Antonio Del Vecchio
20/01/15

Tra i mestieri antichi del Gargano c’è il Ciaramellaio, l’ultimo a Monte Sant’Angelo

Monte Sant'Angelo. Il ciaramellaio Mimmo Palena all'opera, 2004 Monte Sant'Angelo. Il ciaramellaio Mimmo Palena all'opera, 2004

RIGNANO GARGANICO. Un tempo le ciaramelle, strumenti a fiato della famiglia degli oboi, venivano utilizzate soprattutto dai pastori, ed erano diffuse e costruite anche sul Gargano. Oggi, al contrario, la loro realizzazione è prerogativa esclusiva della città di Monte Sant’Angelo, dove questa tradizione è portata avanti, anche se con fatica, da Mimmo Palena, artigiano di 68 anni e ultimo costruttore di ciaramelle della Montagna del Sole.

I suoi strumenti, interamente realizzati a mano (composti da una parte rigida in legno, contenente i fori e da un’ancia in osso di bue o in canna di fiume), sono ormai conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. I giapponesi e i Koreani hanno persino provato a copiarle, così come hanno tentato di fare per le sue statue e le sue maschere in cuoio, le sue sculture su pietra garganica e i suoi intarsi su legno e materiale metallico, ma non ci sono riusciti. Palena che ha girato mezzo mondo, stanziando per alcuni anni in Venezuela ( dal 1957 al 1962, quando è rientrato in Italia per rifarsi una vita), ha svolto un po’ tutti i mestieri: dal tipografo al barbiere, dal falegname all’intarsiatore, dal calzolaio al modellista. Sarà per questo che è così bravo nel realizzare pregiati manufatti artistici e strumenti musicali di uso popolare, come per esempio i “triccheballacche” (un’asta dentellata e foderata con pelle d’animale, sfregata da un’asticella ricurva) o i “corni sfregati” (idiofoni). Molto apprezzati sono anche le sue tammorre o le sue castagnole, che offre a turisti, visitatori e amanti della musica tradizionale montanara e del Gargano.  Sposato con Wanda Federico, con cui ha messo al mondo una sola figlia, ritornò dal Venezuela (dove era proprietario di una fabbrica di scarpe) in patria per trasformare i suoi sogni in realtà, ovvero realizzare una piccola azienda sul posto, contando sui risparmi da emigrante. Il terremoto del 1980 , però, lo riportò con i piedi per terra. La sua abitazione, infatti, venne lesionata in maniera irreversibile e tuttora Mimmo e i suoi vivono in un appartamento di fortuna, potendo contare solo su una misera pensione e sui proventi del piccolo negozio laboratorio ubicato nell’antichissimo Rione Iunno di Monte Sant’Angelo. Ma ritorniamo alla passione per le ciaramelle, che da sempre allietano e gratificano i Natali di mezzo mondo e non solo. Come ha imparato il nostro interlocutore, i cui strumenti sono stati esposti e suonati nel corso del tarantella Fest Gargano 2004, a realizzare queste sofisticate ciaramelle ( costruite, come nell’Ottocento, in un unico blocco, su cui viene posizionata l’ancia, differentemente da quelle molisane più recenti, che sono costruire in due parti, con corpo e campana separata)? <<Per prima cosa va precisato che amo la musica da sempre – ci spiega Mimmo il caramellaio – Già da bambino chiesi ai miei di imparare a suonare la chitarra. Oggi suono diversi strumenti e percussioni, dall’organetto alla chitarra, dalla tammorra alle castagnole, passando per quelli tipici venezuelani. Intorno ai 7-8 anni fui punito dai miei per aver rotto una vetrata e inviato a prestare servizio preso un calzolaio del posto, lo scomparso Antonio Taronna . Non volevo fare quel mestiere, le mie idee in proposito erano altre. Fui costretto dalle circostanze e oggi è grazie a quegli insegnamenti se riesco a tirare avanti e a condurre una vita dignitosa. La prima ciaramella la costruii intorno agli anni ’70. Mi venne voglia di realizzarla dopo aver ascoltato il suo suono da alcuni anziani del posto. Provai e riprovai, il difficile era realizzare i ori. Aguzzai l’ingegno e alla fine capii che con un ferro rovente si potevano realizzare degli ottimi incavi. Così fu. Imparai anche a costruire l’ancia, quella che poi permette allo strumento di suonare con l’avvicinamento della bocca all’innesto dello strumento. All’inizio le difficoltà di far capire l’importanza della ciaramella alle giovani generazioni sono state tantissime, oggi sono felice che in molti l’apprezzano e la utilizzano>>. Mimmo, che ogni tanto suona in un gruppo di amici, e che ha all’attivo numerose ricerche e pubblicazioni (poesie, commedie, ecc.), è accompagnato nelle sue attività canoro -musicali) dal nipote Mimmo Impagniatiello, leader degli Zampognari del Gargano, gruppo “natalizio” che usa zampogne e ciaramelle molisane.

 

N.B. Racconto – intervista  tratto dal v. Racconti e Leggende del Gargano di Angelo Del Vecchio, Araiani, 2005, pp. 78 - 81

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.