Antonio Del Vecchio
17/11/17

Non solo Stele, ma anche educazione alla legalità per non dimenticare i fratelli Luciani, a San Marco in L.

SAN MARCO IN LAMIS. Quella dei Luciani, i fratelli freddati dalla mafia del Gargano è una morte - non morte che farà ancora parlare di sé in ogni dove. E questo perché vittime innocenti di un’organizzazione criminale sempre più feroce ed indifferente alla vita umana e ai suoi eterni valori.

Qualche giorno fa è stata scoperta una stele là dove sono periti sotto i colpo dei sicari. Ossia nelle vicinanze dello Scalo ferroviario di San Marco in Lamis e in prossimità dei confini col territorio comunale di Rignano Garganico. Cerimonia solenne e partecipata dalla massime autorità civili e religiose, ma soprattutto dai famigliari e dalla gente semplice, che ha seguito l’evento con le lagrime agli occhi. Di esso se n’è fatto partecipe ed interprete anche il giovane poeta sammarchese, Alexis, che ha dedicato all’evento un’avvertita poesia in Italiano, già pubblicata sulle due testate online della città. La stessa raccolta in una sorta di originale sonetto, s’intitola “Morte e Vita”, ossia inizio, fine e continuità in una vita rinnovata e fortificata dalla speranza. Trattandosi di terreni seminativi, sul luogo dove è avvenuto l’eccidio, l’autore invoca dal cielo non più il sangue, ma l’acqua che serve ad alimentare la terra e in essa  il seme sotteso e a farlo germogliare. Dopo il ricordo eternizzato dall’anzidetta stele, ora occorre proseguire l’opera di sensibilizzazione anche in campo educativo ossia nella scuola. Lo si può e si deve fare, secondo quando anticipato in altri scritti, attraverso un programma di lezioni mirate sulla legalità. Semmai, queste ultime, dovranno essere impartite da magistrati,  avvocati e rappresentanti delle Forze dell’Ordine, conoscitori dei luoghi ed originari degli stessi. E San Marco ne ha una folta e preparata schiera. Pertanto, urge che sia la montagna ad andare da Maometto, ossia la scuola che è direttamente interessata alla vicenda educativa. Parallelamente si deve agire anche nell’ambito del grosso pubblico adulto con interventi altrettanto programmati ed incidenti a vasto raggio e non episodici, cioè che trovano il tempo che trovano, come quelli già consumati negli ultimi mesi. Eccovi ora il testo della poesia di Alexis: Morte e Vita /La', dove "la terra chiama acqua /e non sangue d'innocenti" si erge una Stele./Alla sua posa tanta gente, /tanto dolore e pianto rispettoso./La malevole morte quiete se ne stava./Il silenzio, assoluto, profondo, /regnava sovrano. /Poi, lentamente, il vociare della /folla, il rumore dei motori /accesi ha rotto quell' incantesimo. /La vita ha ripreso il cammino,/sicura della propria forza, /e tutto è tornato a vivere./La morte, sconfitta, irrequieta /come pazza,  si aggira tra noi.Potrà tornare ancora /il suo silenzio dominante? Repetita iuvant? Non solo ma la lettura, di facile comprensione, si presenta anche piacevole, scorrevole e forse un po’melodica.

                                               

 

Letto 329 volte Ultima modifica il Venerdì, 17 Novembre 2017 13:15
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.