Antonio Del Vecchio
09/05/14

Stignano ritorna ad essere un punto di riferimento assai importante per San Marco in Lamis

SAN MARCO IN LAMIS. Si conclude con un concerto l’annuale festa della Madonna di Stignano, a San Marco in Lamis.

L’evento, che avrà luogo, come risaputo, sabato 10 maggio alle ore 20.30 presso l’omonimo Convento – Santuario, vedrà come protagonista Fra Francesco Cicorella, frate francescano, ospite di svariati programmi televisivi e con l’unica passione, la musica, ispiratrice della sua vita. Il concerto dal titolo “in fuga tour”toccherà diversi stili musicali, dal rock alla musica popolare e i temi principali delle sue canzoni, oltre alla Sacra Scrittura, i problemi che spesso affliggono la società moderna. Organizzatori e promotori dell’iniziativa sono: Comune, Coldiretti e Fraternità Francescana del luogo. Intanto, nonostante la pioggia, è stata abbastanza partecipata la festa della Madonna di Stignano, svoltasi domenica scorsa. Lo è stata specie sul piano religioso e della devozione. Infatti, non c'è stata la processione della benedizione dei campi, né i fuochi d'artificio, ma il tutto si è svolto nella seicentesca cappella, stracolma di gente come non mai. Le musiche e i canti gregoriani della banda "Santa Cecilia", diretta dal giovane maestro Claudio Antonio Bonfitto, hanno reso estremamente solenne ed emozionante la partecipazione alla S.Messa, officiata dai Frati Francescani, tra i quali molti novizi ivi trasferitisi dal Convento di Campobasso per motivi contingenti, ma che molti vorrebbero che restassero per sempre ad animare questo bellissimo ed artistico luogo di culto e di ritiro spirituale. Basti pensare che negli anni '50 e '60 il convento, allora gestito da Padre Gerardo Di Lorenzo, era la meta preferita della Democrazia Cristiana dei vari Andreotti, Fanfani, Moro, per convegni e seminari di levatura nazionale, nonché luogo di sosta o di passaggio di rettori universitari, come Del Prete, di scrittori come Soccio, di giudici amministrativi, come Di Pace, di Rachele Mussolini e di quanto altri personaggi noti diretti al convento di Padre Pio o a San Michele in Monte Sant'Angelo. E via discorrendo. Da rilevare che , al termine della funzione religiosa, per pochi minuti la statua della Vergine è stata esposta fuori del tempio per la simbolica benedizione, la recita della preghiera e il canto tradizionale. Comunque sia, la Madonna aveva già esaudito le implorazioni degli agricoltori, i più fedeli sostenitori e promotori dell'evento annuale,in quanto la pioggia era caduta abbondante da diversi giorni. Eccovi ora un po' di storia. La Madonna di Stignano è sempre stata un sicuro punto di riferimento non solo per i sammarchesi e per le popolazioni dei paesi vicini, ma anche per gli innumerevoli pellegrini che nel corso dei secoli hanno attraversato e attraversano tuttora la Via Sacra Langobardorum, alias S.S. 272,. La sua funzione non è mai cessata, neppure nei periodi più bui della sua storia centenaria e i suoi devoti Le hanno manifestato, in forme diverse, la loro profonda gratitudine e il loro inestinguibile amore. Ogni anno, nel cuore della primavera, in occasione della ricorrenza, l'incantevole Valle di Stignano, dove sbocciano rose bianche persino nel freddo inverno, come poeteggia il grande vate e scrittore, il compianto Pasquale Soccio,   si riempie di gente e risuona di preghiere e di canti. Come accennato, il culto per la Madonna di Stignano ha origine antichissima e si perde nella notte dei tempi tra leggenda e storia, che fanno del luogo uno dei primi santuari mariani della provincia di Foggia e una delle più notevoli architetture del '500. Questo vetusto monumento è ubicato sulla Via Sacra dei Longobardi in una valle di grande fascino, alle falde del Promontorio del Gargano, lungo la SS. 272 che da San Severo attraversa San Giovanni Rotondo e raggiunge Monte Sant'Angelo. Nei dintorni si ammirano i ruderi di laure, romitaggi, edicole, chiesuole e conventi. Tali strutture, che stanno tra l'Età romana e l'alto Medioevo, fanno pensare "Santa Maria di Stignano "come un antico faro di religiosità. Il Santuario viene citato per la prima volta in un documento del 21 Settembre 1231 dal quale si desume il già esistente culto alla Vergine di Stignano. La tradizionale pietà vuole che un cieco della zona, tale Leonardo di Falco, nel suo continuo mendicare, sia stato sorpreso nel sonno dall'immagine e dalla voce di una donna bellissima, che gli avrebbe donato la vista e indicato la presenza di un suo simulacro nascosto sui rami di un'annosa quercia. Il miracolato avrebbe informato subito i vicini abitanti di Castelpagano. Questi, toccati dal duplice prodigio, accorsero in processione sul luogo, e si adoperarono per la costruzione di una chiesa a ricordo dell'apparizione della Madre celeste. Nei primi anni del '500, la bellezza della valle e il diffondersi del culto alla Madonna, suscitarono la devozione di Fra Salvatore Scalzo che qui si ritirò, edificando la prima parte del convento. Inoltre, con l'aiuto del noto feudatario Ettore Pappacoda di Napoli, egli trasformò il vecchio oratorio in quella che costituisce la pianta dell'attuale chiesa. Nel 1560 Pio IV, Papa Medici, affidò Santa Maria di Stignano ai Frati Minori Osservanti. In seguito, il Santuario fu dichiarato insigne e dotato di speciali indulgenze. I Frati incrementarono la fabbrica, completando la Chiesa nel 1613 prima con la costruzione della Cupola e del Coro, e, poi, del Campanile nel 1615. Il tempio fu consacrato nel 1679 da Mons. Vincenzo Maria Orsini, divenuto Papa col nome di Benedetto XIII. Per ben tre secoli, il convento ebbe una importanza notevole, tanto da essere sempre citato con non piccolo rilievo nelle carte topografiche dell'epoca. I Padri Francescani fecero di esso una sede di studio e di noviziato, accogliendo numerosi religiosi santi e dotti. Ospitò in detti secoli sino ad un massimo di 40 frati. Chiuso nel 1862 per il dilagare del brigantaggio, l'intero complesso fu riaperto nel 1864. A motivo delle leggi eversive del 1870 che decretavano la soppressione degli Ordini Religiosi e il relativo incameramento dei beni ecclesiastici, il convento, divenuto proprietà del demanio, fu acquistato dalla famiglia Centola di San Marco in Lamis, grazie alla quale (e ai suoi eredi), i Frati vi poterono risiedere saltuariamente, secondo i tempi e le diverse situazioni politiche. Seguì un periodo disastroso. Lasciato a se stesso, il convento andò in rovina, tana di uomini malvagi e di armenti, perse tutto il suo antico splendore con muri sfondati, tetti caduti, ecc. Nel 1953 avvenne il miracolo. Con atto notarile del 7 ottobre 1953 (notaio Francesco Tardio fu Massimo) l'erede dott. Francesco Centola, donò il Santuario e l'annessa proprietà alla Provincia Monastica dei Frati Minori di Puglia e Molise. In quegli anni il complesso fu oggetto di radicali e poderose opere di restauro, grazie all'impegno di Padre Gerardo Di Lorenzo, che lo riportò  così come era prima, facendolo ritornare ad essere centro di fede, di storia e di arte. Il convento, riconosciuto, subito dopo gli anzidetti lavori, monumento nazionale, ha subito di recente un ulteriore e complessivo restauro, usufruendo dei consistenti finanziamenti pro Giubileo 2000. Lo stesso, che si é esplicato con una serie di interventi strutturali ed infrastrutturali (pavimentazione, intonaci, ripulitura delle parti lapidee, sostituzione infissi, impianti idro-fognanti, elettrici e termici, copertura del tetto, abbattimento delle barriere architettoniche, sistema di sicurezza ecc.) ha interessato, infatti, le diverse parti del fabbricato, dalla chiesa ai due chiostri, ai piani superiori delle celle ristrutturate e riformulate secondo i canoni della ricettività moderna, dalla cucina al capiente refettorio, dai corridoi  all'auditorium. Rinnovati pure l'arredo, il mobilio e le suppellettili. Così pure è stata risistemata la zona circostante con la creazione di un secondo ed ampio parcheggio per la sosta di pullman e di automobili. Ora si  sta pensando, ad un suo rilancio, oltre che di carattere religioso-culturale, anche di tipo turistico tout court, data la sua strategica posizione, l'originalità della struttura e soprattutto la capacità di poter ospitare tantissime persone e pellegrini.   

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.