Redazione
12/12/13

La storia dell'ultimo campanaro: Tonino Vigilante

RIGNANO GARGANICO. Tutta Rignano Garganico e non solo ricorda la figura di Antonio Vigilante, scomparso qualche anno fa per un male incurabile. Tonino, come lo chiamavano in paese, se n’è andato in punta di piedi sognando di suonare per l’ultima volta le campane della Chiesa Matrice di Rignano Garganico e magari nella banda del Presepe Vivente.

Il gruppo era composto da Vigilante alla grancassa, Antonio Gisolfi al rullante e dai fisarmonicisti Graziano Facciorusso e Pierino De Angelis. Deceduto a 56 anni, molti dei quali passati da emigrato in Emilia Romagna, era l'ultimo dei campanari italiani.

Aveva fatto parlare di se dal 2004 ad oggi i principali giornali d’Italia e del mondo. La sua è stata sempre una esistenza ai margini, fatta di stenti, di tanti sacrifici e di tanto lavoro. Era mastro-muratore e la sua opera era apprezzata e richiesta un po’ ovunque. Una improvvisa malattia l’ha allontanato (per il momento) dall’affetto dei suoi cari e dalla stima di una intera cittadinanza, quella rignanese, assai legata al campanaro Tonino e al suo modo elegante di annunciare col “din don dan” matrimoni, funerali ed eventi festivi.

Visse per tanti anni a Bologna, poi decise di ritornare nella sua Rignano Garganico. Unico suo rammarico quello di non aver trovato un allievo a cui insegnare l’arte campanara, che ora rimarrà custodita per sempre nella sua mente, nei ricordi dei più.

Riportiamo la sua storia, scritta nel 2004 dal giornalista Angelo Del Vecchio (e diffusa capillarmente), la stessa che ha catturato l’attenzione dei giornali di mezzo mondo ed è entrata di prepotenza a far parte di molti racconti e di molti libri.

 

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È l’ultimo campanaro “patentato” e vive nel più piccolo comune della Montagna del Sole

Si tratta di Tonino Vigilante, muratore di 52 anni, residente da sempre a Rignano Garganico. È lui ad occuparsi quotidianamente delle campane della locale Chiesa matrice, come noto dedicata a “Maria Santissima Assunta”, la struttura sorta in paese probabilmente nel XII secolo. Fin da bambino, da quando iniziò la sua insolita attività sotto la guida dell’abile “maestro” Michele Pignatelli (figlio di Matteo, il più anziano campanaro che i locali ricordino), che lo ha introdotto nella nobile arte dello scampanellio. Vigilante ha appreso da Pignatelli come e quando suonare per una festività, per un lutto e per un evento di calamità (o di eccezionale gravità). Allo stesso modo si è dovuto impegnare per capire a che cosa servivano le tre campane della chiesa madre, attualmente sotto la giurisdizione ecclesiastica della diocesi di San Severo: quella piccola, quella media e quella grande. «La piccola si suona per i bambini defunti.» ci spiega Vigilante, l’unico dotato di un regolare “patentino” e di un berretto da campanaro «La media quasi mai, mentre della grande si fa diverso uso. Si annuncia una festività cristiana, un matrimonio, la prima comunione e via discorrendo. Si utilizza anche per annunciare il triste trapasso di qualche concittadino: due tocchi e due rintocchi per i defunti maschi, due tocchi e un rintocco per i morti di sesso femminile». Tonino suona le campane di “Maria Santissima Assunta” dall’età di 5 anni quando, come accennavamo poco fa, fu introdotto al “lavoro” dall’anziano campanaro. Da allora si è messo sempre a disposizione dei parroci dall’alba a notte inoltrata. Nel corso della sua “carriera” da campanaro, tuttavia, ha dovuto interrompere la sua attività in tre occasioni: tra i 10 e 12 anni perchè costretto a recarsi in collegio ad Ascoli Satriano (dove ebbe vita difficile); in giovane età per un matrimonio poco riuscito e nella fase delle cosiddette “campane elettriche”, quando lo scomparso parroco don Pasquale Granatiero, decise di meccanizzare gli impianti della chiesa matrice, mandando in “pensione”, si credeva per sempre, lo stesso Vigilante. Così non è stato, con la rottura dell’impianto meccanico e con l’arrivo del nuovo parroco don Fabrizio Longhi, si è deciso di ripristinare l’antico mestiere e di riaffidare l’incarico di campanaro appunto a Vigilante che, incurante di neve, pioggia, caldo o freddo, continua da anni a far ascoltare ai locali la “dolce” melodia delle tre campane, ubicate sulla facciata (mai completata) della chiesa madre di Rignano. «È stato il destino a volere che facessi questo lavoro, per il quale non percepisco compensi, io faccio il muratore per vivere.» aggiunge l’interessato «Per ben tre volte mi sono dovuto allontanare dalle campane della chiesa madre e per ben tre volte mi sono ritrovato a loro vicino senza richiederlo. Tutto è cominciato, a mio avviso, in seminario ad Ascoli Satriano. Fui costretto ad andarci per volere dei miei, ma non riuscìi ad abituarmi a quello stile di vita. Volevo vivere libero e senza impegni, volevo salire sul tetto delle chiese e da lassù suonare le campane, facendo ascoltare il loro suono a quanta più gente possibile. Chiesi ai miei genitori, per lettera, di venirmi a prendere in collegio, altrimenti sarei scappato. Così fu. Mi venne a prendere mio zio con la sua scattante Fiat 600. Ricordo che il rettore di Ascoli venne anche a Rignano per tentare di convincermi a ritornare in seminario, ma io testardo com’ero non ho accettato. E oggi sono felice di quella scelta».

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