Antonio Del Vecchio
14/01/15

La “Legge” moderna di Rignano Garganico. Lo scherzo di Saverio, per non restare “iuleme”!

Rignano G. Muratori e capo-mastro alla cantina di V. Danza, alias"cazzaridde", anni '50 Rignano G. Muratori e capo-mastro alla cantina di V. Danza, alias"cazzaridde", anni '50

RIGNANO GARGANICO. La “Legge” è un gioco a carte piuttosto diffuso in tutto il Meridione, in particolare nel Gargano. Non a caso ha ispirato  il romanzo “La loi” di Roger Vailland, tradotto nell’omonimo film ambientato e girato nel 1958  nel Promontorio dal regista francese Jules Dessin. Lo stesso vede come interpreti - protagonisti Gina Lollobrigida e Marcello Mastroianni.

Come nel gioco, anche nella vita reale chi vince è padrone assoluto di tutto ciò che ha alle sue dipendenze, parimenti ai signorotti di un tempo. Unitamente al “tressette” è il gioco a carte più praticato e radicato a Rignano Garganico. E non può essere diversamente, trattandosi di una piccola realtà dove da sempre  gli spazi sociali e le attrattive sono assai scarsi. Comunque sia, ecco di seguito lo svolgimento di questo simpatico e tradizionale “passatempo”, tratto dal libro “Racconti e Leggende del Gargano” di Angelo Del Vecchio, Araiani, 2005, pp.  da 89 a 91. <<Possono partecipare a questo gioco un numero indefinito di giocatori, quello che conta è il cosiddetto “palo chiamato”, nel senso che la persona che si trova a destra di chi fa le carte, chiama il “palo” (seme) che può essere dici coppe, denari, spada o bastone, prima che il “cartaro” inizi a distribuire le carte. Generalmente viene utilizzato un solo mazzo di carte, cercando di trovare un numero di giocatori, che sia divisibile per 40 (Es. 40 carte, giocatori 10, carte a testa 4). Se i giocatori sono più di 40, allora è permesso aggiungere un numero di carte corrispondente al numero dei giocatori (sono escluse le carte 1, 2, 3, 8, 9, 10 dei quattro pali), per evitare che nascano dei contrasti nella conduzione del gioco. Inizia il gioco. Il “cartaro” distribuisce le carte in senso antiorario. Viene chiamato il “palo” e ogni giocatore controlla le proprie carte, sperando di avere tra le sue, un asso, un due o un tre del “palo” chiamato. Chi ha l’asso deve riempire il bicchiere (solitamente di birra) e invita, a sua scelta, un giocatore a berlo. È permesso all’asso di fare una sola “proposta” di invito a bere. Chi possiede la carta numero 2 ha la possibilità di lasciare che il giocatore invitato dall’asso beva tranquillamente il suo bicchiere, oppure intervenire prontamente battendo con la mano un colpo sul tavolo dove si gioca per bloccare la “proposta” fatta dall’asso, anche se il giocatore sta già bevendo. Si deve però sentire chiaramente il “botto”, il colpo. A questo punto il giocatore che possiede il 2 ha la facoltà di bere lui il bicchiere, o di invitare un altro giocatore. Il giocatore con la carta numero 3 può intervenire, successivamente al colpo del numero 2, e sottrarre il bicchiere a qualsiasi giocatore. Egli però non può cedere il bicchiere e deve berlo tutto. Ovviamente se non batte, non beve. In ordine gerarchico il 3, che comanda, può bere se batte, ma non può invitare un altro giocatore; il 2 può bere e/o invitare un altro giocatore, l’asso fa il primo invito a bere e quindi autoinvitarsi e bere, con il benestare ovviamente del 2 e del 3. Nel momento in cui il 2 e il 3 si dichiarano, battendo il colpo sul tavolo, non possono più essere invitati, eccezion fatta per l’asso che può sempre essere invitato dal 2. Il 3 se viene invitato a bere non può declinare l’invito e non può battere se stesso, vale anche per il 2, per cui durante il gioco si cerca di capire chi detiene il 2, o il 3 per indurli a bere senza che loro possano rifiutarsi: questo serve non solo a non far bere qualcuno (“ fa’iuleme”), ma anche a far bere tanto qualchun altro, tanto da indurlo a rinunciare al gioco e a fargli pagare tutte le birre. Regola importante da osservare. Viene penalizzato a pagare il corrispettivo del numero di birre decise per ogni giro il giocatore che: 1) beve senza essere invitato; 2) pur invitato continui a bere nonostante il 2 e/o il 3 abbiano battuto; 3) abri nel dare le carte. Queste sono le regole base del gioco, in realtà, durante la partita, si creano delle “squadre” di giocatori, o un giocatore cerca di trovarsi degli amici, in segreto, che gli permettano di bere. Il numero di birre da utilizzare durante il gioco viene stabilito prima dell’inizio dell’attività ludica, quindi ogni giocatore è cosciente delle birre che si berranno durante il gioco, e pertanto non può ritirarsi a gioco iniziato, altrimenti paga tutte le birre destinate al gioco. Il gioco della “legge” è improntato sul fatto che alcuni giocatori bevono ed altri no. Tuttavia il giocatore che non ha mai bevuto, può rinnovare  alla fine del numero delle birre stabilite all’inizio del gioco, con lo steso numero di giocatori, e con lo stesso numero di birre. Può succedere che qualche giocatore non accetti di continuare, egli pertanto è tenuto a pagare tutte le birre giocate. Ovviamente è difficile che qualcuno lo faccia. Perché, pur di on pagare l’intero giro, si resta seduti e si continua il gioco. In altri paesi del Gargano, le regole sono le medesime, ma vengono utilizzate altre carte: l’8, la dama, corrisponde all’Asso; il 9, “lu ciucce”, corrisponde al 2; il 10, “lu  rRè, corrisponde al 3, ecc. Fino agli anni ’60 la “legge”, specie dalle persone di mezza età, viene giocata  nelle “cantine” . Ad essere messi in mostra sui rozzi tavoli di legno non sono le bottiglie di birra “Peroni” ma dei grossi boccali di creta colmi di vino sino all’orlo. Di “cantine” in paese ce ne sono  più di una e prendono i nomi dai rispettivi gestori:  “sciaRazielle” , la cantiniera (Grazia Iannacci); “don Pitre” (Pietro Ricci);  “lu monache”(Parracino) di Monetti (Domenico Monetti); “cazza ridde” ossia di Vincenzo Danza.  Le prime servivano gli avventori dei quartieri “piazza” e “Grotte”, l’ultima  il nuovo e popoloso rione Portagrande.  Successivamente a queste si aggiunge anche il locale di “Fonsine” (Alfonso Potenza) che prospererà sino ai tempi nostri. Un po’ prima opera in campo anche  Tonino “Lu santmarchése” (Ramunno). Intanto sono già attivi, specie per il pubblico giovanile, i bar di “Angeluzze” (Orlando), di Ninì Delle Vergini e poi di “Marcucce” (Gaggiano) e di Orlando - due (l’omonimo è detto anche “bar sport”). Riguardo al gioco della”legge” in cantina, c’è da annotare un simpatico racconto, tramandatoci dai beoni di un tempo. Ecco che cosa  accade una domenica pomeridiana di tanti anni fa nell’affollato  sottonano di “sciaRazielle”.  Un nutrito gruppo (forse più di dieci) è immerso da qualche ora nel gioco preferito. “Batti tu, ribatto io! Porco qui, porco là!   Bevi tu, no bevo io! Lasci, non sei stato invitato! Ah lo neghi a me, io a te…!”.  Si punzecchiavano così  ad ogni pie’sospinto i giocatori, con gli occhi lucidi e il vociar rauco. Tutti ormai hanno alzato da tempo  il gomito, tranne uno solo. Si chiama Saverio, noto in paese per le sue stravaganze e barzellette, ma quel giorno se ne sta zitto e mogio, non avendo fino allora assaggiato neppure un bicchiere di vino. Eppure ne ha estremamente bisogno, anche perché nel frattempo, dopo averla estratta  furtivamente  dalla tasca interna della giacca, ha  ingurgitato a poco a poco un bel po’ di “musciska” (carne molto piccante,  marinata ed essiccata al sole). La stessa gli ha procurato una insopprimibile arsura.  Sono passate ormai delle ore e i bicchieri gli passano davanti senza mai fermarsi. A questo punto, insorge in lui il pensiero della vendetta. Cosicché afferra all’improvviso il boccale da poco messo sul tavolo da Michele, figlio della titolare, si gira e fa finta di sputarci dentro. Tutti allibiscono, convinti che lo abbia fatto per davvero, forse per  non far bere più  a nessuno. Ma non è così, Saverio con scherno fa  prima l’irreverente mossa di offrirlo ai compagni, ma quelli naturalmente rifiutano in tronco  con disgusto. E allora lui, senza scomporsi, commenta: “Siete voi che l’avete voluto, ora me lo bevo da solo” . E così fa, tracannando il contenuto sino all’ultima goccia: in tutto un litro abbondante di vino, compresa la gazzosa.    

Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.