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Tra i mestieri antichi del Gargano c’è il Ciaramellaio, l’ultimo a Monte Sant’Angelo

RIGNANO GARGANICO. Un tempo le ciaramelle, strumenti a fiato della famiglia degli oboi, venivano utilizzate soprattutto dai pastori, ed erano diffuse e costruite anche sul Gargano. Oggi, al contrario, la loro realizzazione è prerogativa esclusiva della città di Monte Sant’Angelo, dove questa tradizione è portata avanti, anche se con fatica, da Mimmo Palena, artigiano di 68 anni e ultimo costruttore di ciaramelle della Montagna del Sole.

Rosetta e Domenico, un’affiatata coppia australiana a spasso per Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO.  Domenico De Angelis,classe 1938, originario di Rignano Garganico, vive in Australia da oltre 55 anni, felicemente sposato con Rosetta Resta, classe 1940, fin dal 1964. Entrambi sono genitori di cinque figli, di cui 4 femmine e un maschio (l’ultimo, Donato ha 34 anni), altrettanto accasati. In tutto l’intera famiglia conta, compresi i nipoti, ben  22 componenti.

La storia dell’ultimo “campanaro” di Rignano G. : Antonio Vigilante

RIGNANO GARGANICO. << È l’ultimo campanaro “patentato” e vive nel più piccolo comune della Montagna del Sole. Si tratta di Tonino Vigilante, muratore di 52 anni, residente da sempre a Rignano Garganico. È lui ad occuparsi quotidianamente delle campane della locale Chiesa Matrice, come noto dedicata a “Maria Santissima Assunta, la struttura sorta in paese probabilmente nel XII secolo.

Il calderaio del Gargano, un mestiere scomparso tra i più antichi del mondo. Ecco la storia

RIGNANO GARGANICO. <<Il suo è uno dei mestieri più antichi del mondo, inventato, forse, con la scoperta stessa dei metalli e con il loro utilizzo nella vita quotidiana. Si tratta del  calderaio, ovvero il costruttore di padelle, “callare”, scodelle, piatti, bicchieri e posate, tutti rigorosamente in materiale metallico.

Se n’è andato via l’ultimo maestro fornaio di Rignano Garganico: Giovanni Danza

RIGNANO GARGANICO. E’ venuto a mancare, a Rignano Garganico, l’ultimo e forse l’unico vero  maestro fornaio nella storia del paese. Si tratta di Giovanni Danza, 90 anni compiuti, vedovo da diversi anni e persona affabilissima e scherzosa.

Anche Ettore Granatiero, Gen.di C.A. nella R., onora i Caduti della II Guerra a Rignano G.

RIGNANO GARGANICO. Continua ininterrotto l’afflusso dei visitatori davanti alla lapide dei 23 Caduti rignanesi nella II Guerra Mondiale. La stessa affissa sull’omonimo e maestoso Monumento, realizzato negli anni ’70, è in vista nell’ampia e centralissima Piazza San Rocco. Come noto, l’anzidetto “ricordo”, uno dei pochi in Capitanata, è stato inaugurato in pompa magna l’8 dicembre dell’anno appena spirato, a seguito della ricerca sul tema condotta da chi scrive e significata dal volume  “Io parto non so se ritorno” in vetrina dall’agosto scorso.  Dal luogo simboloVengono e vanno non solo i residenti, ma soprattutto i forestieri, per lo più parenti degli scomparsi trasferitisi altrove da una o più di generazioni. E’ il caso del “romano” Ettore Granatiero, Generale di Corpo di Armata nella Riserva, intrattenutosi in paese per tutto il pomeriggio di ieri assieme alla consorte, pur di esaudire  il suo intimo e sentito dovere. Ossia rivolgere il saluto e nel contempo la preghiera a ricordo di suo zio Carlo, Tenente Pilota, caduto con il suo caccia durante la battaglia sul Don, dopo aver abbattuto  nei cieli della Russia innumerevoli velivoli nemici. Da qui la motivazione e la concessione alla memoria della Medaglia d’Argento al Valore Militare. E’ la più importante onorificenza conquistata da un militare rignanesi in ogni tempo e su tutti i fronti di guerra. Il Granatiero è figlio di Lucia Ricci, sorella appunto del militare insignito ed appartenente ad una famiglia assai illustre, emigrata da tempo in ogni parte d’Italia e persino in America, dove un’altra sorella di nome Bice ha sposato durante la guerra un pilota americano. Alla medesima famiglia appartiene pure lo scrittore Giulio Ricci, l’unico “verista” della Puglia e autore del romanzo “Rosedda”, morto giovanissimo, stretto amico del poeta Rapisardi e dello stesso Verga. Il nostro ospite  risiede a Roma sin da piccolo, dove ha messo su famiglia e fatto carriera. Eccolo nella foto-ricordo scattata al momento della visita accanto al simulacro. Da evidenziare, infine, che  altri eredi Ricci sono già stati in paese sia durante la manifestazione inaugurale che dopo.    

Presepe Vivente: grazie a Gabriele Orlando rivive l’antico mestiere del Liutaio, a Rignano G.

RIGNANO GARGANICO. Domani pomeriggio, 6 gennaio, ultimo giorno per il Presepe Vivente di Rignano Garganico. A far rivivere in paese il mestiere del Liutaio,  forse il più importante e significativo sul piano artistico e commerciale, è Gabriele Orlando, falegname quarant’enne, onnipresente in quasi tutte le passate performance. 

Presepe Vivente: c'erano una volta molti falegnami a Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO. Bellissimo il “fuori programma” messo in atto ieri sera al Presepe Vivente di Rignano Garganico. Ora tutta l’attenzione è rivolta al 6 gennaio, giornata conclusiva.

Quando il mestiere di fabbro - maniscaldo era esclusivo della famiglia Pizzichetti, a Rignano G.

 RIGNANO GARGANICO. Presepe Vivente: ecco la storia di un altro antico mestiere che non c’è più. Il fabbro è sempre stata una figura di rilievo nei  paesi come Rignano. Egli esercitava spesso anche il mestiere di maniscalco, provvedendo alla ferratura dei cavalli, asini, buoi e mucche, e lavorava a stretto contatto con il carraio (“Maste Matteie”) per la preparazione della parte in ferro di carri e botti.

La ricamatrice, un mestiere "nobile" esercitato sin dai tempi più remoti, a Rignano Garganico di Angelo Del Vecchio

RIGNANO GARGANICO. Con la parola “ricamo” s’intende sia l’attività che il prodotto. Di per sé quest’ultimo ha come oggetto un disegno, una decorazione o un ornamento creato con ago e filo su un determinato tessuto, che varia a seconda dell’uso. Il ricamo è conosciuto e praticato sin dai tempi più remoti. Tale mestiere, concepito come hobby, è ancora oggi diffuso in tutto il mondo. Anche a Rignano l’attività è praticata dalle donne sin dalle origini, considerato che i collegamenti un tempo erano assai scarsi e tutto si doveva produrre in loco. Il mestiere, per la sua particolare delicatezza creativa era appannaggio esclusivo delle famiglie nobili e benestanti.