Antonio Del Vecchio
12/09/16

Presto un libro sull’arte di Peter Petruccelli, fratello di Nick, a San Marco in Lamis di Antonio Del Vecchio

Peter Petruccelli nel suo "Omaggio a Duccio", olio su tela cm. 70 x100 Peter Petruccelli nel suo "Omaggio a Duccio", olio su tela cm. 70 x100

SAN MARCO IN LAMIS. Nell’elenco dei visitatori illustri della Mostra- Museo su Grotta Paglicci (www.grottapaglicci.it) troviamo  anche il nome di Peter Petruccelli (classe 1934), artista e maestro illustre italo – australiano, nativo come il fratello Nick di San Marco in Lamis, di cui mi sono spesso occupato nella cronaca degli eventi.. Con l’ “australiano” , deceduto il 31 agosto 2013* ho avuto a che fare, invece,  solo in tempi recenti, quando la sua  notorietà artistica si era fatta sentire anche dalle nostre parti. Precisamente ciò è accaduto  nell’estate del 2007, allorché mi rilasciò una interventista durante una visita a Rignano.

 In proposito non ricordo né riscontro tra le mie carte, se la stessa fu pubblicata o meno da La Gazzetta del Mezzogiorno, di cui ero allora un assiduo corrispondente  o da altro giornale.  Qui l’ insigne ospite visitò assieme alla consorte Mary Pancoast il Museo paleolitico di Paglicci, di cui ne sapeva in teoria più di noi locali.  Di esso apprezzò tantissimo sia i graffiti (stambecco, nido con uova insidiato da un serpente, scena di caccia, ecc.) , sia la pittura parietale con ocra rossa dei Cavalli (l’unica in Italia), trasferendo in lingua i suoi rilievi ed impressioni alla compagna della sua vita, che di tanto in tanto annuiva, visibilmente soddisfatta per l’apprendimento.  Ecco le altre notizie che appurai direttamente dall’interessato. Petruccelli,  dopo le scuole dell’obbligo, per alcuni anni esercitò in paese il mestiere di pittore-decoratore. Nel 1956 emigrò in Australia, stabilendosi a Melbourne, dove s’iscrisse e frequentò  fino al 1962 il corso di pittura e incisione  presso la National Gallery of Victoria (corrispondente alla nostra Accademia di belle arti) . Qui per altri anni ancora si divise tra lavoro e studio. Ottenne una borsa di studio per meriti scolastici ed artistici (Victorian Arts Council), che gli permise di proseguire, nel periodo 1962 -65,  la specializzazione dapprima presso la London School of Art e poi, dal 1965 – 67,  presso l'Accademia di fine Art a Roma. Tornato in Australia, la formazione acquisita, unitamente al talento, gli consentirono di esercitare la professione di ceramista e di pittore. Mise su il primo studio - laboratorio  a Burwood . Nel frattempo si era sposato. Poi assieme alla moglie si trasferì a a Beaconsfield superiore, dove attivò  un nuovo laboratorio di ceramica con etichetta “Petruccelli”. Tirò avanti fino al 1983, allorché un vasto incendio scoppiato nella zona colpì il locale e in un baleno ridusse in polvere tutto ciò che aveva dentro. Ironia della sorte, l’anzidetto disastro  accadde proprio il mercoledì  delle ceneri.  Ma non si arrese. Subito dopo allestì il terzo laboratorio che fu ribattezzato  “Stoney Creek ceramica”, dove fece sperimentazione e cotture ceramiche d’avanguardia sulla scorta dell’esperienza etrusca del bucchero e di altre tecniche antiche, acquisite durante gli studi e la sua visita in Italia nel 1984. Si fece, altresì, notare anche nel campo della pittura con molteplici creazioni artistiche, per lo più dipinti su tela ad olio di lino o acrilico, quali: opere di incisione, rappresentazioni scultoree e costruzioni architettoniche, conciliando, come ha scritto qualche critico -  la simbologia culturale e del surrealismo in modi che trascendono l'interpretazione”. Circa la pittura, i soggetti ritratti sono costituiti da scorci ed oggetti di vita quotidiana, sia interni all’abitazione sia all’esterno, rappresentati spesso da un miscuglio di oggetti, pezzi di arredo e di abbigliamento, libri e quaderni, scarpe, nature morte , quadri, ecc., contenuti spesso su pareti, tavoli, davanzali, muretti, ecc. Non tralascia gli animali e le persone. Sintomatica la figura trasfigurata in più sequenze (quasi dei fotogrammi) di una donna in spiaggia; “verista” quella del pomo di melograno maturo, ecc. Significativa quella del mappamondo. Infine, stupende e raffinate le sue creazioni ceramiche di ogni tipo, in massima parte andate a ruba nel mercato privato. Negli anni  a seguire lo stesso studio, diventò anche luogo di insegnamento delle sue materie preferite, la pittura e il disegno. Attività che proseguì sino alla fine.  Qui visse con la moglie Mary, di origini statunitensi, da cui ebbe due figli: Peter jr. e Natalie. Il primo è cuoco, la seconda è docente presso lo stesso istituto accademico. Artista eclettico, le opere di Petruccelli sono esposte ed ammirate in massima parte nei più importanti musei di arte contemporanea o in collezioni private della sua seconda patria, più raramente talune opere compaiono in strutture espositive estere, negli Usa  e nel mondo anglosassone in genere. Come accennato, alcuni anni fa egli visitò l’Italia, accompagnando un gruppo di studenti australiani alla Biennale d’arte di Venezia e in varie città d’arte italiane. Ne approfittò per fare visita anche alla sua amata San Marco in Lamis, dove vive e lavora, come accennato, suo fratello Nick, anch’egli artista conosciuto e apprezzato in Italia e all’estero. Come accennato, con Nick ci vediamo spesso. Anzi ci sentiamo quasi quotidianamente via cellulare. Ha sempre da confidarmi qualcosa, i suoi stati d’animo e le sue idee originali che si traducono puntualmente in opere. A me spetta solo interpretarle con i miei scritti, che lui apprezza tantissimo. Di opere pittoriche e scultoree, ad olio,  in acrilico, legno e pietra, finora ne ha messo a segno circa un migliaio. La maggior parte di esse compongono la poderosa mostra allestita nella sua ampia casa di Porta San Severo, dove di tanto in tanto lo raggiungo per ammirare l’ultima creata. Ciò che mi colpisce di più del suo genere artistico è il senso del “primitivo” che egli riesce ad imprimere in ogni suo tocco, quando si occupa di rappresentazioni sacre o dell’uomo e della sua atavica sofferenza in generale. Un “primitivo” che cogliamo, come  una sorta di impercettibile mistero, che ci affascina  e confonde, anche nella vasta e variegata opera fraterna, quasi a significare che tra germani spesso il buon sangue non mente, specie se si tratta di creatività. Ovviamente riguardo al libro staremo a vedere.  

 

N.B. * Si veda il mio articolo sulla sua scomparsa apparso (30/08/2013) all’indomani del triste evento su www.garganopress.info (www.rignanonews.com) e su altre testate digitali e cartacee della provincia di Foggia.

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.