Antonio Del Vecchio
14/12/14

Il Presepe: la leggenda di Santa Anastasìa e il fuoco di San Giuseppe di Angelo Del Vecchio

Rignano G. Presepe in casa, 2014 con foto dei ragazzi , primi anni'40 Rignano G. Presepe in casa, 2014 con foto dei ragazzi , primi anni'40

 RIGNANO GARGANICO. Un tempo la realizzazione del Presepe era una pratica in voga in tutte le case  di Rignano Garganico. Ora non più o forse più raramente, per via dell’avvento del Presepe Vivente e della tecnologia più sofisticata. Ecco il racconto che ci fanno Matteo e Tonino, figli della guerra e della miseria di quei tristi tempi, i quali, nonostante le privazioni e i padri lontani, riuscivano a vivere e a sognare il loro Presepe. Un Presepe allestito con cura dalle loro mamme con l’aiuto dello stradario (i vicini di casa).

“Ci si procurava in anticipo delle frasche verdi, tipo leccio, più raramente l’ulivo. Qualche volta anche un robusto ramo che faceva da albero e si adornava la sponda di un tavolo o “buffetta”.  Vi si appendevano molte specie di frutta, arance, mandarini, frutta secche, anche noci, melacotogne, ecc. Poi su quel piano, dopo averlo interamente coperto di muschio (Il “lippo”). Si costruiva la grotta con un pezzo di tronco cavo di albero; quindi si disponevano nella parti laterali le casette di cartone pressato o di legno compensato. Sullo sfondo si stendeva un  foglio di carta azzurra, che significava il cielo. Quindi, si mettevano i pastori con il gregge; il fabbro con la fornace; il falegname; il contadino con la zappa; la lavandaia; animali di varie specie; lo specchio (quello vero) d’acqua  con sopra delle oche; galli e galline da cortile, ecc. Nella grotta, ovviamente, si mettevano i protagonisti: San Giuseppe, la Madonna, il Bambino nella culla, il bue e l’asinello. In un angolo  c’era la persona che ammassava il pane, si costruivano quelle tavolette che si faceva il pane. C’era la nonna che accendeva il fuoco. Si facevano quelle piccole scamorze e si mettevano appese ad una verga orizzontale dove c’era l’ovile degli animali. Si mettevano lì per farle asciugare. Si faceva, poi, la stella di cartone. Si prendeva la carta delle caramelle, colorata, e si metteva da una parte e dall’altra. Si metteva Santa Anastasìa. Aveva le braccia senza mani. Quando è arrivata la nascita del Bambino è uscito San Giuseppe  ed è andato dai pastori a chiedere un po’ di fuoco, di brace , perché era nato il bambino e stava in una piccola grotta. ASan Giuseppe e alla Madonna  non li vollero ricevere nessuno. . San Giuseppe aveva un mantello marrone. Disse il pastore che stava nella grotta (prima i pastori stavano nelle grotte): E’ dove te lo dobbiamo mettere il fuoco ?”. San Giuseppe si alzò un angolo del mantello e disse di metterlo lì. I pastori obiettarono: “Ma quello si brucia!” . “Non fa niente – rispose San Giuseppe – importante è che porto il fuoco!”. E portò il fuoco lì. Disse: “Vedete che è nato il piccolo creatore!”. La moglie di quel pastore ha dato voce subito che era nato il Bambino chè si sapeva che doveva nascere: allora tutti correvano dal Bambinello. E lei Santa Anastasìa disse: E io non ci dovevo andare?”. Se ne andò con tutti i moncherini sporchi di pasta. Quando arrivò lì, mentre si muovevano, vedevano e facevano, si ritrovò con la mani. Ebbe la grazia di “ricevere le mani”.

 

 

 

Nella foto: Il Presepe realizzato da Matteo sull’onda dei ricordi dei primi anni ’40 e della II Guerra Mondiale appena conclusa

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.