Antonio Del Vecchio
04/01/14

Natale in famiglia per il noto designer automobilistico Donato Coco, "volato" nella sua Rignano Garganico

Il designer Donato Coco di Rignano Garganico(Italia) Il designer Donato Coco di Rignano Garganico(Italia)

RIGNANO GARGANICO. Donato Coco, designer automobilistico tra i più importanti e prolifici del mondo, ha trascorso le festività natalizie a Rignano Garganico (FG), sua città natale. Vi torna di tanto in tanto, per questioni di nostalgia e per rivedere, oltre alla mamma Grazia e agli altri familiari, gli amici e i coetanei della sua perduta infanzia.

Questa volta si è trattato di una vera e propria rimpatriata.  Infatti, proveniente dall’aeroporto di Bari-Palese è giunto in paese in gran segreto, assieme alla compagna, al figlio Vittorio, alla di lui moglie Costanza e alla nipotina di un anno appena.

 

Come noto, Coco risiede attualmente a Norwich (Inghilterra). Da circa tre anni lavora per il rinnovo del parco automobilistico alla Lotus di Hethel, considerata una delle Case automobilistiche , tra le più raffinate e prestigiose del pianeta. Ha già rimesso a punto sei rinnovati modelli (Elise, Elite, Eterne, Elan, Exige,Evora) di cui già qualcuno è in strada con successo. Tra l’altro, la Esprit, Evora Formula 1, ecc. Negli ultimi decenni è un designer molto richiesto ed ha cambiato già tre grandi marchi. Fino al 2005 e rimasto alla Citroen, quindi è passato all’italiana Ferrari, da dove è andato via nel 2010, dopo aver realizzato e aggiornato  apprezzatissimi modelli sportivi e di gran lusso (599 GTB Fiorano, California e 458 Italia).

 

Comunque, per saperne di più sulla sua figura e talentuosa opera, ecco in sintesi il racconto di emigrazione (*) che ci fa la mamma Grazia Nardella.

 

Sono partita da Rignano Garganico agli inizi del 1959 per raggiungere a Besançonin Francia mio marito Antonio Coco, emigrato come muratore nel 1955. Con me ho portato pure i miei figli Maria (classe 1951) e Donato (classe 1954). Ci accompagnò, durante il viaggio in pulman e in treno fino a destinazione, l’amico di famiglia Antonio Motta, pure lui muratore e compagno di lavoro di mio marito. Non appena arrivati a Besançon ci sistemammo con la famiglia nell’alloggio di mio marito, due stanze appena, oltre ai servizi comuni. Dopo un mese mandammo i bambini a frequentare le scuole francesi, mentre io mi dedicai completamente ad accudire la casa. Non pensavo di andare a lavorare, lo stipendio di mio marito ci bastava per vivere decentemente. E poi c’erano i figli da badare. I miei figli, data l’età, impararono subito a parlare la lingua francese, ottenendo buono voti anche negli studi che facevano. Nel contempo anch’io imparai qualche parola, ma solo dopo un anno di permanenza riuscii a parlare discretamente, a sbrigarmela da sola in tutte le faccende e nei rapporti con gli amici e le amiche francesi. Donato intanto cresceva e studiava. Non ha perso un anno di scuola. Ogni volta che portava la pagella, a casa era festa, perché i voti nelle varie materie erano quasi sempre alti e gli insegnanti si complimentavano per la sua intelligenza e per l’attaccamento agli studi dimostrato dallo “straniero”. A diciotto anni Donato si diplomò come tecnico disegnatore. Quindi s’iscrisse all’Università, laureandosi in Architettura. Aveva la passione per il disegno sin da piccolo. Fu assunto subito alla fabbrica automobilistica Citroën. Dopo pochi mesi vinse una borsa di studio e fu mandato al Royal College di Londra, dove si specializzò come designer industriale. Qui ottenne perfino un premio per aver disegnato la migliore macchina per il 2000, conferitogli dall’allora premier Thatcher. Donato continuò a lavorare alla Citroën, firmando quasi tutti i successi di questa casa automobilistica, dalla Visa alla ZX, dalla Saxo alla Picasso, tutta la serie delle “C” sino alla Pluriel e via discorrendo. Di essa diventò capo équipe e molto conosciuto nei Saloni di esposizione di tutta l’Europa. Mia figlia Maria, terminati gli studi, lavorò invece come dattilografa in vari uffici. Ma solo per poco tempo. Dopo si sposò con un nostro connazionale e rientrò in Italia, dove risiede a Silvi Marina (Teramo). Sistemati i figli amch’io andai a lavorare nella grande fabbrica di abbigliamento Weil. L’impiego mi piaceva molto, perché in paese mi arrangiavo in lavori di taglio e cucito e sapevo adoperare bene la nostra vecchia Singer. Tempo libero? Uscivo a passeggio la sera con mio marito soprattutto a fine settimana e negli altri giorni festivi. Qualche volta anche in altre sere. Mi piaceva molto guardare le vetrine dei negozi di abbigliamento e bigiotteria. A Besançon ce n’erano tanti e di lusso. Qualche volta andavamo a fare visita agli amici, soprattutto francesi. Nel 1976 io e mio marito decidemmo di rientrare definitivamente a Rignano. Ma ci trattenemmo solo poco tempo. Emigrammo nuovamente, ma questa volta per la Germania, dove si guadagnava di più. I soldi ci servivano per aiutare i miei figli rimasti in quella nazione, soprattutto Donato che stava completando gli studi. Nel 1979  egli si sposò  e andò a vivere con la moglie a Parigi in una bella e comoda villa. Dal matrimonio sono nati i nostri due nipoti che ormai sono giovani. Per cui anche noi fummo costretti a rientrare dalla Germania. Per molti anni abbiamo vissuto felici e contenti in paese godendoci la nostra pensione, sino a quando venne meno all’improvviso mio marito Antonio, di cui ho molto sofferto e soffro ancora. Qualche consolazione me la danno solo i figli, nella consapevolezza che sono andati avanti e che il nostro sacrificio non è stato inutile”.

 

Come già scritto, la passione di Donato Coco nel campo dell’arte creativa e del  disegno industriale, in particolare, nasce nel 1970, quando consegue il primo diploma professionale in lavorazione dei metalli. Dopo il diploma in architettura di interni (1973), conquista  nel 1977 un “Diplôme national supérieur d'expression plastique”, a Besançon.

 

Dopo di che frequenta l'accademia di Belle Arti, iniziando il suo percorso professionale di ‘graphic designer’ in campo pubblicitario, assistente del pittore e scultore Georges Oudot, e fotoreporter per il quotidiano regionale L'Est républicain.

 

Dieci anni dopo lo rivediamo impegnato negli studi, dapprima come tirocinante in ingegneria ed architettura a Miami (USA), per assumere subito dopo in Francia la carica di design manager in Cébé International, azienda di abbigliamento di Morez specializzata negli sport invernali. Al termine del triennio, si laurea, come si è già detto,  in “automotive design” presso il Royal College of Art di Londra, sviluppando  la sua tesi finale su “nuova 2CV” del futuro (poi diventata la storica Visa), premiata dalla premier Thatcher. Tal riconoscimento, unitamente alla vittoria di un concorso nazionale di design indetto dalla Citroën, gli permettono di entrare nella predetta casa automobilistica francese.

 

Nel corso di questi anni Coco ha avuto tantissimi riconoscimenti a livello internazionale. Nel 2002, la prestigiosa rivista italiana “Quattroruote” lo nomina “uomo dell’anno” in virtù delle sue ultime nate dell’anno, la C 3 e la C 3 Pluriel (le più vendute di tutti i tempi). L’anno successivo è la volta degli Enti pubblici, a cominciare dalla Regione Puglia, che lo nomina con voto unanime “ambasciatore pugliese nel mondo”.

 

Uguale riconoscimento è concesso anche dalla Provincia di Foggia e dal Parco Nazionale del Gargano. Seguono, poi, altre regioni, come l’Emilia Romagna. Non ultimo per importanza, il riconoscimento del Circolo Culturale "Giulio Ricci", che alcuni anni addietro lo ha incoronato con il Premio ai Rignanesi nel Mondo, dato a tutti i compaesani che si sono affermati fuori sede nel campo delle professioni, delle arti, della cultura, della fede, dello sport e via discorrendo.

 

Due anni fa  ha vinto il premio Trophee du Design assegnatogli dalla rivista specializzata francese l’Automobile Magazine.

 

(*) Sergio D’Amaro – Antonio Del Vecchio, E così ho lasciato la mia terra /Voci, Volti e Ricordi degli Emigrati di San Marco in Lamis, di Rignano Garganico e di San Giovanni Rotondo, 2 e., Regione Puglia, 2006

Letto 18209 volte Ultima modifica il Domenica, 05 Gennaio 2014 08:27
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.