Antonio Del Vecchio
16/12/17

“Lu Pajése Mije” e il dialetto di Rignano Garganico

RIGNANO GARGANICO. Sabato, 16 dicembre 2017, alle ore 17.00, sarà presentato e cantato dal vivo il CD su “Lu Pajése mije” di Angela Stilla e di Mikalett.

Ecco l’intervento – introduzione  di chi scrive. <<Il Gargano è forse il territorio che più di ogni altro in Capitanata ha conservato pressoché intatti, assieme alle tradizioni, anche i vari vernacoli locali. Questo si deve al suo plurisecolare isolamento, dovuto alla carenza di vie rotabili e di altri tipi di comunicazione, come il treno. Pensate che dopo un ventennio di tumulti in ogni dove,  il primo tratto ferroviario Rodi-San Severo cominciò a funzionare solo alla fine del 1931.  Prima  la maggior parte dei centri si poteva raggiungere solo a dorso di muli ed asini. Tra  questi centri, isolati da Dio e dagli uomini, c’è anche Rignano Garganico. Il dialetto rignanese presenta connotati diversi da quello degli altri paesi dell’entroterra garganico, anche se da questi è separato soltanto da una manciata di chilometri, come San Marco in Lamis (sette chilometri) e San Giovanni Rotondo (15 km). Lo si appura anche dalla storia passata e recente. Una diversità riscontrabile sia nella fotetica sia nel lessico, dovuta principalmente alla sua posizione di paese di frontiera che costringe la locale umanità a vivere rapporti stretti di ogni tipo più con la ricca pianura sottostante che con la montagna povera e brulla. Certamente molto lo si deve all’influenza esterna, per essere con Villanova un crocevia tra i più importanti della transumanza. Non per niente Rignano ha dato il nome ad una delle locazioni più estese ed ambite durante l’Amministrazione della Dogana delle pecore. Così pure ha contribuito sulla diversità della parlata locale la sua plurisecolare autonomia sotto il governo baronale e, in tempi più recenti, gli innumerevoli insediamenti poderali dell’Ente Riforma Fondiaria che hanno consentito alla popolazione rurale di allargare ulteriormente l’anzidetto spazio di interscambio delle esperienze  con le realtà umane  della piana, con il conseguente arricchimento del suo patrimonio linguistico e culturale. Ogni vocabolo in vernacolo è di per sé una miniera di informazioni , anche quando viene italianizzato come accade spesso  quando si colloquia con i forestieri. L’interessato soprattutto se anziano, non si dimostra mai sprovveduto, sa chi ha di fronte  e perciò adegua il suo linguaggio, condito di tanto in tanto di termini dialettali. Lo fa specie quando la resa espressiva del sostantivo o del verbo è più ricca e non trova al momento la corrispondenza nella lingua nazionale. Il periodare è talvolta ripetitivo e povero di aggettivi, dando così al suo discorrere una cadenza lenta ed ispirata e densa di mistero. L’”italianizzazione” dei vocaboli è di per sé una chiara dimostrazione del perché nei tempi d’oggi il dialetto tende a scomparire  risucchiato dalla comunicazione di massa standardizzata ed impersonale che viene dai mass media, in particolare dalla televisione. C’è di più l’entrata odierna nell’era del web sta dando una mazzata sonora non solo al dialetto ma anche alla lingua nazionale, con l’uso essenziale delle parole e per di più anglicizzate e l’ingresso nello scrivere quotidiano e nella messaggistica di segni ed immagini ad uffa. Ci sembra di comunicare  tra muti. Per quanto riguarda il dialetto rignanese, sino a qualche decennio fa completamente privo di uno studio ad hoc, tranne qualche tesi di laurea in glottologia da parte di qualcuno, negli ultimi tempi si avvale di un vocabolario a tutto tondo di Paolo Gentile, già alla seconda edizione ampliata ed approfondita. La prima edizione fu pubblicata per i tipi della Regione Puglia nel 2002 , intitolata In dilaletto si dice/va / selezione di vocaboli rignanesi: etimologia e frasario, a cui chi scrive  ha collaborato alla edizione e alla presentazione. Nell’introduzione l’autore fa una dettagliata analisi sui modi di scrivere il dialetto rignanese: si può scrivere con le lettere dell’alfabeto italiano. Ecco le sue particolarità e le accortezze da osservare: bisogna sillabare le parole, per evitare di omettere delle lettere; la j (i lunga) pronunciata alla tedesca; raddoppio delle parole iniziate con consonanti; il dittongo sk, (si può usare sia la K sia la c, preceduta dalla s con cediglia; la”e” sia finale sia intervocalica è muta; si usa in entrambi i casi la “e” accentata; per il vocalismo, la “v” si trasforma in  “b” (vammace), ma anche al contrario quando si vocalizza italianizzando (èil caso di “baligia”); il gruppo gli cambia in”gghi (figgije, quagghje, ecc.); la “ce” talvolta si usa al posto di se (ce sumente); molte parole perdono la sillaba iniziale, per esempio “accacaghià”= cacagnà, abbuverà= buvverà); uso del verbo avere al posto di essere: ti sei fatto portare l’acqua= t’à fatte purtà l’acque”z,; complemento di specificazione senza preposizione= la Coppe lu vinte, ecc. Per concludere il dialetto è la forma di comunicazione più genuina, immediata, concreta e significativa, in cui si esprime lo spirito e la cultura della realtà locale. È la lingua più vicina al cittadino medio, perché va incontro ai bisogni e alla mentalità del popolo. Da qui “volgare”, che significa non acculturato. Non sempre le parole dialettali si possono tradurre in italiano. Come per le altre lingue anche il dialetto, essendo una precisa e distinta lingua, ha un suo modo di descrivere ed interpretare il mondo che lo circonda, anche se oggi, come si accennava prima, in virtù della standardizione e della sua evoluzione - trasformazione,  è più vicino alla lingua nazionale, rispetto a ieri, così pure allo stesso dialetto di ieri. La declamazione spetta all’insegnante Stilla. Non si poteva fare altrimenti, perché solo lei può interpretare della poesia  la verità vera dei suoi contenuti e sentimenti. Antonio Del Vecchio>>.

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.