Antonio Del Vecchio
09/03/18

Amore o cellulare? Sapore di indovinello nell’ingarbugliata poesia “Senza di te” di Alexis

Antichi telefonini (collezione dell'autore) Antichi telefonini (collezione dell'autore)

SAN MARCO IN LAMIS. Alexis torna di nuovo sul tema dell’amore. Lo fa in modo comparato ossia mettendolo in relazione con il cellulare,

la cui bontà ed utilità ci accompagna  in ogni passo della vita odierna, con la sua ‘voce’ squillante e rassicurante. Quando lo abbiamo addosso è come se avessimo l’intero mondo, perché ci collega, grazie al Web,  ad ogni dove.  Il suo possesso ci fa sentire sicuri anche nel luogo più isolato, perché possiamo essere rintracciati e comunicare con chicchessia. Siamo talmente abituati al suo uso che, quando lo si dimentica a casa o altrove, siamo pronti a tornare indietro per riprenderlo; altrimenti ci assale il panico e senza di esso ci si sente perduti. Quando ci si accorge qualche volta di non averlo addosso e non si ha la più pallida idea dove lo abbiamo lasciato, il tutto nella nostra mente passa in secondo ordine e ci sforziamo di ricordare, passando in rassegna i diversi luoghi dove siamo stati. Anzi, proviamo a farlo chiamare da un altro, in modo da sentirne lo squillo e ritrovarlo. Una volta è capitato a chi scrive;  mentre era in giro per le campagne a cercare funghi, l’aggeggio gli scivola dalla tasca senza avvedersene. Se ne accorge solo quando è a casa. Allora assieme al figlio, torna indietro e passando a setaccio la zona dove era stato e componendo di tanto in tanto il numero del telefonino, all’improvviso si avverte il dolce trillio dell’altro, abbandonato a se stesso in mezzo al campo. Allora ritorna la gioia e si è felice come una pasqua per averlo ritrovato. E poi, non dimentichi della sofferenza provata, ci pervade la voglia di legarlo a se stessi, anzi ad incatenarlo (il cellulare), al fine di non perderlo più. Prima, quando non regnava il telefonino e la voglia di sentirsi in ogni momento, si era felici, anche quando ci si trovava in luoghi solitari. Insomma, parimenti all’amore vero con tutti i sentimenti e le emozioni del caso, oggigiorno senza cellulare non si può stare e lo si ama appunto come prima e più di prima, parimenti alla donna che si ha accanto, come unico e solo amore. Senza di te / Senza di te non posso / più vivere. / Quando sei con me, / è con me l'intero mondo./ Nel luogo più isolato / o nella notte più buia del / buio mai solo mi sento, / purché tu sia con me./ Quando esco senza di te,/ il panico più intenso mi / attanaglia./ E torno indietro per / riprenderti: / senza di te sono perduto. / Oramai, siamo un unicum / io e te. / Quando non sei con me, / non ci sono per nessuno. / Mi sento stordito / quando cerco di ricordarmi / dove sei e ogni cosa, / anche la più importante, / passa in secondo ordine. / A volte, ti faccio chiamare / da un altro e, quando sento / la tua voce squillante, non c'è / musica più sublime e / tanta gioia mi pervade./ E' un incubo che finisce. / Ti incatenerei a me per / non rischiare di separarci./ Ma, che amara constatazione: / prima di te e senza di te ero / felice, anche quando ero solo./ Ora, non posso che dirti: / benedetto cellulare, grazie / di esistere. / E tu amore, donna mia, non / dolertene se non ti dico più: / "senza di te non posso vivere". / Ti amo, come prima e più di prima. / Alexis Giovane poeta sammarchese.

 

Letto 266 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Marzo 2018 10:11
Vota questo articolo
(0 Voti)
Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.