Antonio Del Vecchio
27/09/15

La storia di “ Sophie “, la cagnetta della Cappelluccia di Stignano (San Marco in Lamis)

Il luogo, dove morì avvelenata Sophie  e il corpo del reato Il luogo, dove morì avvelenata Sophie e il corpo del reato

La storia di “ Sophie “, la  cagnetta della Cappelluccia di Stignano (San Marco in Lamis)

SAN MARCO IN LAMIS. Cani avvelenati anche a Stignano? Pare di si. A confermarlo è una coppia di giovani medici specialisti in servizio a Casa sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Lui si chiama Emilio Mazzilli, oculista; Lei, Francesca Cugliari, otorino. Entrambi, residenti a San Severo,  sono costretti ogni giorno, a percorrere con la propria auto la SS. 272, alias “Via Sacra Langobardorum”. Proprio qui nei pressi della “Cappelluccia”, allora in rovina, un giorno (correva l’anno 2012) videro un gruppo di cani randagi di varie specie aggirarsi attorno ad un cucciolo di cagna meticcia. Accortisi dell’evento, gli automobilisti si fermarono, parcheggiando la propria auto nei pressi del contiguo ponte (si tratta di quello costruito sull’antico tracciato nel 1863 dai “liberatori” piemontesi). Al loro arrivo, i randagi fecero un balzo e si allontanarono, disperdendosi nei dintorni. Francesca, prese la cagnetta tra le braccia  e, stringendo il suo corpicino tremante, provò  subito un piacevole e intenso sentimento di tenerezza. Amore a prima vista, insomma, come quello che si avverte tra umani, quando si incontra la fatidica anima gemella. Dopo un po’, guardando il suo compagno di viaggio, come se fosse ispirata, disse : “Chiamiamola Sofia, anzi Sophie” . E questo perché il nome (alla francese) le ricordava la protagonista di un film, alla cui visione aveva assistito da bambina e si era tanto commossa. Dopo alcuni minuti, pensarono e sistemarono l’animaletto nella cappella, anche perché fuori si avvertiva un freddo pungente. Quindi, si misero in auto e proseguirono il loro viaggio verso il luogo di lavoro, con la testa piena di tanti pensieri circa l’avvenimento da “via di Damasco” poco prima visto e vissuto. Al ritorno, forniti di ogni ben di Dio, compreso qualche avanzo recuperato presso famiglie amiche o acquistato al Bar, si fermarono di nuovo, rifocillando tra “carezze, parole tenere e guaiti di risposta”, il loro nuovo amico a quattro zampe. La storia durò per tutto l’anno, fino a quando iniziarono i lavori di restauro. A questo punto, dopo uno scambio di inutili polemiche con i restauratori, dimostratisi sordi alle parole evangeliche di San Francesco, che tutto il creato ci è fratello, o a quelle amorose del Padre celeste, i due animalisti dopo aver fatto costruire, a proprie   spese,  pochi metri più in là un comodo ed accogliente canile, vi sistemarono Sofia, che intanto era cresciuta e fattasi “signorina”. Nel frattempo la famiglia crebbe con l’arrivo di altri randagi, a cui Francesca ed Emilio, assicurarono lo stesso trattamento. In totale sette. Un bel giorno si accorsero che la loro preferita era incinta e  ci misero qualche pezzo di vitto  in più nella ciotola. Poi, la meticcia partorì alcuni cuccioli. Solo uno si salvò dalla moria, ma dopo qualche mese anche quest’ultimo seguì la sorte dei fratelli. La madre non si disperò e continuò la vita quotidiana, similmente alla natura e al  creato che è nei dintorni. Passarono altri mesi ancora, fino a quando di recente, la trovarono stecchita uccisa dal solito “untore” con il veleno, assieme al compagno. Altri tre andarono dispersi e non si fecero più vedere, morti altrove o intruppatisi in branchi di randagi che da queste ed altre parti non mancano mai.  “Sì, polpetta al veleno per topi – ci dice la nostra interlocutrice - , come quello che ha stroncato, gli altri venti suoi simili a San Marco in Lamis e dintorni. Io e lui siamo soci del ”l’Arca di Noèe partecipiamo a tutte le manifestazioni pro canile comunale, compresa quella di oggi per la raccolta fondi pro canile. A mio avviso -continua Francesca -  urge che il Comune assumi la propria responsabilità, non solo denunciando, ma anche promuovendo assieme agli uffici preposti dell’Asl, una sterilizzazione generale dei randagi che, solo se radunati in un unico canile si può fare”. L’interessata si dice, inoltre assai dispiaciuta, perché è stata ritirata dal Comune l’auto alla presidente M. Antonietta Torelli, che da anni  con infinita pazienza e sacrificio, segue l’ intera vicenda, “mettendoci l’anima e rimettendoci salute e soldi”, ci fa osservare Francesca. Il suo ultimo “affondo” critico è diretto alla maggioranza della popolazione sammarchese e alle cosiddette associazioni ambientaliste di Foggia e provincia. La prima perché gira lo sguardo altrove, quando occorre solidarizzare su un problema di grande portata sociale ed umana, come quello in questione. L’altra perché presente solo a parole  e  quasi mai con i fatti  quando bisogna combattere duramente per affermare i principi della solidarietà e dell’amore verso gli animali e le persone che li assistono.        

Letto 1090 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Settembre 2015 12:53
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.