Antonio Del Vecchio
30/10/14

La calzetta dei morti di Antonio Monte da Milano

La leggenda narra che la notte del 2 novembre le anime dei defunti escono in libertà per far ritorno il 6 gennaio, controvoglia, ai loro cimiteri. Per l’occasione s’illuminano le strade con lumini posti in zucche svuotate per  riparare la fiammella  dal vento e si imbandiscono le tavole per nutrire i parenti defunti al loro passaggio.

Si prepara per l'occasione “ il dolce dei morti”. I defunti, arrivati nei pressi dei camini dei parenti,  destinano ai piccini buoni la calzetta piena di dolci  e a quelli cattivi la calzetta piena di cenere e carbone. L’ultima notte di libertà, il 6 Gennaio, per evitare perdite di tempo, la più vecchia dei morti, nota comunemente come befana,  a cavallo di una scopa s'incarica di radunare le anime e procede, personalmente, alla distribuzione di doni. “La calzetta” è tradizione in Italia ancora in uso, attivata a seconda della località, in date differenti”: -La notte del   2 Novembre  Festa dei Morti   (uscita in libertà dai loro cimiteri); -La notte del 8 Dicembre   Immacolata Concezione; -La notte del 13 Dicembre   Santa Lucia; -La notte del 25 Dicembre   Natale;-La notte del   1 Gennaio     Capodanno; -La notte del   6 Gennaio     La befana(rientro nei loro cimiteri). Lo scopo di questa tradizione è quello di mantenere e rinnovare nei bambini il legame di affetto con i parenti scomparsi. “I morti appartengono a un’altra realtà, al mondo dell'Aldilà.  Affollatissimo di anime serie e degne,  più non si fan vedere che nei sogni.  Essi non gradiscono pianti, lamenti e cuori affranti.  Da mattina a sera si nutrono di sola preghiera. Nel ricordare l'espressione dei loro volti che li facciamo partecipare alla nostra vita, come una volta”. Halloween: “ notte delle streghe, dolcetto scherzetto” non è che la vecchia tradizione italiana della calzetta.  La tradizione è stata riportata in Irlanda da un nostro emigrante che a undici anni lasciò il Paese per essere stato dai malavitosi sorpreso di aver assistito involontariamente al loro omicidio politico colposo.  Per salvare la vita, non da passeggero che salpò sul veliero.

In seguito tramandò ai suoi piccini la tradizione a lui nota da bambino. 2 Novembre  “ La calzetta dei Morti  “Tempo fa per questa ricorrenza/ si portava rispetto e riverenza/alle persone a lutto/e ai morti innanzitutto./ Ognuno provvedeva ai fiori e al cero/per ornare a festa il cimitero/tornavano i contadini dagli orti/per far visita ai loro morti./Curvi e stanchi rientravano i cafoni/guidando le bestie coi bastoni/muli cavalli ed asinelli/carichi di legna e carbonella./ Con lo sguardo sincero/ e la dentiera disastrata /davano la buona sera/con mezza risata./ Le famiglie li accoglievano unite e composte/ ognuno al proprio posto/col camino acceso il lumino sulla finestra/il lardo appeso per condir la minestra./In un sol piatto si consumavano fave e pancotto/ ed era il braciere a far da salotto/ fatto di stagno su un tondo tavolato/ per appoggiare i piedi ed essere riscaldati./Teneva unita la famiglia/ s’impartivano i consigli/il culto del rispetto/ riscaldava l'entusiasmo e l’affetto./Intorno a quel fuoco/tutte le donne erano operose/con aghi telai e fusi/preparavano il corredo per le spose./All’imbrunire si andava in comitiva/ a bussare l’uscio del vicino e del parente/a chiedere con voce prepotente/‘’Dammi dammi il pane dei morti se no ti sfascio la porta’’./Apriva la vecchierella che si privava della scorta/ offrendo frutta secca di ogni sorta/ e qualche caramella/fatta in casa anche quella./A letto presto quella sera/per dire tanta preghiera/si diventava umili e buoni/ per ricevere ricchi doni./Ci raccontavano che a portarli/ erano i parenti morti/che tornavano puntuali a mezzanotte/ tutti liberi e risorti./ Pare che siano stati visti davvero/uscire dal cimitero in fila e in corteo/davanti i piccini dietro i grandicelli/ gli adulti e poi  i vecchierelli./Al mattino si andava in fretta/dietro la porta a ritirare la calzetta/ tempo fa non c’era la televisione ma tanta ingenuità/ la calzetta piena metteva felicità.                                                  

 

 

 

 

Letto 984 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Ottobre 2014 09:15
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.