Antonio Del Vecchio
13/02/18

San Valentino, storia del primo amore e bacio, a Rignano Garganico

Rignano, Arco del Bacio Rignano, Arco del Bacio

RIGNANO GARGANICO. “Ninètte culavrètte, va lu zite e ce l’ha nnètte!” (Ninetta zozzona, va il fidanzato e la pulisce!) ed ancora, “Sérafine, quante si fine”! ecc.. Erano alcuni dei tanti motti  e modi di dire per prendere in giro una ragazza, declinando il suo nome.

Tanto vale anche per i maschi e sui tanti  altri nomi. Talvolta, te lo portavi addosso per tutta la vita, anche quando non eri più una ragazzina. E’ quanto accadde una domenica di tanti anni fa nel corso principale del paese, per l’occasione affollato dal bel sesso di ritorno dalla Santa Messa festiva. Era l’occasione per i giovani di “far domanda” (così si diceva quando volevi fidanzarti con qualcuna, con o senza una letterina di accompagnamento o previo l’amica più stretta della prescelta). Non solo, ma era l’unico momento della giornata per incontrare l’innamorata; il resto funzionava  tramite appuntamento di solito presso qualche casa amica o , di sera, con il pretesto di “fatti mandare dalla mamma…” in luoghi appartati o disabitati, dove non ci passava neppure un cane (Zia Monica, la Strettola, Bisacciare, La Ripa, Varrèdde, ecc.). Questa volta, il motto di cui sopra era stato lanciato dal ragazzo, per ricordare alla sua fidanzata Graziella, che era in compagnia, appunto della “Ninetta”, l’appuntamento in precedenza fissato. Per cui l’interessata, civettuola ed allegra, non si sa se lusingata o meno dall’apprezzamento diretto alla sua amica, non se la prese e tirò dritta per la sua strada, seguita prima con la coda dell’occhio e poi fisicamente dal suo uomo. Ad un certo punto Graziella, salutata l’amica Ninetta, raggiunse in pochi minuti, la casa dell’appuntamento. Ad accoglierla c’era Nina, giovane anche lei, ma maggiore di pochi anni, che, dopo averla abbracciata, le indicò il luogo del “parlatorio”, ubicato dietro l’armadio ad una luce (un solo specchio ed anta); lo stesso era affiancato da un letto matrimoniale bene acconciato, quasi che nessuno l’avesse mai usato. Quel giorno, la mamma della ospitante non c’era, avendo seguito il marito nella campagna sottostante. Lo aveva fatto per spigolare un po’ di  grano. A quei tempi la miseria era estrema, e tutti si arrangiavano, come potevano, per garantirsi un pezzo di pane e mantenere la figlia agli studi, come in questo caso (Nina frequentava la IV classe ginnasiale). Subito dopo arrivò anche il giovane che, invitato, raggiunse in un attimo il luogo dove era seduta la fidanzata, prendendo posto di fronte. La padrona di casa, da poco, si era allontanata, salendo sopra in soffitta, adducendo a pretesto i suoi molteplici lavori domestici. Chiaramente era una scusa per lasciare soli i due innamorati. Questi ultimi, intanto, tenendosi stretti per mano, avevano cominciato a parlarsi, raccontando i loro sogni , intervallati da frasi e fatti apparentemente banali, ma intensi di sentimento e calore. Il tempo volava, ma essi non si stancavano mai di parlare e di smettere di guardarsi fissi negli occhi. Ad un certo punto, lei avvicinò il suo viso rosso acceso ad un palmo da lui, che per poco non lo ‘scansò’, forse sorpreso dall’iniziativa femminile e nel contempo dall’innato senso di rispetto per la donna che per le comunità di quel tempo (quasi tutte patriarcali e matriarcali) era sacrosanto e praticato. Ma l’investito si riprese subito e l’ “addentò” anche lui, per modo di dire, posando le sue labbra su quelle di lei. E per alcuni minuti le stesse  rimasero appiccicate, anzi incollate, mentre i loro corpi stretti fremevano a più non posso posseduti da uno strano e piacevole desiderio. A questo punto, i discorsi cessarono e le uniche parole sussurrate erano “Ti amo e ti voglio…Starò sempre con te sino all’eternità”. Sarebbero ritornati a baciarsi, se non che furono interrotti dalla voce di Nina che pensò bene di ridiscendere, sospinta dal timore che qualcuno si affacciarsi alla porta a vetri (di solito sempre aperta), se non addirittura la mamma di lei, che abitava nei paraggi. Così si consumò il primo incontro d’amore tra Graziella e il suo innamorato. Un amore suggellato dal primo bacio. Si erano conosciuti qualche settimana prima nel predetto corso principale. Lui le “fece domanda” (così si faceva allora) per conto di un amico stretto. Lei rispose di sì, non all’amico in parola, ma allo stesso latore. Non si sa se per frainteso o per libera scelta. E così che nacque questa storia d’amore che durò più di un anno, sino a quando lei, completate le medie, fu costretta a seguire i genitori al Nord. Gli anni passarono. Lei mise su famiglia. Qualche anno dopo  ne ripeté l’esempio anche lui, ma il ricordo di questo “primo bacio” come testé raccontato per entrambi restò sempre incancellabile nella loro memoria e lo sarà per sempre fino alla fine dei loro giorni.       

 

Letto 304 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Febbraio 2018 20:05
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.