Antonio Del Vecchio
01/11/16

Halloween:dolcetto-scherzetto, non è che la vecchia tradizione italiana della calzetta di Antonio Monte da Milano

MILANO. La leggenda narra che la notte del 2 novembre le anime dei defunti escono in libertà per far ritorno il 6 gennaio, controvoglia, ai loro cimiteri. Per l’occasione s’illuminano le strade ponendo il lumino dentro la zucca svuotata che ripara la fiammella  dal vento, e si procura il cibo per imbandire le tavole e nutrire i parenti defunti al loro passaggio.

L’ultima notte di libertà, il 6 Gennaio, per evitare perdita di tempo, la più vecchia dei morti, definita comunemente befana,  a cavallo di una scopa s’incarica di radunare le anime e procedere, personalmente, alla distribuzione dei doni.I defunti, arrivati nei pressi dei camini dei parenti,  destinano ai piccini buoni la calzetta piena di dolci  e a quelli cattivi la calzetta piena di cenere e carbone.Questa tradizione in Italia viene ancora attuata, a secondo delle località, in periodi diversi:-La notte del   2 Novembre  Festa dei Morti   (uscita in libertà dai loro cimiteri) -La notte dell’ 8 Dicembre   Immacolata Concezione -La notte del 13 Dicembre   Santa Lucia -La notte del 25 Dicembre   Natale -La notte del   1 Gennaio     Capodanno -La notte del   6 Gennaio La befana (rientro nei loro cimiteri). Lo scopo di questa tradizione è di rinnovare ai piccini il legame di affetti con i parenti scomparsi. “I morti appartengono a un’altra realtà, il nostro pensiero ridona loro vitalità. Essi non gradiscono pianti, lamenti e cuori affranti.Da mattina a sera si nutrono di sola preghiera. Nel ricordare l’espressione dei loro volti li facciamo partecipare alla nostra vita, come una volta”. La festa di Halloween “notte delle streghe, dolcetto scherzetto” è stata portata in Irlanda da un nostro emigrante che a undici anni è stato costretto a lasciare l’Italia per aver assistito, involontariamente, ad un omicidio politico. Per salvarsi la vita, perché testimone scomodo, s’imbarcò su un veliero irlandese. 2  Novembre  “La Calzetta dei Morti” / Tempo fa per questa ricorrenza / si portava rispetto e riverenza / alle persone a lutto /  e ai morti innanzitutto. / Ognuno provvedeva ai fiori e al cero /  per ornare a festa il cimitero / tornavano i contadini dagli orti /  per far visita ai loro morti. / Curvi e stanchi rientravano i cafoni /  guidando le bestie coi bastoni /  muli cavalli ed asinelli / carichi di legna e carbonella. / Con lo sguardo sincero /  e la dentiera disastrata/  davano la buona sera / con mezza risata. /  Le famiglie li accoglievano unite e composte / ognuno al proprio posto /  col camino acceso il lumino sulla finestra /  il lardo appeso per condir la minestra. /  In un sol piatto si consumavano fave e pancotto ed era il braciere a far da salotto / fatto di stagno su un tondo tavolato / si appoggiavano i piedi per essere riscaldati. / Teneva unita la famiglia /   s’impartivano i consigli /  il culto del rispetto / riscaldava il morale e l’affetto. / Intorno a quel fuoco / tutte le donne erano operose /  con aghi telai e fusi / preparavano il corredo per le spose. /  All’imbrunire si andava in comitiva /    a bussare all’uscio del vicino e del parente / a chiedere con voce prepote /   ‘’Dammi dammi l’anima dei morti se no ti sfascio la porta’’. / Apriva la vecchierella che si privava della scorta / offrendo frutta secca di ogni sorta / e qualche caramella / fatta in casa anche quella / A letto presto quella sera /  per dire tanta preghiera /  si diventava umili e buoni / per ricevere ricchi doni. / Ci raccontavano che a portarli / erano i parenti morti / che tornavano puntuali a mezzanotte / tutti liberi e risorti. / Pare che siano stati visti davvero / uscire dal cimitero in fila e in corteo / davanti i piccini dietro i grandicelli / gli adulti e poi  i vecchierelli. / Al mattino si andava in fretta /dietro la porta a ritirar la calzetta /tempo fa non c’era la televisione ma tanta ingenuità /  la calzetta piena metteva felicità.                                                  

 

 

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.