Antonio Del Vecchio
29/10/17

Suscita interesse la prima poderosa opera omnia poetica di Franco Ferrara, ad Apricena

APRICENA. Ed eccoti un volume tutto di un pezzo che spazia ed affonda nelle viscere più riposte della storia e delle tradizioni del luogo, dove si è nati e si vive. Il riferimento è ad ‘Apricena Storia e tradizioni in poesie’ (versione italiana del titolo dialettale) di Franco Ferrara, da poco in libreria.

In esso l’autore raccoglie le ‘fronde sparse’, ossia la produzione dell’ultimo triennio pubblicata in libretti separati,  a seconda della materia trattata e della cronologia: Borgo di Precina; Memoria di Storia apricenese; Natura per tratturi di storia apricenese; Feste e fiera di storia apricenese. Si tratta di 217 pagine che si guardano e si leggono tutte di un fiato e le immagini che generano ti scorrono davanti, come in un film,  facendoti assaporare il calore-sapore del dialetto di Matteo Salvatore  e nel contempo, per chi è di fuori e lontano dalle nostre lingue, concetti e sentimenti antichi, rinnovati nella forma ma sempre validi ed universali nella loro essenza. L’ “amor loci”, unitamente alla lingua, permettono al  Ferrara  di fare un’operazione altamente educativa, ossia salvaguardare e valorizzare il dialetto locale, ossia la parlata dei propri padri,  di veicolare i contenuti della storia e della cultura popolare e di trasmettere il tutto alle future generazioni. Tanto, perché ne conservino e ne diffondano a loro volta nel tempo siffatto prezioso patrimonio, oggigiorno messo in pericolo ad ogni pie’ sospinto dalla furia devastatrice della globalizzazione, che tutto omologa e giudica col metro e metodo del denaro e del consumismo. In ciò persino la lingua diventa un fattore trainante. Il riferimento ovviamente è a quella  più diffusa nel mondo occidentale, ossia l’inglese, ma tra non molto potrebbe essere il ‘cinese’ o qualche altra lingua dell’oriente più o meno estremo. In tale frangente l’identità  è messa  a dura prova con la cancellazione dalla memoria di tutto ciò che è passato e legato ai propri luoghi ed abitudine. Ossia si è di fronte alla teoria dei ‘nonluoghi’ di Augé, citata a giusto proposito dal prefatore Geppe Inserra.  L’ideale sarebbe trovare  il giusto equilibrio tra identità ed universalità dell’Uomo che tradotto in parole correnti significa integrazione, ossia riconoscere le uguaglianze e limare le diversità razziali e di cultura. L’interlocutore privilegiato del discorso in questo caso è la scuola che dopo aver invertito da qualche tempo il proprio giudizio verso il dialetto e la cultura popolare in genere, punti con i suoi programmi a riscoprire i sui lati positivi e a valorizzarli alla pari delle altre materie d’istruzione. Da qui il fervore e l’interesse che corre in ogni dove verso il dialetto e la poesia dialettale della Daunia, che vede in Ferrara ed altri dei cocciuti animatori, come dimostrano le iniziative  del  gruppo “I Poeti del Gargano”  e più recente di Capitanata.    

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.