Antonio Del Vecchio
22/12/14

La ricamatrice, un mestiere "nobile" esercitato sin dai tempi più remoti, a Rignano Garganico di Angelo Del Vecchio

RIGNANO GARGANICO. Con la parola “ricamo” s’intende sia l’attività che il prodotto. Di per sé quest’ultimo ha come oggetto un disegno, una decorazione o un ornamento creato con ago e filo su un determinato tessuto, che varia a seconda dell’uso. Il ricamo è conosciuto e praticato sin dai tempi più remoti. Tale mestiere, concepito come hobby, è ancora oggi diffuso in tutto il mondo. Anche a Rignano l’attività è praticata dalle donne sin dalle origini, considerato che i collegamenti un tempo erano assai scarsi e tutto si doveva produrre in loco. Il mestiere, per la sua particolare delicatezza creativa era appannaggio esclusivo delle famiglie nobili e benestanti.

Un esempio su tutti e storicamente certificato riguarda un corpetto ricamato con filo d’oro creato e donato alla Madonna del Carmine dalla baronessa Rosalia Corigliano, prima di andare in sposa al duca di Castelpizzuto (platea inedita delle quattro cappelle di Rignano, 1767). Negli anni cinquanta era tradizione che le bambine rignanesi, finita la scuola dell'obbligo, si avviassero ad un mestiere. Il mestiere più diffuso, assieme a quello della sarta, era la ricamatrice. La principale scuola di ricamo era gestita dalle suore Immacolatine, allocate in un ala del Palazzo Baronale. Le stesse, che sono rimaste fino agli anni ’60, si occupavano anche dell’asilo. Il resto dell’apprendistato in campo veniva gestito da valenti maestre del popolo, come le sorelle Nido, le Pellegrino, D’Alessandro, ecc.  Ovviamente il ricamo era fatto tutto a mano. Quello a macchina, sviluppatosi negli anni del boom economico e della diffusione delle macchine da cucito non attecchì mai, perché considerato privo di qualità artistica.  Di ricamatrici ancora attive in paese ce ne sono  parecchie , anche se di età matura. Da una di queste che chiameremo Elisa (nome inventato) abbiamo appreso e riportato di seguito le tecniche ed i punti impiegati nel ricamo a mano. A suo dire, una prima classificazione dei vari tipi di ricamo potrebbe essere la seguente: ricamo su disegno; ricamo libero a fili contati; ricamo riferito. Anche i punti base del ricamo sono molti e richiedono una costante conferma in immagini. Vediamo ora un ricamo su disegno. Occorre possedere un telaio a tamburello su cui tendere la tela. Su di essa a matita o a ricalco si va il disegno  da riprodurre con fili colorati e preziosi. Se non è previsto l'uso di fili colorati, parliamo di ricamo bianco su bianco, o di tono su tono che viene usato per capi di abbigliamento personalizzati, biancheria intima e biancheria per la casa. Il ricamo a fili contati prevede l'uso di tessuti a trama abbastanza larga e regolare da poterne contare i fili di tessitura, in modo da permettere l'esecuzione di ricami dai punti omogenei per grandezza. Si ricama direttamente sul tessuto contando i fili di ordito e di trama che devono essere ricoperti o lasciati a vista. Puntocroce, piccolo punto, punto quadro, punto reale, i punti a retino e i punti tappezzeria appartengono a questo genere. Variamente associati tra loro i punti a fili contati compongono stili di ricamo ornamentale eleganti.. Di solito vengono usati seguenti punti:  antico, mezzo punto, punto croce. Rientra nella stessa categoria anche il ricamo destinato alla tappezzeria.  Ovviamente per questo tipo di lavoro ci si avvale di telai adeguati con fermo a terra. Nella tecnica a giorno bisogna sfilare dalla stoffa due o più fili contigui in modo da ottenere una riga di solo ordito o di sola trama, la quale viene poi rifinita con piccoli punti lungo i bordi. Fanno parte del ricamo riferito i lavori che non possono venir trasposti a matita a causa del materiale particolare che si vuole usare, come velluto, seta, ecc. sui quali si preferisce lavorare direttamente con l'ago, guardando visivamente al disegno da riprodurre. Lo stesso – secondo la nostra interlocutrice - vale anche per il ricamo con il filo d’oro succedeva con i ricami in oro, essendo il filato molto difficile da gestire e tanto prezioso da non poter certo venir sprecato. Come accennato, oggi, l'arte del ricamo è in via di estinzione non solo nelle grandi città ma anche nelle periferie come Rignano. Da qui la necessità della tutela e conservazione almeno nella memoria, cosa che intende fare e fa da qualche decennio il Comitato organizzativo del Presepe Vivente con la riproposizione di questo e di altri mestieri antichi femminili e maschili che siano. “Gli arnesi di lavoro sono pochi e semplici, come telaio a mano o fisso, forbici, ago e una adeguata provvista di matassine  di fili colorati, ma soprattutto ci vuole – chiosa la nostra interlocutrice, tanta voglia di fare e  una pazienza di Giobbe”.

 

Letto 1161 volte Ultima modifica il Lunedì, 22 Dicembre 2014 11:30
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.