Antonio Del Vecchio
27/10/15

Dall’Australia al Gargano a spasso con Domenico e Rosetta. La storia

RIGNANO GARGANICO.  Domenico De Angelis,classe 1938, originario di Rignano Garganico, vive in Australia da oltre 55 anni, felicemente sposato con Rosetta Resta, classe 1940, fin dal 1964.

Entrambi sono genitori di cinque figli, di cui 4 femmine e un maschio (l’ultimo, Donato ha 34 anni), altrettanto accasati. In tutto l’intera famiglia conta, compresi i nipoti, ben  22 componenti. Per tre settimane la coppia è in paese, dove ha trascorso presso le rispettive famiglie originarie le vacanze natalizie. Addirittura, per certi versi ne sono stati i protagonisti. Infatti, il 26 dicembre i due, unitamente a Michele Pignatelli e moglie,  pure italo - australiani, hanno tagliato il nastro augurale della XVII edizione del Presepe Vivente. Li abbiamo sottoposti ad una meticolosa intervista. Ecco la storia che siamo riusciti a ricostruire tassello dopo tassello, partendo dalle testimonianze di  Domenico. “Ero il primo di 8 figli. Vivevamo in un bilocale (primo e II piano) di Vico Orso, nel cuore del centro storico. Mio padre Donato faceva il pastore in montagna. Terminate le scuole elementari, mi aggregai anch’io  e andai a pascolare le pecore. La vita all’aria aperta mi piaceva tantissimo. Durante il giorno, mentre custodivo il gregge,  per ammazzare il tempo, mi trastullavo a disegnare con un pezzo di carbone su qualche lastra di pietra, natura ed animali. Mi ricordavo che così aveva fatto anche Giotto, prima di diventare grande pittore. Altre volte mi divertivo a scagliare pietre contro i cani. Erano cani di colore bianco piuttosto grossi. Ma questi mi sopportavano e mai hanno reagito alle mie angherie. La sera poi “toccavo” o meglio spingevo al guado, ossia facevo passare una alla volta le pecore attraverso uno spazio stretto, dove mio padre provvedeva a mungerle. Con il latte facevamo cacio e ricotte gustosissimi. Un altro momento particolare era la tosatura delle pecore. La si faceva all’aperto, dove ogni pecora dopo averla  sottomessa e legata veniva rasata della loro calda lana con una grossa macchina tosatrice. Questo mestiere lo feci per qualche anno. A quindici anni fui assunto dalla ditta Troiano di Manfredonia, a quei tempi impegnata nella sistemazione radicale della strada provinciale per Foggia. Il lavoro era molto duro e pesante soprattutto per i ragazzi, costretti a trasportare massi, sacchi di cemento e cesti metallici colmi di malta, e via discorrendo. Si lavorava per otto ore. Dopo stanchi ed affamati salivamo la montagna per raggiungere le nostre case. Bello è stato il giorno della prima paga: poche migliaia di lire. Ma io ero arcicontento perché erano soldi miei, ossia guadagnati con il sudore della mia fronte. Il lavoro durò per circa tre anni. Dopo ripresi di nuovo il mestiere del pastore, ma non da mio padre, volevo essere autonomo e riprovare il gusto di guadagnare da solo. Così girai diverse aziende di allevamento: Pescorosso, Lama, Lucito,, ecc. Oltre ad una serie di lavori agricoli presso le masserie della piana, per parecchio tempo feci anche il manovale nel settore edilizio. Di sera, specie nei giorni festivi, andavo a ballare quando e dove si poteva, cioè presso le abitazioni dove c’era il giradischi. Durante una di queste feste, conobbi la mia futura moglie, una ragazza tutto pepe che mi colpì subito”. Rosetta (così si chiama), quinta di sei figli, era una ragazza che aveva molto sofferto. Infatti, a 12 anni, le venne a mancare la mamma. Ciò accadde nel 1952, cioè l’anno dopo che il padre Luigi, da provetto carrettiere al soldo di questo o quel padrone, era diventato assegnatario di un podere dell’Ente Riforma in località Maranella. Negli anni a seguire la famiglia si disperse, chi in Australia, chi in altre parti d’Italia, mentre il padre si risposò. Il rapporto tra i due giovani  era fatto di cose semplici, scambio di lettere e qualche stretta di mano. Poi lei andò via e raggiunse il fratello Angelo emigrato in Australia fin dal 1951, che diventò poi anche mio cognato, avendo sposato mia sorella Maria. "Nel 1961 mi decisi anch’io - prosegue il suo racconto Domenico - di raggiungere quel lontano Continente. Cosicché, tramite l’atto di richiamo e l’anticipo del viaggio procuratomi tramite banca dal predetto mio cognato, un certo giorno di agosto (non ricordo più la data precisa) mi imbarcai a Napoli sulla nave Nettuno del Lyod Trieste e dopo 27 giorni di navigazione, via Suez, sbarcai nel porto di Belbourne (Stato di Victoria). Qui mi accolsero con la gioia stampata sui loro volti,   la sorella Maria, il marito Angelo, il cugino Pasquale Francavilla (entrambi non ci sono più) e  naturalmente Rosetta, con la quale avevamo continuato a scriverci. Raggiungemmo Mildura, un grosso centro agricolo della zona. Allora contava circa 30 mila abitanti. Oggi ne ha più di 50 mila. Dopo qualche giorno di riposo, fui avviato subito al lavoro. Andai a raccogliere limoni presso un consistente agrumeto. Non so se era la nostalgia di aver lasciato da poco la mia terra o la scarsa conoscenza del luogo o delle persone, il primo giorno di lavoro per me fu un vero e proprio martirio. Tant’è che  a sera mi buttai come un sacco di patate sul letto e mi addormentai di colpo. Del mio stato d’animo si accorse subito mia sorella Maria e poi mio cognato Angelo, che non mi svegliarono nemmeno. Successivamente fui assunto alla “IPS”, una grande fattoria, che curava la coltivazione di migliaia e migliaia di ettari di vigneti con annessa una grande fabbrica di trasformazione di uve passite. Due le specialità, quella bianca detta “Sultas” e la nera detta “Carenz”.  Nel  1962, coronai il sogno d’amore con Rosetta e finalmente andammo a vivere in una casa tutta nostra. Nel 1964 decidemmo di metterci in proprio a produrre  uva passa. Così acquistammo un piccolo podere di  sei ettari. Terreno, dove ci mettemmo a lavorare sodo e contribuimmo con il nostro “savoir faire” e quello dei figli ad accrescere la produzione e quindi a guadagnare sempre di più attraverso la commercializzazione. L’uva passa australiana è richiestissima in tutto il mondo  ed è la componente essenziale di alcuni dolciumi tipo come, per esempio, i panettoni italiani. La prima figlia, di nome Elisabetta – continua Rosetta -  ci nacque nel 1966 ed oggi fa l’insegnante presso le scuole italiane. “La difficoltà maggiore  che abbiamo incontrato in Australia – aggiunge la nostra interlocutrice – è stata la lingua ossia l’inglese australiano. Nei primi tempi riuscii a farmi capire solo con i gesti. Imparai per prima le parole di uso quotidiano e relativi agli oggetti e al loro uso”. Abbiamo provato pure a seguire i corsi scolastici – chiarisce Domenico – ma né io né mia moglie non siamo mai  riusciti a parlare correntemente”. I figli invece non hanno avuto alcun problema in quanto si sono bene inseriti nelle scuole e hanno conquistato un pezzo di carta che li fa sentire alla pari con il resto degli australiani. A differenza degli altri figli, che hanno sposato compagne di origine italiana, Donato – sottolinea con orgoglio Rosetta – ha scelto come anima gemella una donna del posto giunta nel continente da diverse generazioni. Per di più non fa l’agricoltore, come noi, ma lavora in proprio in edilizia con il suo bravo “escavatore”. Non è la prima volta che i nostri interlocutori vengono in paese. Ci sono già stati insieme nel 1971. Nel 1997 c’è stato, invece, solo Domenico, essendo venuto per visitare il padre Donato, ammalato gravemente, che poi morì. “Io e mio marito amiamo l’Australia quanto l’Italia - conclude la nostra interlocutrice – perché qui ci sono tutti i ricordi sulle nostre origini e i cari che sono rimasti ancora in vita, là c’è, invece,  il nostro presente e il futuro, oltre che in termini di economia e società, soprattutto di figli e di discendenza”. La coppia è partita nella tarda mattinata di ieri, 17 gennaio, per Roma, dove  prenderanno   l’aereo che li riporterà nel nuovo Continente, a Belbourne. Buon viaggio!          

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.