Antonio Del Vecchio
12/02/15

Ecco come i giovani festeggiavano un tempo il "loro" San Valentino a Rignano Garganico. La storia.

Rignano G. Suggestivo angolo de" La Rotte" Rignano G. Suggestivo angolo de" La Rotte"

Rignano Garganico. Un tempo i luoghi di Rignano G., dove  gli innamorati si scambiavano qualche bacio di amore di nascosto da mamma e papà, si chiamavano: la Ripa, Zia Monica, Pineta, Scannaggio, la Rotta, Varredda, ecc. Tuttavia, quello  più caro e frequentato dai giovani , per via della sua ubicazione e fascino, era   la “strettola” . Si tratta dello stretto cunicolo, che  unisce due zone storiche del paese, Via Padre Antonio Maria Fania a Via Carmine.

Secondo un’antica leggenda, tutto quanto qui gli innamorati si promettono  “a suon di baci”il giorno di San Valentino  va a buon fine, cioè si conclude con un felice matrimonio. Ecco quanto si narra nel  libro “Racconti e leggende del Gargano” di cui è autore chi scrive, pubblicato nel 2003. “…durante un 14 febbraio freddo e povero come non mai di tanti anni fa, accade  in una Rignano povera, resa ancora più misera dagli effetti economici e sociali legati alla seconda guerra mondiale, un qualcosa di "miracoloso" nell’anzidetto vicolo dei baci (all’epoca non ancora si conosceva la festa di San Valentino). Evento che vede protagonisti due innamorati del posto, Michele e Rocchina,  passati a far l'amore da queste parti e fermamente intenzionati a comunicare ai rispettivi genitori di voler convolare a nozze, per poi emigrare in America.  Viste le misere condizioni delle famiglie, il rifiuto da parte dei genitori è praticamente totale. Non ci sono  soldi per il matrimonio, figuriamoci per la loro partenza per la terra di Colombo. I due invocano la Madonna del Carmine perché li aiuti ad esaudire il loro più grande desiderio, quello di lavorare e di metter su famiglia. Come fare? Si invoca pure San Rocco e la Madonna di Cristo, perché intercedano per la risoluzione del loro problema. Michele è un bravo bracciante agricolo. Nei periodi caldi scende a piedi o a dorso d'asino, lungo le mulattiere di montagna, fin giù a Villanova. La strada preferita è  quella per Marcivico. Alla "pugghja" (in campagna) lavora come un mulo. Sgobba per ore ed ore nel tentativo di racimolare qualcosa. Mangia pane e pane e beve acqua quanto basta. A febbraio, tuttavia, non c'è nulla da fare nei campi. Se ne sta quindi in paese in cerca di qualche lavoretto da svolgere. Anche a Rignano non c’è  molto da fare. La moneta circola poco e la fatica spesso e volentieri viene barattata con frutti della terra, con sckanate (pagnotte) di pane, un po' d'olio e qualche pezzotta di formaggio. Anche Rocchina lavora e fa di maglia. Cucina, ricama e sogna il giorno delle nozze, i suoi tre figli che avrebbe chiamato Carmelo, Rocco e Maria. Anche la "mammaranne" Nunzine (nonna Nunzia) cerca di aiutarla. Lei è l'unica donna della famiglia. I tre fratelli, tutti ammogliati, hanno ben altro da fare che pensare al matrimonio di Rocchina. Pure loro hanno una famiglia sulle spalle e tanto da sgobbare per dar da mangiare a mogli e figli. Michele, dal 2 febbraio, ha iniziato un nuovo mestiere. Ripara sedie, cesti e canestri per conto di  un anziano artigiano del paese. Non si guadagna molto, anche perché ormai la gente si sta man mano abituando ad uno stile di vita più moderno e più consumistico. Mastre Pètre (mastro Pietro), il vecchio artigiano, lo ripagava a pezzotte di cacio, che poi Michele provvedeva a rivendere al miglior offerente. Arriva  il 14 febbraio. Michelino decide di chiedere la mano di Rocchina a cumpare Savérje (compare Saverio, il papà della nostra protagonista). A malincuore l'anziano genitore risponde che non è possibile, occorre che Michele trovi  un lavoro più stabile e redditizio. Rocchina scoppia subito in lacrime e scappa via  "Mio cugino dall'America mi ha inviato la richiesta d'ingaggio - dice il ragazzo, sconfortato dal diniego di cumpare Savérje,  mi basta trovare i soldi per salpare da Napoli e andare fin laggiù a far fortuna". Il vecchio risponde ancora una volta negativamente. Così Michele va via e di corsa raggiunge Rocchina che, ancora piangente, lo attende al "vicolo dei baci". "Rocchì non ti preoccupare - gli dice l'innamorato - prima o poi qualcosa deve pur accadere..".  È allora che accade qualcosa di inimmaginabile e che rende questa vicenda ricca di mistero e simile più ad una favola. Infatti, mentre stanno amoreggiando, Rocchina pesta un sacchetto malconcio e unto da anni e anni di utilizzo e apri e chiudi. Lo raccoglie  e, con sommo stupore dei due, fuoriescono dall’involucro  una serie impressionante di banconote. Sono tanti quei soldi, più che sufficienti per partire in America. Il loro sogno d'amore sta per esaudirsi.  Nonostante ciò, decidono di consegnare il malloppo a Don Matteo (uno dei preti del paese), perché ritrovi il legittimo proprietario. Passano mesi e  mesi. Entrambi continuano a lavorare e a mettere da parte centesimo dopo centesimo la somma indispensabile per il viaggio oltre oceano. Il 30 gennaio accade un altro evento che nessuno si aspetta. Bussa alla porta di cumpare Franciske ( il papà di Michele) un sacerdote. "Sono Don Luigi, il nuovo prete - dice l'esile figuro -  mi manda Don Matteo. Vi ricordate quella sacca piena di banconote? Non è stata mai richiesta da nessuno. Potete tenervela. E' vostra". È così che Michele e Rocchina convolano a nozze di lì a pochi giorni. Il 14 febbraio del 1953 partono per Napoli, dove una nave di lì a poco tempo porterà loro  e tanti altri disperati in cerca di fortuna nella terra della speranza. Qui i nostri due protagonisti, dopo anni passati a sgobbare e a spaccarsi la schiera nei campi di patate e a riscaldarsi alla meno peggio nella loro lurida catapecchia di legno e buatta, mettono su famiglia. Pian piano trasformano la loro baracca in una nuova abitazione in muratura, piena di ogni conforto. Non fanno più ritorno a Rignano. Oggi riposano a Little Italy, nella parte di camposanto riservata agli italiani. Hanno tre figli, Carmelo, Rocco e Maria”.

 

Letto 893 volte Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 18:16
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.