Antonio Del Vecchio
17/02/15

Il 28 febbraio tutti a Rignano Garganico per “cancellare” l’Imu sui terreni montani!

Rignano G. Intervento dell'ex-sindaco Saracino sull'Imu; di fronte: l'assessore G. Del Vecchio, il sindaco V. Di Carlo; il vice Michele Ciavarella. Rignano G. Intervento dell'ex-sindaco Saracino sull'Imu; di fronte: l'assessore G. Del Vecchio, il sindaco V. Di Carlo; il vice Michele Ciavarella.

RIGNANO GARGANICO. Si tornerà di nuovo a parlare di Imu sui terreni montani, a Rignano Garganico. Lo si farà in un incontro pubblico, che avrà luogo il prossimo 28 febbraio, con inizio alle ore 17.00 presso la Sala consiliare del Municipio.

A renderlo noto è  l’assessore al ramo, Giosuè Del Vecchio, da tempo attivamente impegnato per la soluzione degli innumerevoli problemi che attanagliano il settore agricolo, asse portante dell’economia rignanese, a cominciare dall’alluvione che, nonostante le migliorate condizioni del tempo, continua a tenere sott’acqua o inseminati centinaia e centinaia di ettari di terreno (le cosiddette “marane”), ubicati a dritta e a manca del torrente Candelaro.   E questo senza che non s’intravede alcuna contropartita in termini di aiuti né da parte del Governo centrale, né da parte dell’Europa, che sin dall’indomani avrebbe concentrato tutti i suoi fondi su altre regioni italiane, successivamente alluvionate. A quanto si è appreso, alla riunione in parola sono stati invitati tutti i parlamentari della Capitanata, consiglieri e assessori regionali, i Presidenti della Provincia e del Parco del Gargano, i sindaci vicini e lontani delle zone disagiate, nonché lo stesso governatore Nichi Vendola. L’invito a Rignano - che segue di qualche settimana il pepato ordine  del giorno sul tema inviato in ogni dove -  non è casuale o legato al solito piagnisteo campanilistico, ma è sostenuto da una ragione di fondo, perché questa realtà, secondo i bene informati, rappresenta un “caso limite” di tassazione iniqua e ingiusta su cui riflettere approfonditamente prima di procedere all’eventuale modifica ed integrazione da parte del Parlamento e in attesa anche della decisione sul merito del giudice amministrativo (Tar Lazio e di Puglia). E questo non a torto,  se si tiene conto di quanto segue: il territorio  di Rignano è esteso per circa 8.900ettari, di cui 3.950 in zona montana e 4.950  ettari in zona pianeggiante; i terreni situati nella zona montana sono completamente infruttiferi e senza rendita alcuna, in parte perché pietrosi e brulli, per il resto perché incolti e abbandonati da circa mezzo secolo per effetto di spopolamento. A questo bisogna aggiungere l’eccessiva parcellizzazione della proprietà privata che  assommerebbe a più di 3000 ettari, che ne impedisce non solo l’utilizzo ma anche l’accorpamento e l’immissione nel mercato. Su fondi di pochi ari di terreno, infatti, orbitano decine e decine di titolari – eredi. Per cui nella questione è coinvolta l’intera comunità. Anzi vi sono alcuni  che  addirittura ignorano di essere proprietari di qualcosa. Come pure vi sono quelli che da anni non frequentano, né possono raggiungere detti fondi, per l’assenza  delle strade di accesso rovinate dall’incuria del tempo e dell’uomo. Insomma, si è di fronte ad una zona franca dove animali di piccola e grande taglia pascolano liberamente allo stato brado. Ed è un bene, sul piano economico. Perché, dunque, non delegare i Comuni, anzi ché il Governo,  a dichiarare per norma se una zona è o non è incolta e abbandonata e quindi ad esentarlo da ogni tassazione fondiaria, favorendo così nel contempo l’uso a pascolo di vaste zone attraverso il rilancio del mercato della compravendita e dell’affitto? È la domanda che si pongono in tanti. Tutto questo vale anche per i circa 2000 mila ettari delle marane sottostanti che, dovrebbero essere esentate non solo per il mancato frutto ma anche per non mettere sul lastrico decine e decine di famiglie che campano sul loro podere ex-Ente Riforma, conquistato con tante lotte e sacrifici dai loro padri e nonni. “Così facendo - ha dichiarato in un suo intervento un ex sindaco: costringiamo i piccoli a vendere ai grandi, favorendo così indirettamente  il ritorno al latifondismo, contro il quale le forze democratiche  di ieri e di oggi si sono sempre battute”.

 

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.