Antonio Del Vecchio
01/06/17

E’ in vetrina Piccole Cose, un’altra ‘chicca’ delle ricordanze di Luigi Delle Vergini, a San Marco in Lamis

SAN MARCO IN LAMIS. E’ in vetrina da qualche giorno un’altra strepitosa ed accattivante chicca delle ricordanze di Luigi Delle Vergine, a San Marco in Lamis.

Ricordanze che per modestia intitola Piccole Cose*. Cose, però, che piccole non lo sono affatto, in quanto incarnano episodi carichi di sentimenti ed umanità. Gli stessi  riguardano fatti veramente accaduti, il cui racconto li riporta in luce con la medesima immediatezza dell’accadimento di cronaca. Così pure le immagini che non risultano ingiallite dall’età, ma sembrano frutti di scatti istantanei dovuti non alla macchina fotografica, ma alla sua  straordinaria ed infallibile  memoria immaginifica. E’ un libro che si legge tutto di un fiato, capitolo dopo capitolo, perché comprensibile e comunicativo come una pagina di giornale o di una novella verista. Comincia dal fatto di cronaca più recente ‘Le elezioni amministrative 2016’, dove ironizza sul fatto di un certo ’candidato’ che non riesce a prendere neppure il suo voto. Va poi indietro nel tempo alla sua fanciullezza, allorché scopre la bontà de ‘Lu cavadde stallone’ o la scoperta di ‘come nasce una vita’ , avendo assistito per la prima volta con emozione al ‘come si viene al mondo’, descrivendo appuntino  l’avvenuto parto di una capra e il suo affettuoso e delicato da farsi nel leccare ed accudire i suoi due piccoli. Oppure nel ‘…ragazzo che piange’ parla  della fame del dopoguerra e il sapore – godimento dei pochi pezzetti di pane che non riescono a soddisfare l’affamato e piagnucoloso Enrico. Mette in evidenza, inoltre, la valenzia degli artigiani della pietra e del legno (mobili, leggio,  'sugghiette')nei tempi passati, quali gli scalpellini  Gravina, De Sol, ecc. (Si veda anche i vv. I Portali di San Marco in Lamis..., 1 e (1997)  2 e (1999). recensiti da Pasquale Soccio Tusiani, ecc.). Vi aggiunge nei ricordi i falegnami Martino, Radatti, De Felice, ecc.  Rammenta, poi, alcuni  esempi di vita e di professione, che hanno attratto lui e i suoi coetanei, come l’enciclopedico ‘professore e maestro’ Don Michele Giuliani o il pretore - parlamentare - avvocato Federico Kuntze. Si occupa di loro in una ricerca per l’intitolazione di alcune strade cittadine. Ritorna ancora sul concetto del ‘pianto’ nel capitolo “Non tutti i bimbi piangono”, mettendo in rilievo il loro modo di comunicare: piangono quelli normali quando nascono e vivono, ma restano in silenzio quando diventano adulti o lo restano sin dall’inizio i figlioletti dei migranti. Lo fanno per autodifendersi dai pericoli in agguato durante gli sbarchi o quando sono separati dai loro genitori. Racconta poi della sua prima esperienza in tribunale, quando vi assistette in quel di Napoli, da studente universitario. Ed è qui che acquista la sua prima automobile, una Fiat '600', usata. Descrive, poi, con una certa avvedutezza la solennità e l’autorevolezza di una ‘toga’ sia in esercizio sia quando viene riposta o ripresa da un armadio. Forse nel farlo riprova gli stessi sentimenti di appagamento e di soddisfazione di quando gli fu conferita dall’Ordine, alcuni anni or sono,  la ‘toga d’oro’ in virtù della sua brillante ed apprezzata carriera. Si appassiona e racconta con affetto, quando mette in rilievo i caratteri di due personaggi che lo hanno attratto e gli hanno insegnato i primi segreti della vita: il nonno Luigi, sempre gioviale ed allegro e l’amico -nemico di lui, Giuseppe, sempre corrucciato e sentenzioso.  Tra i personaggi, ci sono pure gli amici del momento, come l’ottico e  fotografo ‘per passione’ , Giuseppe Bonfitto, di cui ne apprezza le doti per aver prodotto una ‘storia secolare’ del paese, grazie al suo savoir faire  di collezionista di ‘ingiallite’ fotografie, l’avvocato Tonino Daniele, che gli ha dedicato una bellissima ‘recensione’ al suo libro sulla Pretura*, parimenti a Giuseppina Lambriola, immancabile e precisa nei suoi ‘ritocchi’ e puntuali giudizi. Che dire, poi, di Joseph Tusiani, di cui ci fa un ritratto preciso ed affettuoso sul suo essere emigrante tra andate e ritorni al suo paese d’origine, allorquando è seduto davanti al monumento di ‘San Pio’ a scrutare il campanile o ad intravedere la sua amata ed indimenticabile  ‘Padula’. Bella ed istruttiva, poi, viene a chiosa la poesia sul ‘Le ore di sonno’, che racchiude un modo di dire dei suoi tempi e che le nuove generazioni dovrebbero farsene tesoro, a significare il modo di vivere e di soffrire di una volta. All’autore, si augura di regalarci ancora tante pagine belle della sua ricca esperienza vitale e professionale. Per esempio, perché non ci descrive una dei suoi scorribande nel Bar del cugino ‘Ninino’ a Rignano e delle sue appassionate partite al biliardo?  

 

         

  • Luigi Delle Vergini, Piccole Cose, San Marco in Lamis, Centro Editoriale San Marco, 2017, pp. 140. Altri vv. del medesimo autore: La       Masseria di Nonno Ludovico e “Cera una volta la Pretura”.

 

 

Letto 552 volte Ultima modifica il Giovedì, 01 Giugno 2017 12:14
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.