatore. Alla fine ne uscì pulito. Alla lettura della sentenza, spiega Moscato, reagì con un lieve sorriso di chi sapeva di aver fatto solo il suo dovere. Nel 1979 divenne questore d’Italia: aveva appena 49 anni. Iniziò così il suo peregrinare nelle zone più pericolose dello Stivale, tra cui Sassari, Cagliari, Venezia, Palermo e Brescia. Tornò a Bologna nel 1987. Qui visse la lotta diretta contro la Mafia, che tentava di infiltrarsi in Emilia Romagna. Tra le tante iniziative contro la criminalità organizzata, da registrare l’arresto di una trentina di mafiosi in tutta Italia (una banda in contatto con noti narcotrafficanti del Sudamerica). Dovette poi affrontare la dura stagione delle rapine sanguinare in Emilia Romagna, continua Moscato, ad opera della “Banda delle Coop”. Nel 1989 fu nominato prefetto. Era un infaticabile lavoratore, il primo a raggiungere l’ufficio, l’ultimo ad andarsene. Ogni tanto tornava a Rignano per abbracciare parenti ed amici e per trascorrere ore di spensieratezza. Il padre Vincenzo, segretario comunale a Sannicandro Garganico, Monopoli, Bisceglie ed Imola, è nato in paese il 26 gennaio 1900 ed è deceduto a Foggia, dove era ricoverato presso il centro anziani “Maria Grazia Barone” il 24 gennaio 1995. Le sue spoglie sono seppellite a Rignano, nel frontespizio di Famiglia lungo il recinto del cimitero (zona Est). Giuseppe è sepolto nel Cimitero di Bologna…”. A quanto si appreso Il premio “Rignanesi nel Mondo”, intitolato a Montesano e ad altri illustri rignanesi, nasce dal bisogno di coltivare le proprie origini e identità di una comunità che spesso s’incarna in personalità e individualità al di fuori della quotidianità. Per quanto riguarda Rignano, troppo spesso siffatte individualità sono state trascurate dalla memoria collettiva . Per cui molti personaggi sono finiti nell’oblio o ricordo di pochi. Le stessa sorte sarebbe toccata anche a Giuseppe Montesano. Tantissimi compaesani hanno avuto la fortuna di conoscere e apprezzare la sua forte personalità, ma anche l’orgoglio di appartenere alla terra garganica. Per vari motivi, legati alla sua delicata attività professionale, non ebbe mai il piacere di calcare la scena pubblica del suo paese, ma non disdegnò di tanto in tanto di venire in incognito per gustare, assieme a pochi intimi, il piacere di una passeggiata sulla ‘Ripa – belvedere’, per respirare, come lui diceva, l’aria salubre della “sua infanzia” , trascorsa per un decennio con la cuginetta Maria. Qui c’è la tomba di famiglia dei Montesano. Qui vivono quasi tutti i suoi pronipoti dei rami Di Gregorio e Stilla, considerato che l’unico zio maschio aveva indossato il saio di S. Francesco, con il nome di Padre Ippolito, non di meno insigne.

Tratto dal libro di Angelo ed Antonio Del Vecchio, Dal Paese al Mondo / Storie di vita di emigrati di Rignano Garganico, Araiani, 2006, pp. 25-26-27.

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QUI IN BASSO ALCUNE SCENE TRATTE DA FILM E FICTION A LUI ISPIRARE E LE MUSICHE DI MORRICONE NE "LA DONNA DELLA DOMENICA"

Scene tratte dal film "La donna della domenica" di Luigi Comencinihttp://www.youtube.com/results?search_query=la+donna+della+domenica+comencini&sm=3

La colonna sonora del film di Comencini, scritta e diretta da Ennio Morriconehttp://www.youtube.com/watch?v=EYpbDJdtG2s

Lo sceneggiato Rai "La donna della domenica" con Giampaolo Morellihttp://www.youtube.com/watch?v=LB5kn29nim8

Letto 5394 volte Ultima modifica il Mercoledì, 11 Dicembre 2013 14:51
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