Antonio Del Vecchio
01/06/14

I venti dell’anti-politica soffiarono forte anche nei primi anni del Novecento. Meglio le “prebende” che combattere la malaria! Lo dice in rima il rignanese Ettore Ricci

Rignano Garganico. ex Casa Famiglia Ricci, il Belvedere Rignano Garganico. ex Casa Famiglia Ricci, il Belvedere

 

RIGNANO GARGANICO. I venti dell’antipolitica soffiarono forte  anche nei primi anni del Novecento, in piena era Giolittiana. Ad esserne investito è soprattutto il mondo agricolo del Mezzogiorno, in particolare la Capitanata, in larga parte privo di opere di bonifica e preda della malaria.

La dice lunga al riguardo una significativa poesia del rignanese Ettore Ricci, medico-oculista e possidente terriero di larghe vedute, che riportiamo integralmente di seguito, da dove si evince il completo e cinico disinteresse del potere romano.  La lirica in garbato stile  è  contenuta in un opuscolo intitolato “Letale Puglia”, pubblicato, per i tipi di Dotoli in San Severo nel 1908.  Con essa s’invita il deputato Pietro Castellino* della Circoscrizione di Foggia, docente universitario in quel di Napoli e  massimo esperto in materia, ad occuparsi della questione in Parlamento al fine di trovare una soluzione definitiva attraverso opere di bonifica e di sanificazione ambientale. Come oggi, anche ieri lo Stato e la politica sono ben distanti dalla problematica corrente, occupati come sono a guardare i fatti propri, gli ozi e le comodità derivanti dalla carica ricoperta. Nella poesia si affronta il tema con molta ironia, mettendo a confronto la vita di chi è seduto sugli ‘aurei seggi’  con quella di chi vive nelle campagne, stremato dalla miseria e dalla terzana o di chi è costretto a mangiare chinino di Stato e a pagare imposte alla “provvida” patria. Infine, si sfidano i governanti a venire a scuola in questi luoghi, tra ‘giunchi e melma’ , a saggiare con l’esperienza la comune sofferenza e a provvedere di conseguenza alla bisogna. Il Castellino è considerato dal poeta: “… fra i pochi deputati al Parlamento che più propugna la lotta alla malaria…”. Comunque sia, ecco la poesia:

 

“Puglia letale. Su la rasa pianura arsa e silente / dardeggia il sol di agosto. Per li afosi / campi di stoppie nane e le marcite / de i fetidi acquitrini alghe morbose / tremola l’etere di incendio immane. / Torpide il serpe svolge le sue spire / alla fessura di fondi crepacci. / Col becco aperto e le ali rilasciate, / secche le fauci, ansima l’augelletto. / Per le vasti pianure in rari branchi /  si accerchiano le cavalle scalpitanti / bassa la testa e le nari sbuffanti / al pungolo molesto del tafano. / Tende la ingrata zolla e la feconda / di livido sudor il contadino, / tardo il pie’, fiacco il braccio, il guardo torvo, / ebro di sole, di odio e di fatica, / fin che consunto da malaria il corpo / pace non trova in grembo agli acquitrini. /La orbata sposa a satollar la fame / de i pargoletti puttaneggia al pasto, /bestemmiando a la avara ricchezza./ Stremato da miseria e da terzana / lo agricoltore da la terrea faccia / procrea rampolli e la riscossa, e intanto / mangia chinin di Stato e paga imposte / a la provvida patria. / Eppure un tempo / quando erano in onor Cerere e Pane, e sacri i boschi a Flavio sitibonda / no, non era la Puglia oggi letale. / Ma rigogliosi prati i ricchi armenti / di vell e latte sosteneano, e i campi /lussureggianti di biade e frumenti sfamavan tutta Italia / E voi Signori, / comodamente assisi in aurei seggi / che la ignavia di plebi vi converse, / legificate le pingue prebende / per voi, pe’ vostri, e i carnovali e le orgie / a la gran greppia de i publici ofizi, / piattole immonde, zecche e sanguisughe / che de lo italo suol succhiano il meglio, / e le milizie e le pompose armate / che di Lissa in attesa, e di Custoza rallegrano lo erario con parate; /  e a stimolar gli stomaci digiuni / di aride sabbie la conquista ordite. / Eroi davver! Che uomini e mortali / giammai vi tangon le miserie umane, / né vi morde il pensier di chi per voi / fra maremme muor, né ci rattrista / tanta sciagura di deserti campi. / Non vi cal de la terra ne li ozi / voi culla, e  generosa vi rimpinza / l’ape insatolla. E voi solo per essa / rinserrate le casse de lo Stato ! / Non un quattrino a prosciugar paduli, a i ralvear torrenti, a colmar sterri /,  che non a cavò natura, a voi faceste/ per ingordigia di subiti lucri, / strade aprendo al commercio e ferrovie, / e diffondendo di malaria il germe / da le Alpi a l’Etna, ta’ che Italia intera / non vanta lembo di plaga incorrotta. / Ma con quanto sudor voi non sapete / si cava il duro solco, e da la gleba / come germoglia il chicco di frumento, / spunta, si accesta, tallisce e sguaina / bionda la spiga e si converte in pane, / tutto ignorate il valore de la terra. / Venite dunque a scuola in mezzo a noi ! / tra le alghe e i giunchi de la patria flora / pane di crusca e melma di pantano/l’usato pasto, vi imbandiamo e quinci /archi di giunchi vi rizziamo, e quindi / a la vanga, poltroni ed al capestro ! / Rignano Garganico, Agosto 1908. Ettore Ricci “.

 

P. S. Pietro Castellino nacque a Montevideo (Uruguay) da genitori ligur il 20 nov. 1864. Tornato a Genova, compi i primi studi e si laureò poi in medicina e chirurgia. Nell’università ligure fu  assistente dell’istituto di clinica medica e docente ordinario della stessa. Poi passò all’Università di Padova e Pisa. Nel 1899 vinse il concorso per la cattedra di patologia medica di Napoli, e due anni dopo quello per la cattedra di clinica medica della stessa università, che tenne fino alla morte, avvenuta a Napoli il 30 sett. 1933. Nelle elezioni politiche del 1904 fu eletto deputato nel collegio di Foggia nelle file del partito di Giolitti, contrapposto a Salandra. Alla Camera si collocò tra i radicali, manifestando atteggiamenti filogovernativi fin dal suo primo intervento, in occasione del dibattito sui gravi incidenti accaduti a Foggia il 18 apr. 1905. Ma sia in questa legislatura sia nelle tre successive, nelle quali continuò a rappresentare Foggia alla Camera, battendo ogni volta il salandrino E. Valentini, la sua attività parlamentare, poco significativa sul piano dei grandi temi nazionali del tempo, apparve modesta anche nella tutela degli interessi del collegio. Del Castellino va ricordata l’opera prestata nell’eruzione vesuviana del 1906, nel terremoto di Messina del 1908, nell’epidemia colerica della Puglia dei 1911, in quella influenzale in Capitanata nel 1918. Fondò importanti periodici medici: Il Tommasi, Il Giornale della malaria, Folia medica, Rivista italiana di terapia.

 

di Antonio Del Vecchio

 

RIGNANO GARGANICO. I venti dell’antipolitica soffiarono forte  anche nei primi anni del Novecento, in piena era Giolittiana. Ad esserne investito è soprattutto il mondo agricolo del Mezzogiorno, in particolare la Capitanata, in larga parte privo di opere di bonifica e preda della malaria. La dice lunga al riguardo una significativa poesia del rignanese Ettore Ricci, medico-oculistico e possidente terriero di larghe vedute, che riportiamo integralmente di seguito, da dove si evince il completo e cinico disinteresse del potere romano.  La lirica in garbato stile  è  contenuta in un opuscolo intitolato “Letale Puglia”, pubblicato, per i tipi di Dotoli in San Severo nel 1908.  Con essa s’invita il deputato Pietro Castellino* della Circoscrizione di Foggia, docente universitario in quel di Napoli e  massimo esperto in materia, ad occuparsi della questione in Parlamento al fine di trovare una soluzione definitiva attraverso opere di bonifica e di sanificazione ambientale. Come oggi, anche ieri lo Stato e la politica sono ben distanti dalla problematica corrente, occupati come sono a guardare i fatti propri, gli ozi e le comodità derivanti dalla carica ricoperta. Nella poesia si affronta il tema con molta ironia, mettendo a confronto la vita di chi è seduto sugli ‘aurei seggi’  con quella di chi vive nelle campagne, stremato dalla miseria e dalla terzana o di chi è costretto a mangiare chinino di Stato e a pagare imposte alla “provvida” patria. Infine, si sfidano i governanti a venire a scuola in questi luoghi, tra ‘giunchi e melma’ , a saggiare con l’esperienza la comune sofferenza e a provvedere di conseguenza alla bisogna. Il Castellino è considerato dal poeta: “… fra i pochi deputati al Parlamento che più propugna la lotta alla malaria…”. Comunque sia, ecco la poesia:

“Puglia letale. Su la rasa pianura arsa e silente / dardeggia il sol di agosto. Per li afosi / campi di stoppie nane e le marcite / de i fetidi acquitrini alghe morbose / tremola l’etere di incendio immane. / Torpide il serpe svolge le sue spire / alla fessura di fondi crepacci. / Col becco aperto e le ali rilasciate, / secche le fauci, ansima l’augelletto. / Per le vasti pianure in rari branchi /  si accerchiano le cavalle scalpitanti / bassa la testa e le nari sbuffanti / al pungolo molesto del tafano. / Tende la ingrata zolla e la feconda / di livido sudor il contadino, / tardo il pie’, fiacco il braccio, il guardo torvo, / ebro di sole, di odio e di fatica, / fin che consunto da malaria il corpo / pace non trova in grembo agli acquitrini. /La orbata sposa a satollar la fame / de i pargoletti puttaneggia al pasto, /bestemmiando a la avara ricchezza./ Stremato da miseria e da terzana / lo agricoltore da la terrea faccia / procrea rampolli e la riscossa, e intanto / mangia chinin di Stato e paga imposte / a la provvida patria. / Eppure un tempo / quando erano in onor Cerere e Pane, e sacri i boschi a Flavio sitibonda / no, non era la Puglia oggi letale. / Ma rigogliosi prati i ricchi armenti / di vell e latte sosteneano, e i campi /lussureggianti di biade e frumenti sfamavan tutta Italia / E voi Signori, / comodamente assisi in aurei seggi / che la ignavia di plebi vi converse, / legificate le pingue prebende / per voi, pe’ vostri, e i carnovali e le orgie / a la gran greppia de i publici ofizi, / piattole immonde, zecche e sanguisughe / che de lo italo suol succhiano il meglio, / e le milizie e le pompose armate / che di Lissa in attesa, e di Custoza rallegrano lo erario con parate; /  e a stimolar gli stomaci digiuni / di aride sabbie la conquista ordite. / Eroi davver! Che uomini e mortali / giammai vi tangon le miserie umane, / né vi morde il pensier di chi per voi / fra maremme muor, né ci rattrista / tanta sciagura di deserti campi. / Non vi cal de la terra ne li ozi / voi culla, e  generosa vi rimpinza / l’epa insatolla. E voi solo per essa / rinserrate le casse de lo Stato ! / Non un quattrino a prosciugar paduli, a i ralvear torrenti, a colmar sterri /,  che non a cavò natura, a voi faceste/ per ingordigia di subiti lucri, / strade aprendo al commercio e ferrovie, / e diffondendo di malaria il germe / da le Alpi a l’Etna, ta’ che Italia intera / non vanta lembo di plaga incorrotta. / Ma con quanto sudor voi non sapete / si cava il duro solco, e da la gleba / come germoglia il chicco di frumento, / spunta, si accesta, tallisce e sguaina / bionda la spiga e si converte in pane, / tutto ignorate il valore de la terra. / Venite dunque a scuola in mezzo a noi ! / tra le alghe e i giunchi de la patria flora / pane di crusca e melma di pantano/l’usato pasto, vi imbandiamo e quinci /archi di giunchi vi rizziamo, e quindi / a la vanga, poltroni ed al capestro ! / Rignano Garganico, Agosto 1908. Ettore Ricci “.

P. S. Pietro Castellino nacque a Montevideo (Uruguay) da genitori ligur il 20 nov. 1864. Tornato a Genova, compi i primi studi e si laureò poi in medicina e chirurgia. Nell’università ligure fu  assistente dell’istituto di clinica medica e docente ordinario della stessa. Poi passò all’Università di Padova e Pisa. Nel 1899 vinse il concorso per la cattedra di patologia medica di Napoli, e due anni dopo quello per la cattedra di clinica medica della stessa università, che tenne fino alla morte, avvenuta a Napoli il 30 sett. 1933. Nelle elezioni politiche del 1904 fu eletto deputato nel collegio di Foggia nelle file del partito di Giolitti, contrapposto a Salandra. Alla Camera si collocò tra i radicali, manifestando atteggiamenti filogovernativi fin dal suo primo intervento, in occasione del dibattito sui gravi incidenti accaduti a Foggia il 18 apr. 1905. Ma sia in questa legislatura sia nelle tre successive, nelle quali continuò a rappresentare Foggia alla Camera, battendo ogni volta il salandrino E. Valentini, la sua attività parlamentare, poco significativa sul piano dei grandi temi nazionali del tempo, apparve modesta anche nella tutela degli interessi del collegio. Del Castellino va ricordata l’opera prestata nell’eruzione vesuviana del 1906, nel terremoto di Messina del 1908, nell’epidemia colerica della Puglia dei 1911, in quella influenzale in Capitanata nel 1918. Fondò importanti periodici medici: Il Tommasi, Il Giornale della malaria, Folia medica, Rivista italiana di terapia.

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Antonio Del Vecchio

Già funzionario della Regione Puglia in campo culturale, giornalista e pubblicista. Ha diretto vari periodici con scritti a carattere politico e socio – culturale, tra Bari, Foggia e rispettive province.

Dal 1979 ha collaborato e collabora con testate, anche digitali, quali La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, Garganopress, Sanmarcoinlamis.eu, Rignanonews.com.

E’ autore e curatore di parecchi volumi sui beni culturali, sulla storia locale, sull’emigrazione e sulle tradizioni di Rignano, del Gargano, della Puglia e dell'Italia.