Antonio Del Vecchio
24/07/15

Rignano G.: All’agriturismo Fiore nella contrada della Madonna di Cristo IX Sagra dell’asino

RIGNANO GARGANICO. Anche quest’anno all’agriturismo di Carmine Fiore, alias Bobby Solo ( lo è  per via della sua stretta somiglianza  con il cantante nazionale), ci sarà lo svolgimento della sagra dell’asino, giunta alla sua undicesima edizione. La stessa è in programma sabato 1° agosto, con inizio alle ore 20.00.

L’iniziativa, oltre alla valorizzazione di un piatto tipico, si prefigge di incrementare l’allevamento di questi animali, ormai in via di estinzione . La manifestazione avrà luogo, sabato 1° agosto, dalle ore 20.00 in poi, presso la medesima azienda organizzatrice, ubicata, come risaputo, nella selvaggia Piana della Madonna di Cristo,  a metà strada tra  il sovrastante paese e la pianura del Tavoliere. Il menù si compone: orecchiette al ragù con involtini di carne di asina; formaggi misti; Frutta melone; acqua e vino.  Forse ci sarà anche l’assaggio del gelato al latte di asina (Top secret). L’intrattenimento gastronomico, che  costerà in tutto 15 €,  sarà accompagnato dal Trio musicale “I colori della musica”. Negli anni passati c’era la cultura a fare da padrone, con la convocazione- coinvolgimento sull’argomento dei più importanti uomini di cultura della Capitanata. Fino agli anni ’50 a Rignano, paese agricolo per eccellenza, l’asino era l’animale da lavoro e trasporto più diffuso della comunità. Se ne contava almeno uno per famiglia. Si faceva ricorso alla sua forza e alle sue cocciute virtù,  sia  per spostarsi da un luogo all’altro, seduti sul suo caratteristico basto, sia per arare i campi, sia per trasportare i covoni di frumento nell’aia più vicina e pestati dai suoi zoccoli duri e successivamente fino allo spiazzale antistante alla trebbiatrice dei Pizzichetti, la prima ed unica impiantata presso l’azienda di “Maddalena” nelle vicinanze dell’abitato. Era festa grande, perché dal buon esito della  pesatura o della trebbiatura dipendeva la vita di sussistenza di chi possedeva un piccolo appezzamento di terreno in montagna (lu luche), strappato al “nicchiarico” , a colpi di zappa e con l’aiuto dell’asino. Ed erano i più poveri e caparbi della popolazione attiva.  Raramente si faceva ricorso a muli e cavalli, perché erano pochi, costosi ed in gran parte posseduti solo dalle famiglie più agiate. Per di più il rendimento lavorativo di un asino, specie se paragonato alle sue dimensioni, all'alimentazione generalmente scarsa quantitativamente e di poco significato nutritivo, all'allevamento quasi sempre molto trascurato, è da considerare notevole e superiore a quello del cavallo, anche per la maggiore resistenza. A riprodurre o a migliorare la specie in discreta quantità, solitamente provvedevano i pastori, gli allevatori di bovini ed anche nelle estese “mezzane” i grandi agricoltori , che ne facevano commercio direttamente o tramite le fiere. Famosa e frequentata era soprattutto quella di San Matteo che si teneva ogni anno in prossimità della festa del Santo, il 21 Settembre. A quei tempi in paese asini ed uomini vivevano sotto lo stesso tetto. I più fortunati avevano la stalla intercomunicante o sottostante al monolocale abitativo. Il resto ne ricavava una addirittura  sotto il letto. Con l’avvento e la diffusione dell’automobile e dei trattori, le cose cambiarono. Per cui ad un certo punto il ricorso all’asino diventò man mano sempre più raro, sino all’ estinzione pressoché completa dell’animale. Ma non tutti. C’è , invece, chi lo ha sempre amato ed oggi ne alleva circa duecento.  Ed è il titolare dell’azienda.  Il tutto, a suo dire, sarebbe  partito da una sola “ciuccia” chiamata “Peppinella” attorno agli anni ‘30, ad opera del padre Giovanni e del nonno Carmine. Oggi, il reddito di questo tipo di allevamento, oltre al maneggio, è costituito soprattutto dal latte, per i più svariati usi, specie nella produzione di medicinali e di cosmetici. La storia. Ecco la storia che ci raccontò qualche tempo fa sul primo asino nonno Giovanni Fiore (classe 1926) (ora non c’è più)  “Attorno agli anni ’30 (io ero ancora un ragazzo) mio padre Carmine acquistò dai Bramante (ricca e nobile famiglia del luogo) – una bella e giovane ciuccia, che si fece subito notare tra gli altri animali per la sua diversità vocale: ragliava e ragliava bene, specie quando riceveva ogni sera nel suo ricovero al coperto, oltre alla biada giornaliera, anche il companatico, cioè l’avena o l’orzo e, stagione permettendo, anche un po’ di fave secche provviste di fogliame (“favarazzo”). A me, che dormivo sulla lettiera piccola il suo raglio di gioia era musica dolce, perché si distingueva dal malinconico belare delle pecore e delle capre, dall’abbaio intermittente e stizzoso dei cani pastori e dagli usuali e lamentosi “chichirichì  e coccodé” del nostro nutrito pollaio. Mi affezionai subito alla bestia, anche perché mio padre mi fece provare in groppa la sua comodità. Ci portò a Rignano in mezz’ora circa, senza strapazzo  alcuno. Mio padre era contento ed io pure, perché i miei poveri piedi, calzati da “scarponi” erano salvi. Dopo alcuni mesi – continuò Giovanni” mio padre mi disse: Peppinella va bene, ma ci vuole anche un compagno. La riportò alla masseria dei Bramante e la lasciò per circa una settimana. Dopo di che la riprese e si seppe in giro che era rimasta incinta. Passarono mesi e mesi ancora. La ciuccia aveva un pancione grande grande e camminava lentamente. Era tutta un’altra bestia. Anzi ero convinto che fosse malata. Una sera vidi movimento là nel ricovero, mio padre correva su e giù e chiamava altri adulti (parenti, vicini): -venite, venite Peppinella ha le doglie. Ed infatti, ragliava…ragliava a perdifiato,sdraiata per terra e torcendo la testa da una parte all’altra in continuazione. Mio zio mi allontanò dalla scena, dicendomi: vieni vieni con me, non sono cose per ragazzini. Dopo alcune ore, l’asina partorì. Seppi che era un maschio. Qualche anno dopo, restò ancora incinta (sempre dopo la “vacanza” alla masseria Bramante), fece il pancione e poi, come la prima volta sbottò, questa volta, un asinello. Dopo di ché per Peppinella non ci fu più bisogno della vacanza annuale, i figli fecero il resto: ogni anno, un parto e via discorrendo, la famiglia degli asini aumentò, molti morirono di stenti e malattie, altri sopravvissero, sino a raggiungere il numero attuale. La proprietà degli asini, prima passò a me e poi ai miei figli e forse anche domani ai nipoti. Ma c’è di più che ho imparato durante la mia lunga esperienza di asinaio.  Oltre al lavoro e come mezzo di trasporto, l’asino ha tantissime altre utilità.  Per esempio il latte d'asina ha sempre goduto, tra l'altro, vanto di facilissima digestione e come medicamento. La carne è molto sapida e viene spesso usata per la confezione di insaccati, quasi sempre però mescolata alla carne suina. Posso dire ancora che il suo allevamento ha bisogno di poco. Esso si svolge in modo presso ché analogo a quello del cavallo, con la differenza che il primo è assai meno esigente, più rustico e resistente e più sobrio. Possono entrare a far parte della razione quotidiana una maggior quantità di alimenti grossolani e ricchi di cellulosa (foglie e loppe di cereali e di leguminose, ecc.) meglio previamente trinciati per favorirne la digeribilità. Le asine gravide e allattanti, gli stalloni durante l'epoca delle monte, devono ricevere una sufficiente razione giornaliera di cereali (avena, ecc.) o di altri concentrati, in proporzione al peso vivo ed all'attività produttiva spiegata. Ed ancora ho notato che l'asina presenta in genere il primo ciclo di calore ad un anno di età. La stagione delle monte corrisponde a quella dei cavalli (da marzo ad agosto). Il ciclo mestruale, di norma, è più regolare che non nelle cavalle e dura 21-28 giorni ed il calore 2-7 giorni. Il calore riappare, nell'asina che ha partorito, dopo 17-18 giorni. In genere l'ovulazione sembra che avvenga 48 ore dopo l'inizio del calore. La gravidanza dura 365 giorni, con variazioni di 8-12 giorni in più o in meno. Il comportamento degli ormoni sessuali nel sangue e nell'urina e di conseguenza la possibilità di fare la diagnosi di gravidanza mediante l'esame di tali liquidi è lo stesso come nelle cavalle. L’asino, inoltre, possiede anche altre virtù. Negli ultimi anni è oggetto di crescente interesse, a causa dell'onoterapia (pratica che utilizza l’asino come strumento terapeutico per rimettere in moto i sentimenti e il piacere della comunicazione emotiva) e della riscoperta del latte di asina, prezioso alimento dalle caratteristiche organolettiche molto vicine al latte materno e quindi molto indicato per i bambini con allergie alimentari. Serve pure per confezionare gustosi gelati. Altresì, può essere utilizzato come sostituto dell’acqua per il bagno delle signore. Rigenera la pelle e le  rende più giovani e belle. Un sistema di estetica, quest’ultimo, molto praticato ed apprezzato dalle antiche matrone romane, come Poppea che amava portarsi dietro in ogni spostamento decine e decine di asine, per la produzione del latte necessario alla bisogna. Di questo e di altro se ne saprà di più, sabato sera 4 agosto, presso l’agriturismo della mia famiglia. Venite tutti, per assaggiare e gustare le “bontà “dell’asino! .”

 

 

 

 

Letto 700 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Luglio 2015 07:31
Vota questo articolo
(0 Voti)
Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.