Antonio Del Vecchio
28/01/16

Spira aria di sopresa e malumore a Rignano per la sua esclusione dalle "visite" del corpo di San Pio

Rignano G. Scoprimento lapide a ricordo del soggiorno di P. Pio, 1988o Rignano G. Scoprimento lapide a ricordo del soggiorno di P. Pio, 1988o

RIGNANO GARGANICO.  Sorpresa e malumore, a Rignano, per il suo  mancato inserimento tra i Comuni che ospiteranno il corpo di San Pio durante il tragitto di andata e ritorno per il Giubileo, a Roma.

Ovviamente si tratta di quelle realtà che a vario titolo e motivo hanno avuto a che fare con il Santo.  L’interessamento  per il piccolo centro è testimoniato dalla corrispondenza intercorsa nei primi vent’anni del secolo scorso tra il Frate e  il canonico don Pietro Ricci.  Dalla lettura delle lettere si è evince che quest’ultimo, per via del carattere buono e comprensivo, si rivelò da subito un valido e proficuo consigliere  spirituale per il giovane ed irrequieto alunno di Pietrelcina. Seguirono tre visite in paese, a testimoniare che Padre Pio in vita non amava solo ricevere i devoti in Convento, ossia a quello di Santa Maria delle Grazie, a San Giovanni Rotondo, ma spesso era Lui-Convento a spostarsi con umiltà nei luoghi prescelti dalla Divina Provvidenza, bisognosi di cura ed interventi spirituali, per visitare ed avere contatto diretto con la gente. Il rapporto si concentrò nel giro di pochi anni. Precisamente dal 1916 al 1920, anno in cui morì l’anziano sacerdote rignanese. Forse se fosse rimasto in vita più a lungo di nuove ne avremmo saputo di più. Tale breve ed intenso rapporto diretto ed epistolare è testimoniato, oltre che dalle lettere  dalla lapide fatta affiggere dal compianto don Pasquale Granatiero sul portale della casa padronale di Via Gioielli 23, dove, il frate ha soggiornato, ospite gradito della famiglia Ricci, anche in occasione delle varie visite alle loro ricche ed industriose masserie della piana. Nei primi tempi, quando le forze sono integre, è Don Pietro a frequentare il Convento dei Cappuccini, del quale diviene presto un punto di riferimento. Ci va spesso con i famigliari, per pregare e portare qualche dono ai frati, a quei tempi assai poveri. Ed è in tali occasioni che ha modo di incontrare Padre Pio e suscitare in lui una particolare attrazione, forse dovuta alla sua ormai  matura esperienza di vita sacerdotale. La corrispondenza, come le regalie, di solito vengono recapitate a mano, mediante il frate questuante che di tanto in tanto si affaccia in paese o tramite qualche conoscente.  Dal canto suo il Frate ricambiava le visite non tanto per rendere omaggio ai “benefattori”  del convento, quanto per intrattenersi con i contadini e i dipendenti, spesso costretti a vivere lontani dalle famiglie per settimane e settimane, pur di guadagnare un tozzo di pane. Lo scoprimento della predetta lapide si svolse in pompa magna il 5 maggio 1988, alla presenza oltre che del succitato parroco, del sindaco Francesco Gisolfi e dell’allora direttore della Biblioteca intestata al Santo, Matteo Merla. C’è di più. Qui si pensava e si caldeggia ancora la realizzazione sulla panoramica  della grande Statua di San Pio (la più alta ed imponente del pianeta). Per chi volesse saperne di più  su questo rapporto e carteggio sono  in vetrina, la prima  (2009)  e  seconda  edizione (2010) del libro “Padre Pio e Rignano” (autori  chi scrive e il figlio Angelo Del Vecchio) edito da  “Edizioni Padre Pio da Pietrelcina s.r.l”.

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.