Antonio Del Vecchio
07/11/15

Rignano G., ecco la nostra prima vacanza trascorsa da ragazzi in quel di Capurso nel 1951

Capurso. Tonino e Matteo, 1951 Capurso. Tonino e Matteo, 1951

RIGNANO GARGANICOA. Nell’ottobre 1951, io (dieci anni e passa)  e mio cugino Matteo (12 anni), ci siamo goduta  la prima vacanza fuori da Rignano, addirittura alla “marina”. Così si chiamava a quei tempi la zona del Sud- Est barese. Ci portò mia nonna “AntoniellaLimosani (1880), per farci  conoscere la famiglia di mio nonno Vincenzo Lonero.

Questi era morto quando mia madre Nunzia aveva appena due anni, ossia nel 1922. Entrambi i “vecchi” mancavano da Capurso (il paese della nostra meta- vacanziera) da prima della I Guerra, allorché accadde la “disgrazia”. Vi era morto mio zio Nannino, di cinque anni, cadendo in una grossa pentola di rame piena di acqua bollente, mentre si stava per scolare la pasta. Prendemmo il treno a Foggia. Dopo due ore scendemmo a Bari. In stazione  c’era ad attenderci il mio pro-zio Peppino, grossista di tessuti tra i più noti e forniti della città. Quest’ultimo, dopo aver abbracciato la nonna (era l’unica zia ancora in vita della famiglia) e dato a noi uno scappellotto confidenziale, ci accompagnò al pulman che nel giro di venti minuti ci sbarcò al luogo di destinazione, appunto Capurso.  Anche qui c’era qualcuno ad attenderci, la pro zia Nannina e sua figlia, di cui non ricordo più il nome. Ci sistemammo nella loro ampia casa, ubicata nel centro del paese. Da quel giorno, cominciò la nostra croce- delizia di ospiti “mobili”.  Colazione, pranzo e cena in luoghi e presso famiglie sempre diversi, così pure il pernottamento, mai nello stesso letto e posto. Tutto questo, che durò più di due settimane, lo si faceva per non scontentare nessuno dei cento parenti e passa. I fratelli di mio nonno Lonero erano tra maschi e femmine, una decina. Così pure i cugini di mia madre diretti ed indiretti, compresi i figli, se ne contavano a decine, a decine   Qualcuno era emigrato persino in America. Io e mio cugino non stavamo con le mani in mano e scorazzavamo dall'una all'altra sponda tra tanta “crascia” (abbondanza), specie in dolciumi e panzerotti. C’era addirittura una pro-zia di nome pure Nannina che viveva sola, senza figli, in una casa enorme. Aveva soldi e proprietà a bizzeffa, cui aspiravano tutti gli eredi. Quest’ultima ci prese “di mira” e ci assediò con le sue “avance” , fatte di moine affettive  e regali a più non posso. Addirittura ci voleva adottare e farci studiare fino all’ultimo grado scolastico. La vecchia a noi non piaceva. Viveva all’antica in mezzo a tanta sporcizia. Durante la nostra breve permanenza, non abbiamo assaggiato alcun cibo e bevanda. Qui c’era un Santuario della Madonna del Pozzo, retto dai francescani. Noi ci andavamo ogni giorno a trovare il nostro compaesano Padre Antonio Ramunno. Quest’ultimo era un frate molto  colto e amante delle novità tecnologiche. Tra l’altro, aveva una macchina fotografica propria. Un giorno ci fece posare in giardino e ci scattò una foto-ricordo. Era il 21 ottobre del 1951. Data, quest’ultima, stampigliata a mano da lui stesso nel retro della fotografia in visione. Altre ancora le aveva scattate nella primavera dello stesso anno a gruppi sul terrazzo della mia zia Nannina (quartiere Grotta), sorella maggiore di mia madre assieme a zia “pPina”. Furono queste foto a veicolare il rapporto di ripristino parentale con Capurso e Bari, perché anche nel Capoluogo ci sono i nostri congiunti  Lonero.

Letto 666 volte Ultima modifica il Sabato, 07 Novembre 2015 11:37
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.