Antonio Del Vecchio
11/01/15

Il calderaio del Gargano, un mestiere scomparso tra i più antichi del mondo. Ecco la storia

RIGNANO GARGANICO. <<Il suo è uno dei mestieri più antichi del mondo, inventato, forse, con la scoperta stessa dei metalli e con il loro utilizzo nella vita quotidiana. Si tratta del  calderaio, ovvero il costruttore di padelle, “callare”, scodelle, piatti, bicchieri e posate, tutti rigorosamente in materiale metallico.

Sul Gargano. Fino ad alcuni decenni fa, questo mestiere rappresentava una forma redditizia abbastanza consistente, tant’è che di calderai se ne contano, nella memoria storica collettiva, almeno uno per ogni comune della Montagna del Sole. Oggi ne sono rimasti pochi e rischiano di estinguersi per sempre, rendendo vano il lavoro di tanti “artisti del metallo” che hanno reso noto il Promontorio di San Michele un po’ovunque negli anni passati , soprattutto dopo le due guerre mondiali. Il più anziano calderaio, tuttora in attività (ma solo per hobby), opera e realizza “scodellame” a San Marco in Lamis, nel bel mezzo del centro storico. Si tratta di Domenico Leggieri, classe 1924, stagnino e calderaio dall’età di 5 anni, che oggi chiude di fatto un’antica tradizione famigliare (i figli e i nipoti hanno preso tutti altre strade). Iniziò la sua attività aiutando il papà Michele. Con martello, seghetti, incudine, punteruoli di varie misure, “rasckine”, braciere e tanta buona volontà, Leggieri continua a riparare o a costruire, nella sua piccola bottega in Corso Giannone, gli strumenti tipici della cucina e della tavola, donandoli ad amici, parenti e conoscenti. Devotissimo a Padre Pio da Pietrelcina, che ha conosciuto di persona in quel di San Giovanni Rotondo, Domenico ha lavorato per tutta la vita non facendo mancare nulla alla moglie, Lima Milanese (77 anni, sposata nel 1950). E ai suoi 5 figli, oggi quasi tutti professionisti i diversi settori. “Conobbi mia moglie quasi per caso. Abitavo nella strada del ponte (Via Roma) - ci spiega l’anziano - Lavoravo giorno e notte per aiutare la mia famiglia. Lina faceva la sarta. Sua cugina un giorno la mandò a casa mia per offrirci un caffè durante la veglia funebre. Ricordo che era morta mia madre. Fu un fulmine a ciel sereno. Mi innamorai subito di lei e in pochissimo tempo la portai alle nozze. La vita non è stata sempre felice, soprattutto a livello economico, ma con l’intenso lavoro alla fine sono riuscito ad esaudire quasi tutti i miei sogni. Oggi figli e nipoti mi gratificano per quanto fatto. Devo dire grazie a loro e ad un errore del consolato australiano se non sono partito per quel lontano continente e se sono riuscito a soddisfare tutte le esigenze della mia famiglia. Mio cugino aveva preparato tutto in Australia, avevo un lavoro, una casa dove dormire, il passaporto e il permesso d’espatrio. Una condanna per diserzione dal servizio militare, però, mi impedì di prendere la nave a Napoli e fui costretto a restare in Italia. E ne sono contento”. Domenico, che ci ha mostrato in diretta la realizzazione di una “callara”, tegame tipico del Gargano e del Meridione italico, ha ricordato di aver realizzato finora centinaia di migliaia di utensili, non solo “padellame” e arnesi da cucina, ma tutto ciò che ha avuto a che fare con il metallo e il lavoro puramente artigianale. Un rammarico, in ultima analisi, ce l’ha, ovvero quello di non aver trasmesso il proprio mestiere a qualcuno dei suoi discendenti o concittadini>>. (La presente intervista è stata effettuata una quindicina di anni fa ed è contenuta nel v. Racconti e Leggende del Gargano  di Angelo Del Vecchio, Araiani, 2005). A Rignano un vero e proprio calderaio non è mai esistito, o almeno qualcuno che facesse solo questo mestiere. Di solito tale incombenza era assolta a più mani nelle “ferrarìe”(officine del fabbro). Invece, c’è il soprannome in voga ancora oggi e individuabile per nome e cognome. Si tratta di Giovanni, un vispo ed elegante ottantenne, che vive altrove ma che viene spesso in paese per motivi affettivi. Qui possiede persino un’abitazione di sua proprietà, fornita di ogni comfort.  Il padre di lui, peraltro forestiero, per un certo periodo aveva qui  esercitato la mansione di stagnino, ossia colui che ricopriva di stagno sciolto pentole e tegami di rame. Tanto per motivi di igiene e di abbellimento.

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.