Antonio Del Vecchio
04/01/15

Presepe Vivente: c'erano una volta molti falegnami a Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO. Bellissimo il “fuori programma” messo in atto ieri sera al Presepe Vivente di Rignano Garganico. Ora tutta l’attenzione è rivolta al 6 gennaio, giornata conclusiva.

A quanto si è appreso, alcuni amministratori già pensano  di trasformare “en plein”l’iniziativa da culturale a turistica, cioè di sorvolare sulla riscoperta delle antiche tradizioni e mestieri da parte delle nuove generazioni e quindi della Scuola, per puntare il tutto sulla valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali: il  Centro storico medievale,  il panorama mozzafiato, il Museo Paleolitico di Grotta Paglicci, il Dolmen e la Chiesa della Madonna di Cristo, il Deltaplano, la Dolina Centopozzi, ecc. Gli unici - a loro dire - suscettibili ad attirare  il grosso pubblico dei visitatori. Intanto, noi continuiamo nella rassegna degli antichi mestieri (nrd. materia che sarà oggetto di un prossimo libro, al fine di fornire una base solida per i futuri organizzatori). “ Quando si parla di botteghe si pensa subito al falegname, a Rignano. Infatti, qui il termine calza bene al mestiere meglio di ogni altra attività e realtà. Un tempo di botteghe di falegname ce n’erano parecchie. Negli anni ’50 ne operavano ben cinque, nonostante la popolazione si attestasse al di sotto dei tremila abitanti. C’era quella del maestro Vincenzino Fania, un vero e proprio laboratorio attrezzato di tutto punto. Aveva più banchi e dipendenti, tra operai ed apprendisti, di tutti . Possedeva la sega circolare a corrente elettrica e tanti altri attrezzi di ultima generazione per operare all’ingrosso non solo nel campo degli infissi, ma soprattutto in quello del mobilio. Non di meno rinomata ed attrezzata era pure la bottega di Pietro Iannacci, ubicata nei piani bassi di Palazzo baronale. Anche qui ci si avvaleva di macchine di ultima generazione per costruire i mobili. Ma durò poco, sino a quando il titolare emigrò in Francia assieme alla Famiglia. Le altre botteghe erano tutte di tipo manuale, come quella dei fratelli Michele e Giuseppe Orlando, di Antonio Nardella e figli. Infine, quella dei Di Felice e di Michele Novelli che operò sino alla sua emigrazione nella Capitale. Negli anni successivi, continuarono il duo Giovanni Iannacci – Francesco Signoritti, il duo Di Felice- Di Gregorio e Michele Orlando. I duo Gianfelice.  Attualmente i laboratori in attività sono rimasti solo due: Orlando e fratelli Di Felice. Ora parliamo del mestiere, a cominciare dalla materia prima che si utilizza in campo. Un falegname è un artigiano che lavora il legno per fabbricare o riparare mobili e infissi. Il legno massello, nelle innumerevoli essenze che la natura sa offrire, per secoli è stato il materiale principe della falegnameria. Da alcuni decenni però, con l'avvento di nuove tecnologie, è stato possibile sostituire il legno massello con semi-lavorati più pratici e più a buon mercato. Vengono prodotti e quindi usati pannelli di agglomerati di legno , come il multistrato, il truciolato, il listellare il lamellare e altri. L' uso del legno massello rimane comunque, per il falegname artigiano il prodotto più considerato. Nella produzione di infissi e comunque prodotti esterni parlando di falegnameria, si parla necessariamente di legno massello o legno lamellare, sia che il prodotto sia artigianale che industriale. La produzione di mobili e di arredamento in genere invece si è ormai orientata verso l' uso dei semi-lavorati già descritti sviluppando così un artigianato parallelo alla classica falegnameria. Col tempo sono nate vere e proprie industrie del mobile, orientate prevalentemente all'arredamento moderno. Questa tipologia di produzione, costituita anche da piccoli imprenditori con pochi dipendenti, non fa uso dei classici attrezzi da falegname bensì di macchine automatiche computerizzate, dal costo molto elevato ma che permettono di realizzare con precisione e velocità il numero di pezzi voluto e poter così assemblare in breve tempo il mobile progettato. Vediamo ora l’arredo e gli strumenti indispensabili per esercitare questa nobile arte. In un laboratorio di falegnameria è d' obbligo avere almeno un banco da falegname in legno, munito delle apposite morse e diversi attrezzi manuali (martelli, seghe, tenaglie, pialletti, sponderuole, serie di scalpelli e di cacciaviti ecc...); questi oggetti però stanno perdendo la loro funzione primaria facendo posto a nuove attrezzature più consone al tipo di lavoro che oggi svolge un falegname. Nel laboratorio moderno di falegnameria, infatti, fanno da padrone le macchine utensili indispensabili in ogni lavorazione. Le macchine più usate sono: la troncatrice, la sega a nastro, la sega circolare, la pialla (a filo e a spessore), la toupie (fresatrice), nonché piccoli attrezzi per la levigatura, la rifinitura e l' assemblaggio (orbitali, trapani, avvitatori, morsetti di varia lunghezza, inchiodatrici ecc...); in piccoli laboratori o a livello hobbistico sega circolare, pialle e toupie possono essere sostituite con una particolare macchina utensile detta combinata perché da sola, permette di eseguire le tre lavorazioni: taglio, piallatura e fresatura. Per eseguire incastri a tenone e mortasa viene impiegata la toupie munita di un carrello o più semplicemente la sega circolare ma sono di grande aiuto comunque e sempre più diffuse: la bedanatrice e la cavatrice a catena mentre per la levigatura è sempre più presente la levigatrice a nastro. Gli arnesi in uso nell’attività tradizionale sono: falsa squadra; squadra; compasso; martello; mazzuolo; martellina; morsa; morsetto; pialle di diversa grandezza e funzione; e di varia dentatura; scalpelli; sgorbia; seghe di diversa misura e funzione; tenaglia; graffietto; puntueroli; cacciatoia; cacciavite o giravite di ogni tipo; rasiere; spatole; pecina; sponderuola, ecc.”

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.