Antonio Del Vecchio
28/01/18

Un tempo marinare la scuola era bello e praticato da tutti sia a San Marco sia a San Giovanni R.

Foto d'archivio tratta dal Web Foto d'archivio tratta dal Web

RIGNANO GARGANICO. Memento mei! Un tempo marinare la scuola alle Superiori o all’ultima classe delle medie era uno ‘sport’ bello e praticato da tutti, sia a San Marco in Lamis, sia a San Giovanni Rotondo.

Qui si concentravano in massima parte gli studenti del distretto, a cui erano partecipi anche quelli di Rignano Garganico. Oggi non più. Forse perché farlo  non è più una piacevole trasgressione, ma un evento estremamente noioso ed insignificante. E questo per via del consumismo e soprattutto del permissivismo, imperante sia tra i presidi e gli insegnanti, sia tra i genitori. Nei tempi passati, quando la scuola era scuola e la selezione era ferrea, i motivi che inducevano alla ‘marinata’ erano costituiti da : l’impreparazione di una lezione; l’insegnante troppo esigente e talvolta sadico; la voglia di avventura fine a sé stessa e perché no le prime fiammate d’amore che ti spingevano ad esaudire un determinato appuntamento in disparte. Frequentarsi in coppia era assolutamente proibito. Ogni marinata, indipendentemente dalla motivazione, veniva studiata appuntino, non tanto per eludere gli “spioni”ossia i bidelli mandati appositamente dai presidi nei luoghi di possibile raduno dei ‘renitenti’ (simile ai militari), quanto il controllo dei genitori, puntualmente esercitato dalle mamme, essendo impegnati i mariti a lavoro. Le stesse si avvalevano di confidenti segreti residenti nelle città scolastiche, coincidenti quasi sempre con altri genitori o amici degli amici. Nel caso di San Marco, il luogo di nascondiglio preferito era la Villa Comunale, dove in caso di spiata era assai facile nascondersi, dietro qualche siepe od albero secolare. Qui, seduti sulle panchine, si bivaccava assieme ad altri compagni d’avventura fino alle 13,30, ora d’uscita ultima della scuola. La “fuga” dagli istituti diventava più interessante ed appetita, quando la si faceva in compagnia dell’amata, da soli o con altre coppie. Allora, in assenza di patenti e di auto a buon mercato, ci si riversava nelle campagne vicine e ci si appartava in luoghi adatti, lontani da ogni indiscreti. E qui si faceva “petting”, così si diceva allora all’inglese. Una volta capitò a due coppie di essere disturbati da un malandrino in un vallone al di sopra della “Crucicchia”, quartiere  periferico di San Marco. Quest’ultimo, si avvicinò alla prima coppia e con fare minaccioso chiese all’uomo di allontanarsi, perché bastava lui a sostituirlo, con grande spavento della ragazzina, che si mise subito a urlare. Le sue grida attirarono l’attenzione dell’altra coppia sistemata più su, il cui uomo si precipitò a valle e costrinse a forza, dato che era piuttosto  robusto (non a caso era chiamato Vincenzone), l’arrogante pretendente, ad abbandonare immediatamente luogo e preda. Altre volte, per spostarci si faceva ricorso al pullman. Ed allora ci si spostava sino a Borgo Celano o addirittura alla difesa di San Matteo, non distante dall’omonimo Convento. Qualche difficoltà ci si presentava al ritorno, allorché per trovarsi in tempo all’orario di uscita, ci si precipitava a raggiungere di corsa la sottostante città.  L’incognita più difficile da superare si presentava la mattina successiva, quando occorreva compilare la pagina di giustificazione estrapolata dal libretto delle assenze. Di solito i più incalliti di noi ne tenevano due, uno ufficiale e l’altro con la firma copiata del genitore. Erano dolori, quando il preside si accorgeva del nostro imbroglio. Ci si intimava seduta stante di essere accompagnati dal famigliare per il rientro in classe. Ciononostante, qualcuno insisteva nel bluff. Per cui, anziché farsi accompagnare dal genitore vero, si ricorreva al sostituto. Spesso era un adulto preso dalla strada, qualche volta un amico che si conosceva bene e che capiva i giovani. Uno di questi si chiamava Giovanni. Egli si prestava volentieri a fare le veci del padre o del fratello maggiore di tutti gli scansafatiche come noi. Giovanni, però era molto intelligente e sapeva recitare bene la sua parte. Mai si avventurava ad esercitare il proprio ruolo nella medesima scuola o città. Talvolta faceva la spola anche con la vicina San Giovanni Rotondo. Giovanni era un uomo molto benvoluto da noi studenti, perché egli non solo era sempre disponibile, ma sapeva sempre ben consigliarci, specie in materia di donne. Ora egli non c’è più da diversi anni, ucciso quando era ancora giovane dal male oscuro e pianto dall’intera comunità, di cui era un patito animatore!

Letto 267 volte Ultima modifica il Domenica, 28 Gennaio 2018 11:06
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.