Antonio Del Vecchio
27/03/15

Se non si interviene, presto il randagismo diventerà sovrano a San Marco in Lamis

San Marco in Lamis. Cani randagi (adkronos) San Marco in Lamis. Cani randagi (adkronos)

 SAN MARCO IN LAMIS. Da un momento all’altro il canile “comunale”, mai riconosciuto come tale dall’attuale amministrazione comunale, rischia da un momento all’altro di chiudere i battenti per  sempre e gli ospiti (settantacinque) ritornare al randagismo, pregiudicando la vita e la salute per sé e per gli amici uomini.

Tutto questo per una serie di motivi che presto si diranno. A sollevare il tema, per la verità da molti mesi ed anni, è di nuovo l’associazione “Arca di Noè” Onlus, con sede in San Marco in Lamis, via Roma n. 41, diretta dalla dinamica e preparata Antonietta Torelli che a più riprese si è rivolta alle autorità preposte per denunciare ed avere le adeguate risposte in merito. L’ultima tegola che sta per cadere  sulla testa di quei volenterosi – volontari si chiama “sfratto”. In virtù di una sentenza civile, passata in giudicato, gli antichi proprietari del luogo dove sorge il canile, denominato “Il Nido dell’Usignolo”, dovrebbero rientrare in possesso del terreno di loro proprietà e del soprannominato rifugio, sito ad un tiro di schioppo dal convento di San Matteo. Si tratta – a quanto c’è scritto in uno dei tanti esposti presentati dalla Presidente dell’Arca,  di un rifugio personalmente affittato da lei diversi anni fa e che, con il benestare dell’Amministrazione Comunale pro-tempore (sindaco: Michelangelo Lombardi), predispose come rifugio provvisorio, nell’attesa che si procedesse alla costruzione del canile municipale, a tutt’oggi non ancora  realizzato. Stando alle carte, suddetta procedura esecutiva dovrebbe essere portata a compimento in data 16.4.2015, con conseguente sgombero della zona dai cani in esso ospitati. In mancanza di una soluzione alternativa, al momento – secondo il suo dire - del tutto inesistente ciò potrebbe coincidere con l’abbandono degli animali nei boschi circostanti, “…alla mercé di mille pericoli…”, come già sarebbe accaduto, in occasione della chiusura di un altro rifugio similare presente in zona, nel febbraio dello scorso anno. Di questi 40 cani, rimasti a gravitare nella zona circostante, la maggior parte sarebbero spariti - secondo la denunciante -  nel nulla o morti, mentre i sopravvissuti continuerebbero, secondo lo scritto -  a vivere nella zona “in condizioni che definire precarie è un eufemismo!”. La questione più grave, sempre secondo la nostra interlocutrice, sarebbe la mancata realizzazione del canile comunale, promessa dalla precedente amministrazione diretta dal sindaco Michelangelo Lombardi, ma puntualmente bistratta nel tempo . Se l’Associazione “Arca di Noè” getterà la spugna di fronte a tanti dinieghi o trascuratezze delle autorità preposte, che ne sarà dei tanti cani randagi che circolano nella zona, abbandonati come sono da Dio e dagli uomini? È quanto si chiedono preoccupati i soci  del sodalizio.

 

Letto 930 volte Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2015 20:50
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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.